Un anno fa...

Il 10 maggio 2018, pochi minuti prima delle 10:00, è atterrato nel campo sportivo l’elicottero che portava Papa Francesco da Nomadelfia a Loppiano. Il ricordo di quella giornata straordinaria attraverso le parole di chi è stato accanto a lui.

Una nebbia fitta, anzi troppo fitta. Un’attesa mista a trepidazione e gioia, che pareva avvolgesse, come e più della nebbia, tutta la città. Nervosismo no, non ce n’era. Incertezza sì. Per accogliere le 6000 persone previste e per garantire la sicurezza, era stato messo in moto un ingranaggio complesso, ancora prima che sorgesse il sole.  

«Il responsabile della gendarmeria ed io – è Daniele Casprini che ci racconta questi retroscena che forse pochi conoscono – abbiamo seguito tutte le fasi del viaggio del Papa, fin dalla sua partenza dal Vaticano. Ma poi è arrivata la nebbia…». Appunto, la nebbia. Un elicottero non può atterrare dove non c’è buona visibilità.

«Il programma a Nomadelfia era finito in anticipo e quando il Papa è salito sull’elicottero, il pilota ci ha chiesto via radio lo stato della visibilità. In quel momento era di circa 50 m. Dopo la partenza ha chiesto conferma e dato che la situazione non era migliorata, ha deciso un cambio di programma: sarebbe atterrato nel giardino di un grande albergo di Bagno a Ripoli. Appena avuti i permessi necessari per l’atterraggio, sono immediatamente partiti da Loppiano sia gli uomini della scorta che i vigili del fuoco, per attivare un nuovo dispositivo di sicurezza».

La distanza tra Bagno a Ripoli e Loppiano è di circa 20 km. Il cambio di programma non era cosa da poco: si rischiava che saltasse tutto il programma, che la visita del Papa si riducesse a un semplice saluto. «Mentre l’elicottero continuava il suo volo – riprende Daniele – io ero accanto a questo ufficiale responsabile: “La visibilità non migliora”, diceva lui, mentre a me sembrava che migliorasse: “Vedi, vedi, si vede oltre”. “No, no, non migliora”. Ma ad un certo punto, nel bel mezzo di questo “braccio di ferro” fra me e lui, fra chi vedeva meglio e chi vedeva peggio, effettivamente la nebbia si è diradata, la visibilità è arrivata a 300 metri e il pilota, 5 o 6 minuti prima dell’arrivo, ha deciso di atterrare a Loppiano».

Ancora oggi Daniele, ricordando quel momento, fa un sospiro di sollievo: «Questo momento di sospensione è stato forse anche una moneta che abbiamo pagato nella segretezza, prima che il Papa arrivasse».

E, finalmente, è arrivata l’ora tanto attesa dell’incontro.

«Che cosa ha suscitato in me la visita del Papa? Direi due cose – ci confida Daniele –. Da una parte l’emozione di aver vissuto accanto a lui quel momento sacro in cui si è soffermato in preghiera, prima con Gesù Eucaristia e poi davanti al quadro della Madonna. Poi l’impressione che Dio abbia voluto manifestare ancora una volta il grande amore che ha per quest’Opera. È stato come ricevere una carezza, attraverso la presenza del Santo Padre. È un ricordo indelebile».

Simili ma anche diverse le esperienze e i ricordi di chi, quel giorno, ha avuto l’opportunità di avvicinare Papa Francesco.

«In una parola sola – racconta Aurelia Nembrini, cittadina di Loppiano fin dalla nascita, che ha salutato il Papa personalmente dopo avergli rivolto una domanda – direi che il Papa ci ha ri-donato Loppiano: l’ho sentito come un gesto d’amore per noi tutti da parte di chi in terra ci rappresenta Gesù. Avevo l'impressione che la nostra Chiara fosse particolarmente presente. Oggi, mi ritrovo dentro una nuova coscienza e un’immensa gratitudine a Dio che attraverso Papa Francesco mi ha dato una nuova carica di speranza e voglia di continuare ad essere protagonista di questa avventura!».

Mite Balduzzi quel giorno era accanto ad Aurelia, sul palco. Anche lui è uno dei primi cittadini stabili di Loppiano: «Due cose mi sono rimaste. La prima è che quando il Papa è lì a pochi passi, in mezzo alla gente, il tempo sembra fermarsi. C’è uno stato di sospensione della temporalità per cui non ci si rende conto dello scorrere dei minuti. È come se il tempo venisse dilatato a dismisura o compresso in un micro istante. Spariscono le trepidazioni che agitano i giorni precedenti e rimane una grande sensazione di pace, quasi ovattata e irreale, come quando si guarda un movimento al rallentatore. L’altra è più una speranza. Siamo talmente abituati a vedere il Papa come un simbolo, a proiettare su di lui tutte le nostre aspettative, che non ci rendiamo più conto che è comunque un uomo come tutti noi. Con la differenza che a lui tutti chiedono, da lui tutti si aspettano risposte, soluzioni, incoraggiamenti, benedizioni. Ma chi si ricorda di dare, di rispondergli, di far tornare un’eco alle sue parole e ai suoi insegnamenti? Spero proprio non sia una pretesa o un’esaltazione, ma una speranza sì: la speranza che quel giorno si sia trovato bene, che abbia sentito che davvero quella era la “sua” gente, che gli sia arrivato un po’ di calore per sostenerlo nel suo infaticabile cammino».

Donatella Donato Di Paola solo pochi mesi prima era arrivata da Milano, dove risiedeva, per condividere con Franco Galli e Daniele Casprini, la responsabilità della cittadella. Abbiamo chiesto anche a lei come ha vissuto quella giornata: «Un evento di cielo. Sento ancora viva dentro di me la sorpresa di quel passaggio dalla trepidazione, prima del suo arrivo, alla grandissima pace nel momento in cui quell’elicottero è atterrato. Come dire: “Ora è tutto nelle mani di Dio”. Anche prima lo era, ma lì è stato più chiaro. Era il Papa che, stando in mezzo a noi, metteva tutti a proprio agio e quindi richiamava soltanto una risposta di amore. Io ho avuto un’impressione di grande pace, di un tempo che si ferma. Era tutto lì, in quel presente c’era tutto».

E Franco Galli: «Il mio ricordo si può riassumere in una parola: luce. Il Papa è riuscito a rimettere in evidenza la luce, la luce che c’è in un luogo, in una città, la luce che c’è in chi abita la città. Ha illuminato lo sguardo sulla nostra storia e ci ha mostrato come può essere il nostro futuro più luminoso. Io, pensando al Papa, non posso dire di avere il ricordo di un evento passato, ma di qualcosa che è molto presente. In realtà, ora, ogni volta che succede qualcosa che mette in evidenza quella luce accesa a Loppiano, nel cuore delle persone, ma anche nella città, sento che ha a che fare con quel momento lì, con quel 10 maggio».