Veglia ecumenica 2016

Come non vedere l'unità che abbiamo tra noi?

Nelle parole di Mons. Meini, vescovo di Fiesole al patriarca della Chiesa Ortodossa di Costantinopoli, Bartolomeo I nell'ottobre scorso, il senso della veglia di preghiera in occasione dell'annuale Settimana per l'Unità dei Cristiani, il 22 gennaio scorso.

"Come non vedere questa unità che abbiamo tra di noi?”. Padre Viorel Matei della Chiesa Ortodossa Rumena di San Giovanni in Valdarno (FI) ha ripreso  le parole che il Mons. Mario Meini, vescovo di Fiesole, rivolse al Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I nell’'ottobre scorso durante la sua storica visita a Loppiano in occasione del conferimento della laura h.c. da parte dell'Istituto Universitario Sophia. Stiamo parlando della veglia ecumenica del 22 gennaio scorso, tenutasi al Santuario della cittadella, condotta assieme al Vescovo Meini e a p. Viorel Matei, anche da Padre Georgij Blatinskij della Chiesa Ortodossa Russa a Firenze e dalla Pastora Silvia Vadi della Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno. Presenti molti fedeli di diverse comunità cristiane, giovani della Chiesa evangelica luterana, di quella riformata e fedeli di altre tradizioni ortodosse.

"Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio" (cfr 1 Pietro 2, 9) è il tema della Settimana di Preghiera per l'unità dei Cristiani 2016, che assume oggi una risonanza particolare nel difficile contesto storico che stiamo vivendo. E' quanto mai significativo infatti che cristiani di diverse tradizioni si uniscano in una preghiera corale, per portare la luce e l'amore misericordioso del Padre in questo nostromondo ferito da stragi, persecuzioni, guerre, situazioni di ingiustizia e, non ultimo, spesso oscurato dall'indifferenza.

"E' quando si fa l'esperienza dell'incontro col Signore che si diventa testimoni", richiamava la pastora Silvia, citando un passo dell'Esodo (ed una testimonianza): "Mosè non sapeva che la pelle del suo viso era diventata tutta raggiante mentre parlava col Signore, se ne accorgeva chi gli stava intorno". Così come i compagni di cella hanno testimoniato la trasformazione di un giovane che in carcere, dopo esperienze buie, ha chiesto il battesimo. 

A Mons. Meini la parola conclusiva. Come nei cristalli sfaccettati di un lampadario - spiegava - la luce si riverbera, e nessuno brilla di luce propria, "se davvero Cristo è la nostra luce ... pur nella diversità ci sentiamo uno, perché è lo stesso Vangelo che siamo chiamati a riflettere e a diffondere". E, concludeva: "Ognuno di noi ha fatto esperienza del Suo perdono ... Se ti vengo incontro con tenerezza, se ti perdono, non ti do nulla del mio, ti do semplicemente quello che ho ricevuto da Lui.  Come la luce, la misericordia".

Dava speranza vedere come noi cristiani del Valdarno stiamo facendo un cammino di conoscenza reciproca e di crescente apprezzamento. Lo si coglieva nei volti, negli sguardi, nei sorrisi.  "Sono stato colpito dalla ricchezza dell'eredità di Cristo - commentava un giovane cattolico di rito bizantino - Era forte vedere la varietà delle Chiese e dei riti, ma più forte è stata l'esperienza di sentirci un popolo, il popolo di Dio"