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Renata (1972)

RENATA BORLONE, UN RECITAL PER RACCONTARLA

Totalmente immersa tra la gente, madre, sorella, maestra di migliaia di persone di tutte le età e condizioni. Questa era Renata Borlone, ora Serva di Dio. La ricordiamo il 27 febbraio prossimo, alle 21.00, in Auditorium con il Recital "La gioia di essere tutta di Dio". Uno squarcio sulla sua ricca parabola di vita. Un richiamo soprattutto per i giovani assetati d'infinito.

in occasione del XXVI anniversario della dipartita della serva di Dio Renata Borlone, l’Ensemble di ‘Azioni Musicali” di Loppiano presenterà: “La gioia di essere tutta di Dio” un Recital  interamente tratto dall’autobiografia di Renata, edita da Città Nuova Editrice nel 2011. Parola e musica per rivivere la vicenda di Renata Borlone di cui la Mariapoli di Loppiano porta il nome e le cui spoglie riposano dal 2004 nel santuario Maria Theotokos. Il recital ripercorre  la vita di Renata, dalla nascita a Civitavecchia  il 30 maggio del 1930,  agli anni romani dell’infanzia, i tristi giorni della seconda guerra mondiale, i sogni, le disillusioni, gli ideali, il folgorante incontro con l’amore di Dio, la conoscenza di Chiara Lubich, l’avventura del Focolare in diverse città italiane ed europee. L'Ensemble "Azioni Musicali" è composto da Sandro Crippa al pianoforte, dal cantautore Davide Viganò, dalle voci recitanti di Giovanni Maffoni e Emanuela Pantano nella parte di Renata Borlone. La grafica è di Carlos Henrique Iazzetti Santos, la regia è di Redi Maghenzani.

Sabato 27 febbraio 2016 alle 12  al Santuario Maria Theotokos Mons. Luciano Giovannetti celebrerà una S. Messa per ricordarla, animata da 600 giovani italiani dei Focolari.   Domenica 28 febbraio  2016 Ore 12  - Santuario Maria Theotokos – S.Messa  concelebrata da un gruppo di vescovi di varie parti del mondo, presieduta dal cardinal Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij arcivescovo di Bangkok e  animata dal coro della cittadella

Ricordando Renata, maestra di misericordia

Nella Bolla d’indizione dell’anno santo, papa Francesco invita ad “andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio” e sottolinea che occorre farlo con la “dolcezza” dello sguardo di Maria, che ci fa guardare ad ogni persona che incontriamo riscoprendo “la gioia della tenerezza di Dio”.

Ripercorrendo le tappe della vita di Renata Borlone, compresi i ventitré anni di permanenza nella nostra Diocesi, quale corresponsabile della Mariapoli di Loppiano che porta il suo nome, colpiscono le innumerevoli testimonianze di chi si è sentito accolto e accompagnato proprio dal suo sguardo colmo di misericordia. Uno sguardo che nasceva dal cuore grande di una donna che, in continua donazione verso Dio e il prossimo, non temeva di spalancare cuore e porte per rimettere in comunicazione la miseria degli uomini e la misericordia del Padre celeste.

Come quella volta i cui, pur sola e giovane ragazza, non ebbe timore di farsi aprire, minacciando in caso di rifiuto di chiamare la polizia, la porta di un locale malfamato per portare via con sé un ragazzo che stava cercando di aiutare nel non facile cammino della vita.

O anche nell’accoglienza a Loppiano di alcuni giovani con problemi di droga, come racconta uno di loro: “Si metteva alla nostra portata e sempre, quando mi sono trovato davanti a lei, mi sono sentito importante, prezioso. Non tanto a parole, ma con il suo atteggiamento ti metteva in una posizione di privilegio. Sapeva farsi piccola piccola e tu potevi esprimerti fino in fondo. Ci sentivamo i suoi pupilli, i suoi eletti… sembrava vivesse per noi… Capisco che era l’Amore con la A grande che Renata mi trasmetteva, che mi dava la forza di andare avanti al di là delle difficoltà, delle paure, della tentazione di tornare indietro”.

E sarebbero innumerevoli le altre storie da narrare e che riguardano l’umanità nelle sue multiformi espressioni: dai sacerdoti agli sposati, da ladruncoli incontrati nella notte a consacrati, dalle focolarine che accompagnava nella formazione a quanti passavano dalla cittadella dei focolari anche solo per poche ore. Per tutti un sorriso, una silenzio carico d’ascolto, uno sguardo che sanava e illuminava.

Motore di tale apertura, il suo dialogo costante con Gesù in particolare riconosciuto amore nel momento in cui in croce sperimenta l’abbandono affinché nessuno più si sentisse abbandonato. La Borlone, come scrive in una pagina del suo Diario, non vuole correre “dietro a questo o quello”, ma vive per ogni persona, ritrovando in ciascuno il volto di Gesù abbandonato in croce, di Lui che è la misericordia infinita. Per questo punta il suo amore “verso i lontani da Dio (quelli che non erano in grazia, almeno agli occhi degli uomini…)” e per loro non solo prega, soffre ed offre, ma comprende anche che deve arrivare ad accettare i suoi limiti affinché “gli altri riuscissero a non disperarsi, a ricominciare sempre”. “In Paradiso- aggiunge- io ringrazierò queste creature che m’hanno tenuta su, che mi hanno dato la possibilità d’amare senza interesse per me”.

Scrive Renata in un’altra pagina di Diario: “Dobbiamo vivere per Gesù, ma per Lui che si manifesta nei nostri fratelli. Gli ho chiesto di poter avere sempre davanti agli occhi dell’anima i più bisognosi della Sua Misericordia. Per loro voglio essere pronta ai piccoli e grandi (quando arriveranno) dolori d’ogni giorno”.

Riecheggiano in queste righe le parole più volte ripetute dal Papa in queste prime settimane dell’Anno Santo: “che cosa è che a Dio piace di più? Perdonare i suoi figli, aver misericordia di loro, affinché anch’essi possano a loro volta perdonare i fratelli, risplendendo come fiaccole della misericordia di Dio nel mondo”.