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29ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei.

Un incontro segnato da una viva e fraterna amicizia con la Diocesi di Fiesole e la cittadella di Loppiano: è stata questa la serata che ha visto il Rabbino emerito di Firenze, Rav Joseph Levi, intervenire alla settimana per il dialogo in occasione della 29ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei.

Un incontro segnato da una viva e fraterna amicizia con la Diocesi di Fiesole e la cittadella di Loppiano: è stata questa la serata che ha visto il Rabbino emerito di Firenze, Rav Joseph Levi, intervenire alla settimana per il dialogo in occasione della 29ª Giornata per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. Salmi cantati e più di 300 sacerdoti provenienti da numerose regioni d'Italia hanno riempito la sala dell'auditorium di Loppiano per ascoltare e dialogare con il rabbino che da poco ha lasciato la guida della comunità ebraica nella città di Firenze. Al riguardo la Comunità ebraica aveva diffuso una nota in cui si riconosce, tra le altre, che "molto è stato fatto verso le altre confessioni religiose e nel rapporto con la città" durante il lungo servizio di Rav Joseph Levi.Ed è proprio su questa scia che l'incontro con la cittadella diventa una nuova occasione di dialogo: Levi si racconta al pubblico con sincera serenità, dopo l'introduzione di Lida Ciccarelli, che assieme a padre Vincenzo Caprara sono i delegati diocesani di Fiesole per Ecumenismo e dialogo, la quale parla di una "felice collocazione" di questi appuntamenti che si inseriscono all'inizio della settimana dedicata al dialogo, eventi che permettono un confronto plurale che vanno "alla radice della fede cristiana" iniziata proprio dall'ebraismo.

Una educazione ebraica classica, è quella di Levi, che testimonia come nella sua casa si vivesse da sempre una spiritualità profonda ed attenta. Una educazione che ha indotto il giovane Levi ad approfondire ed accrescere la cultura ebraica, la fede e la conoscenza in senso plurale. Un percorso lungo, "un viaggio mistico - ha sottolineato Levi - e poetico", fatto di anni di studi che lo hanno portato a diventare Rabbino: un maestro che conosce la legge e che aiuta gli altri nel loro percorso di vita. "Fare il Rabbino - ha spiegato- impone una forte responsabilità" che abbina una profonda conoscenza ed una radicata spiritualità.

Quando venne chiamato a Firenze come Rabbino capo della comunità il dialogo interreligioso non sembrava al centro dei progetti di Levi; nel corso del tempo le cose sono cambiate "facendo diventare questo aspetto - ha proseguito - una parte molto importante del mio lavoro". Molte le occasioni ricordate e fra tutte un appuntamento sviluppatosi a Milano tra Cristiani ed Ebrei particolarmente proficuo e rivoluzionario. "Molti passi sono stati fatti - ha proseguito - ed il documento Tra Gerusalemme e Roma - Riflessioni sui 50 anni dalla Nostra Aetate è sicuramente un pezzo importante che testimonia tale percorso di amicizia e confronto". Il documento ufficiale, e significativo nella storia di questo controverso rapporto millenario diventa punto fermo ed allo stesso tempo approdo felice di un dialogo proficuo. Il testo è il frutto di anni di lavoro condotti da una delegazione formata da tre delle principali istituzioni rabbiniche internazionali - la Conferenza dei rabbini europei, il Rabbinato centrale d'Israele, il Consiglio rabbinico d'America - e consegnato a papa Francesco. "Nonostante le inconciliabili differenze teologiche - si legge nel documento - noi ebrei consideriamo i cattolici come nostri partner, come stretti alleati, amici, fratelli nella comune ricerca di un mondo migliore che sia benedetto dalla pace, dalla giustizia sociale e dalla sicurezza". 

Le sfide della modernità "sono molteplici - ha concluso Levi - e siamo difronte a scelte molto difficili ma insieme abbiamo finalità comuni per il bene delle nostre comunità, delle persone e di tutti". Una riflessione importante, quindi, che invita a valorizzare un senso di cammino comune. 

Antonio Degl'Innocenti