Mauro Bracci

INCONTRARE DIO NELLE SFIDE DI OGNI GIORNO

Mauro Bracci, di professione promotore finanziario, marito e padre ed anche cittadino di Loppiano, racconta le proprie scelte di vita e l'adesione ai "volontari di Dio".

"Questa esperienza ha fatto sì che tutta la mia vita, da ragazzo, giovane sposo a genitore fosse vissuta completamente dentro il Vangelo, non solo stando a Loppiano, ma condividendola nella comunità dove sono stato chiamato a vivere con le prove e le ferite di ogni giorno". A parlare è Mauro Bracci, promotore finanziario tra Arezzo e Firenze, marito e genitore, testimone di una scelta che ne ha cambiato gioiosamente la vita: essere uno dei volontari di Dio, diramazione del Movimento dei Focolari che vede persone di tutte le professioni e categorie sociali scegliere di seguire Dio radicalmente e liberamente.

Ci racconta la sua scelta di entrare nella grande famiglia dei "volontari", felice cioè di abbracciare nella quotidianità della sua vita la spiritualità del carisma dell'unità, seguendo la sua vocazione coniugale e professionale. "Chiara ci ha insegnato a vivere l'incontro con Dio nella sfida di ogni giorno e nel volto di ogni uomo - afferma: - a vivere il Vangelo e portarlo nel mondo". Senza rinunciare al matrimonio, alla possibilità di avere una casa o beni personali, all'essere sposati, come altri diecimila volontari italiani, Mauro traduce così nella quotidianità il sogno di Chiara Lubich di portare nel mondo l'esperienza mistica dell'unità, facendola rivivere nella cultura, nella politica, nella scuola.

"Con le nostre povertà umane e indegnità, il nostro compito è semplicemente tentare di trasmettere la relazione trinitaria nel mondo, ossia di portare quell'unità che Dio ha raccomandato di vedere come proiezione dell'amore per il prossimo attraverso l'esempio di Cristo, amico e fratello tra noi". Senza delegare questi aspetti spirituali a una dimensione quasi riservata o di nicchia, Mauro ha scelto nell'applicazione del lavoro la sua strada: "anche un timbro messo bene, anche una pratica fatta per bene sono vera e propria accoglienza della persona. ‘Se il cliente fosse Gesù cosa farei?' Me lo chiedo sempre..."

Quando, poco più di 50 anni fa, prese vita il sogno di costruire la cittadella di Loppiano, ricorda Mauro, alcune persone si sentirono chiamate a venire in questo fazzoletto del cuore della Toscana a dare il loro contributo: tra questi, curiosamente, coloro che sarebbero diventati i suoceri di Mauro stesso, Rina e Zaccaria Nembrini, inizialmente venuti per restare solo un paio di mesi estivi, ma poi rimasti a costruire la cittadella quando questa era per lo più una distesa di sterpaglie. "Io ero animatore parrocchiale a Castiglion Fiorentino" racconta Mauro, che incrociando le prime volte la testimonianza dei "loppianini" pensò semplicemente, senza essere più di tanto colpito: "questa è una bella espressione di testimonianza evangelica".

Nel tempo però, il carisma dell'unità si chiarì di più in lui: "volevo vivere il mio rapporto con Dio anche professionalmente ma in una prima esperienza lavorativa nel mondo assicurativo non ebbi affatto questa soddisfazione" racconta. Fu nel 1981, nell'unica sala allora eretta a Loppiano, il Salone San Benedetto, che in una visita domenicale del suo gruppo parrocchiale, pensata come tante per conoscere la realtà di Loppiano e di Chiara Lubich, Mauro si accostò alla spiritualità del movimento: "c'era piaciuto - racconta - e cominciammo cantando le canzoni del Gen Verde e del Gen Rosso, ma anche a realizzare qualche spettacolo in parrocchia. Il rapporto con Loppiano continuò, come le visite e le testimonianze: nacquero rapporti - spiega - ed io, da animatore, cominciai a tesserne di più stretti. Fu proprio grazie ad alcuni di questi che, nel 1986 ad Arezzo, mi fu offerta l'opportunità di cominciare con alcuni volontari del movimento impegnati nel panorama assicurativo una nuova esperienza professionale nello stesso territorio aretino.

Diverse, nel tempo, le scelte professionali in ambito assicurativo indirizzate più a vendere al cliente qualcosa di adatto piuttosto che quello che il business avrebbe voluto cinicamente. Compresa, tra le altre, la scelta avvenuta dopo il matrimonio con una gen e il lancio della visione dell'economia di comunione, nei primi anni '90, di destinare lavoro, fatiche, rapporti ed anche utili secondo questa "economia della reciprocità": "per me fu naturale - confessa Mauro - vivere questo desiderio in concreto. Così come fu naturale confrontarsi ogni giorno con criticità e sofferenze vedendo in queste il volto di Cristo, speranza concreta: quando ci sono cose che non vanno nel lavoro, come una persona poco soddisfatta, magari c'è Gesù dietro, che bussa alla tua storia personale. Spesso riesci a dare così un perché a qualche sofferenza come quella che Gesù stesso, abbandonato, ha subito in forma esemplare".

Nel 2002 la scelta di trasferirsi a Loppiano, mentre nel 2005 con la moglie prendono la decisione di adottare una bimba brasiliana e poi la proposta nel 2008 di Banca Popolare Etica, di collaborare in virtù della sua esperienza etico-professionale: "in Banca Etica c'era uno stipendio che era la metà di quanto guadagnavo prima, ma ho fatto una scelta di vita, sempre più vicina alla possibilità di parlare di affari secondo l'interesse delle persone che incrociavo".

 

Mario Agostino