ALLE RADICI DELLA MARIAPOLI/12
Un'avventura che continua

Dopo la nascita di Maria Regina, Agnese e i figli ritornarono a Bergamo, prevedendo di trasferirsi a Loppiano non appena le condizioni lo avessero consentito. Ma nel frattempo ...

Il 23 aprile 1966 Domenico era venuto sul cantiere  - prosegue il racconto di Tino - dicendomi: "Chiudi tutto!". Il sogno di Loppiano sembrava sfumare... Erano sopraggiunte difficoltà serie e non si poteva andare avanti nelle costruzioni.  Avevamo appena messo i tralicci di ferro del terzo capannone, ma siamo dovuti ripartire. Nel frattempo con Agnese avevamo dato la disdetta al proprietario della casa, pensando al trasloco, ed abbiamo dovuto cercarne un'altra.

[Per la cronaca, fu questa circostanza che permise ai Piazza di conoscere Rina e Zaccaria Nembrini, che abitavano vicino alla nuova casa e che si sarebbero presto con loro trasferiti a Loppiano, come poi ci racconteranno].

A settembre Domenico mi telefona per comunicarmi che si poteva ricominciare a costruire...! Immaginate cosa era stato licenziare gli operai che avevamo assunto a Incisa, chiudere tutto, materiali, mezzi, tornare a Bergamo... ed ora fare di nuovo la scelta di ripartire per Loppiano, cercare ancora del personale... Non era uno scherzo.

Ma quando, mesi prima, pieno di dubbi, avevo scritto una lettera a Chiara, mettendola a parte dei problemi da affrontare venendo a costruire la cittadella, lei mi aveva risposto: "... tu fa questo passo non tanto perché le circostanze ne offrono la possibilità, quanto perché vuoi servire un'opera di Dio, così il Signore si impegnerà a risolvere le tue difficoltà. Ciao Tino, auguri!".

Questa lettera è stata molto importante, l'ho riletta varie volte anche con Giommi. Lui ed io non ci muovevamo se non eravamo d'accordo. Ed era impressionante come, se Dio chiamava, per lui non c'era da discutere. Sono state queste parole di Chiara a darci una spinta fortissima per decidere di ritornare a Loppiano.

E così abbiamo ripreso tutto e siamo tornati! Eravamo Giommi, Ettore, Luigi ed io. Qualche mese dopo, in primavera, anche Zaccaria Nembrini è arrivato per lavorare nell'impresa».

Nell'estate la famiglia di Tino e quella di Zaccaria, vennero insieme a passare le vacanze.  Racconta Tino: «Agnese coi ragazzi - Anna Maria (9 anni), Antonio (8), Maria Grazia (7), Mario (6), Paola (5) e Regina (2) - tornarono così a Loppiano. Ci eravamo sistemati in una casa colonica semi-diroccata, ma per le vacanze andava bene tutto... Vicino c'era una cappellina con il Santissimo Sacramento.

In quel periodo, specialmente la domenica, cominciavano ad arrivare le persone dei paesi vicini per conoscere la Mariapoli, e anche i nostri figli andavano con loro. Qualcuno diceva: "Pregate perché abbiamo un problema..." E i ragazzi andavano nella cappellina davanti a Gesù Eucaristia a pregare; la volta successiva le persone tornavano e dicevano: "Abbiamo ottenuto quello che avete chiesto!" Immaginate loro... Gesù li aveva conquistati, avevano stabilito un'amicizia con Lui.

Stava finendo l'estate ed era ora di tornare a casa, a Bergamo. Ma i bambini non volevano lasciare più Loppiano. Avevamo scoperto che addirittura andavano nella cappellina a pregare perché decidessimo di rimanere!

Come facevamo a dire che questa volta la grazia non l'avevano ottenuta?

Dovevamo trovare il modo che loro stessi decidessero che non era possibile rimanere! Con Agnese decidemmo di metterli di fronte alla situazione: non si poteva affrontare l'inverno in questa casa senza luce, senza possibilità di riscaldamento, senza servizi... "Manca l'acqua, mettetevi nei panni della mamma..." E loro, convinti: "Andiamo noi al pozzo prenderla!", Guardate che non posso portarvi in macchina a scuola, sono 4 chilometri", "Ma noi andiamo a piedi!"... Continuavamo a tirare fuori tante difficoltà: il freddo, gli amici lontani, ecc. Non ci fu verso di smontarli. A loro non importava niente. Ed allora si decise di fermarci altri due mesi, poi un altro anno e mezzo ed infine ... eccoci ancora qui! Così è iniziata la nostra avventura a Loppiano».