Apertura della Cattedra Ecumenica Internazionale. Patriarca Athenagoras e Chiara Lubich: protagonisti di una nuova era ecumenica

Che la Cattedra Ecumenica Internazionale Athenagoras - Chiara Lubich rappresenti un unicum, lo dice anche il particolare calore con cui papa Francesco e il patriarca Bartolomeo I hanno accolto l'evento, facendo pervenire i loro messaggi alla cerimonia di apertura di giovedì 14 dicembre 2017, assieme a quelli del card. Giuseppe Betori, gran cancelliere di Sophia, di Maria Voce Emmaus che ne è la vice gran cancelliere e di don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della C.E.I. RIVEDI LO STREAMING

Al centro del saluto di papa Francesco, il ricordo dell'incontro tra Chiara e il patriarca Athenagoras, cinquant'anni fa, che segnò l'inizio di un luminoso cammino di conoscenza e collaborazione reciproca. Fino ad augurare a Sophia, con la lungimiranza che lo contraddistingue, che «continui a essere un luogo d'incontro e di dialogo tra culture e religioni diverse», «seguendo il proprio carisma».

Anche il patriarca Bartolomeo I, che ha ricordato «con nostalgia» la sua visita a Sophia nel 2015 durante la quale è stato insignito del Dottorato h.c. in Cultura dell'Unità, ha sottolineato con parole di straordinaria bellezza «l'incontro profetico fra due grandi pionieri dell'odierno movimento ecumenico», incontro «non casuale» che «ha sigillato» una comunione di amore, di autentica amicizia e di collaborazione che continuano fino ai nostri giorni.

Il card. Betori ha ribadito come senta gravare la responsabilità dell'impegno ecumenico anche, in qualità di arcivescovo di Firenze, di fronte all'«incompiutezza del Concilio di Firenze» che resta «un grande dono per Firenze, per l'Italia in particolare e per tutta la cultura cattolica, proprio perché l'Ortodossia ci ha fatto conoscere l'Oriente e abbiamo potuto guardare e gustare con uno sguardo nuovo e più profondo la vita, il mondo, il pensiero e la cultura orientale». In tal modo «l'umanesimo occidentale ha costruito le sue radici cristiane, attingendo alle fonti classiche e teologiche in maniera nuova». Oggi la Cattedra Athenagoras - Chiara Lubich «rappresenta una vera e propria redenzione di un "poteva essere e non è stato"».

Di grande impatto la prolusione del metropolita Gennadios Zervós, che ha dato voce alla profezia contenuta nei passi che hanno costruito questa storia: l'incontro del patriarca Athenagoras con l'esperienza dei Focolari negli anni '50, attraverso un articolo probabilmente di Igino Giordani che si era fatto tradurre in francese. Se nel 1962 fu un frate francescano conventuale, Angelo Beghetto, a parlare di Chiara Lubich al patriarca, il primo incontro tra i due avvenne nel 1967, proprio cinquant'anni fa. La Lubich, che poi si recò altre 7 volte a Costantinopoli ed ebbe modo di avere con lui 27 colloqui, fu «un ponte potentissimo, incrollabile, perché sostenuto dalla grazia divina» e «con la sua spiritualità e la sua meravigliosa personalità» giocò un ruolo importante per preparare la strada allo storico appuntamento tra Paolo VI e Athenagoras.

Il metropolita Zervós si è detto testimone di quanto Athenagoras fosse un «focolarino spiritualmente». Athenagoras e Chiara - da lui ribattezzata "Tecla" per l'ardore missionario analogo a quello della collaboratrice dell'apostolo Paolo - furono «protagonisti e iniziatori di una nuova era ecumenica»: essi «hanno aperto la porta e ora nessuno può più chiuderla: non ci resta che entrare», ha dichiarato l'arcivescovo ortodosso. Dall'amicizia tra i due - con «l'amore vicendevole che mitigava il dolore di non poter partecipare all'unica eucaristia» - appare evidente come l'ecumenismo debba diventare una realtà vissuta nella vita e nel cuore ed è questo, alla radice, ciò che ha «cambiato la situazione e l'atmosfera tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica romana».

Per tutto questo, «non si tratta di cominciare qualcosa di nuovo - sono parole del preside Piero Coda - ma di continuare un cammino già iniziato che ha dato abbondanti frutti», tra i quali alcune specifiche linee di ricerca a Sophia in ambito ecumenico, la collaborazione con la Facoltà teologica ortodossa di Cluj in Romania, l'amicizia con la Comunità dei Figli di Dio che ha sede a Firenze. Se Athenagoras diceva a Chiara Lubich che, dopo i primi dieci secoli dei dogmi e i dieci secoli della divisione, ora si inaugura una terza epoca, quella dell'amore, «è questa l'epoca in cui vogliamo inoltrarci» - afferma il preside - «camminando insieme con responsabilità e decisione, aperti alle sorprese dello Spirito».

Foto dell'evento

Testo: Piotr Zygulski