Emmaus e Jesus a Figline

"Loppiano č viva"

Maria Emmaus Voce e Jesús Morán hanno lasciato Loppiano solo pochi giorni fa. Con Donatella Donato Di Paola, Franco Galli e Maria Teresa Fumi, corresponsabili della cittadella, proviamo a fare un bilancio di questa visita: qual č la Loppiano che hanno trovato e qual č quella che sognano?

Incontriamo i corresponsabili della cittadella di Loppiano qualche giorno dopo la partenza di Emmaus e Jesús, presidente e co-presidente dei Focolari. Sui loro volti, si nota ancora la gratitudine per quella visita, tutt’altro che formale.  

«Io direi che è stato un momento di famiglia e di grande luce». Maria Teresa descrive così i giorni appena trascorsi «Ci hanno aiutato ad uscire dalla quotidianità, ad andare in alto e riscoprire da lì, dall’alto, il disegno di Dio sulla cittadella. Con il loro sguardo d’insieme abbiamo visto la città più “una”. È un po’ come guardare attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica: quello che era sfocato è andato a fuoco».

Franco aggiunge: «Come in una famiglia abbiamo condiviso gioie e dolori. Ma il bello è che i dolori si distribuiscono e si dividono, e le gioie si moltiplicano».

Interviene Donatella: «Uno dei giovani ha commentato: “È stato un incontro fra fratelli”. Mi è piaciuta questa espressione. Io ho percepito una doppia dimensione: da una parte si è sentito questo sguardo dall’alto di cui parlava Maria Teresa, da parte di chi ha la grande responsabilità di custodire il carisma di Chiara Lubich, dall’altra è stato un incontro fraterno, familiare, semplice, nel quale si è cercato insieme il cammino da seguire».

C’è una parola che vi è rimasta di più nel cuore?

Risponde subito Franco: «Più volte Emmaus ha ripetuto: “Loppiano è viva”. Per me è la cosa più bella che si possa dire. Quando qualcosa è vivo, è in moto. Credo che Emmaus e Jesús abbiano percepito che si sta facendo un cammino insieme. E se si cammina insieme, allora c’è speranza».

Aggiunge Donatella: «Per me è stato particolarmente forte quello che ha detto Jesús: “Le parole del Papa non sono scivolate via”. Per questo è stato molto commovente riascoltarle insieme domenica pomeriggio. Le abbiamo riscoperte come un faro non solo per Loppiano ma per tutta l’Opera».

Il giorno della loro partenza, gli avete scritto fra l’altro: “Nel cuore e negli occhi ci resta la luce. Se ci guardiamo intorno, vediamo la cittadella illuminata: avete acceso dei fari su tanti aspetti della nostra vita”. Che cosa intendevate?

«Domenica pomeriggio – è Donatella che parla – dialogando con gli abitanti, Emmaus auspicava che tante famiglie potessero trovare o ritrovare a Loppiano quel “calore” che scioglie i ghiaccioli che a volte si formano sul cuore. Riprendendo la frase di Papa Francesco, “A Loppiano tutti si sentono a casa”, ci ha lanciato una sfida: “A Loppiano tutti devono sentirsi a casa. Chi viene qui deve trovare un cuore, una cittadella madre, che li faccia sentire a casa. Speriamo che Loppiano diventi sempre più capace di contenere tutti i dolori del mondo”. Questo è l’orizzonte che abbiamo davanti, un orizzonte infinito e affascinante».

«Per me è stata una lezione vederli fare tanti colloqui, – riprende Franco – hanno incontrato molti gruppi, ma anche tante persone. Penso che anche noi dobbiamo imparare a fare così, prenderci del tempo per ascoltare tutti».

E Maria Teresa: «L’incoraggiamento è stato quello di proseguire sulla spinta che ci ha dato il Papa: costruire una città aperta che accoglie. Ma per realizzarlo dobbiamo avere questa apertura prima di tutto fra di noi e valorizzare il contributo di ciascuno. Nella visita che Emmaus e Jesús hanno fatto a Figline, visitando le attività commerciali di alcune persone del Movimento, è venuto in evidenza proprio questo: la testimonianza di quanti “portano” Loppiano fuori dalle “mura”, in città rende credibile il nostro impegno».

Parliamo di futuro della cittadella. Sappiamo che ci sono sviluppi anche per quanto riguarda le infrastrutture. Ce li potete riassumere?

«Gli obiettivi – risponde Donatella – sono quattro: avere più posti letto, offrire una ristorazione continuativa, creare un luogo che si possa identificare come “centro città” (con il bar, una piazza, un punto informazioni, un parco giochi per i bambini) e poi, impostare la gestione dell’accoglienza in modo unitario. Sono tutte proposte nate in risposta ad esigenze concrete…».

Quali esigenze concrete?

Questa volta risponde Franco: «Prima le persone arrivavano la domenica e passavano la maggior parte del tempo in una sala, in cui veniva offerta loro la nostra proposta di vita. Ora, chi viene a Loppiano vuole fermarsi qualche giorno e vivere con noi l’esperienza di Loppiano».  Continua Maria Teresa: «Inoltre, sono aumentate rispetto al passato le opportunità che la cittadella offre, come le iniziative del Polo, i seminari di Sophia, etc.».

Come si è arrivati a questo progetto?

«Facciamo un po’ di storia - è sempre Maria Teresa che parla. - Nel 2015, il Consiglio Generale del Movimento è venuto a Loppiano e in quell’occasione si è fatto un grande lavoro di raccolta delle istanze provenienti dagli abitanti. Tutti quelli che volevano hanno potuto esprimere sogni, criticità, sfide, ecc. Così, tra l’altro, è stata costituita una commissione che avrebbe studiato la sostenibilità economica di Loppiano. Questa, dopo alcuni anni di lavoro, ha dato vita ad un Comitato Tecnico di esperti di vari ambiti che hanno messo a servizio della cittadella le loro competenze».

Aggiunge Franco: «Proprio perché si tratta di un servizio, ogni proposta che nasce dal Comitato viene poi condivisa e valutata con il Consiglio della Cittadella fino a coinvolgere tutti gli abitanti. È per questo che siamo arrivati a definire una proposta che non era più soltanto del Comitato Tecnico ma di tutta la cittadella: c’è stata l’unione della visione di futuro con le esigenze della vita ordinaria».

Per concludere, facciamo una domanda innocente: se aveste una bacchetta magica, che cosa ne fareste?

Riprende la parola per primo Franco: «Io la userei per due cose. Prima di tutto per far diventare realtà tutto quello che il Papa ci ha detto, e poi per accelerare i tempi di realizzazione di questo progetto di sviluppo».

Risponde Maria Teresa: «Vorrei che tutti si sentissero parte viva della città, che ciascuno senta, sappia, che può dare un contributo unico alla costruzione di questo sogno che si chiama Loppiano».

«Io vorrei un grande amplificatore per lo Spirito Santo – sogna Donatella - Il fatto è che tutte queste prospettive sono affascinanti ma è molto importante che non perdiamo mai di vista il disegno di Dio su questa città. Non si tratta di studiare a tavolino un piano di sviluppo ma di scoprire insieme quali passi fare… Perché anche nella povertà dei mezzi, se siamo fedeli al carisma, questo produce i suoi effetti».

È Maria Teresa a concludere: «Possiamo avere anche tutti i posti letto che sogniamo ma l’accoglienza che non può mancare è quella del cuore! Solo così a Loppiano tutti si sentiranno veramente a casa».