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Genfest Cuba

Un pezzo di Loppiano al Genfest di Cuba

Dopo Manila e "Beyond all borders", continua la grande stagione del Genfest con un appuntamento storico: dal 10 al 12 agosto, a L'Avana, si terrą il primo Genfest nella storia dell'isola di Cuba. Ne parliamo con Arnaldo Galvan, giovane cubano che frequenta la Scuola per focolarini di Loppiano.

Dal 10 al 12 agosto 2018, la capitale della Repubblica di Cuba ospiterà il primo Genfest della sua storia, dal titolo “Mas Allá de las Fronteras”. Tre giorni di workshop, spettacolo e testimonianze per lanciare il messaggio che un mondo più unito e fraterno è possibile, se ciascuno di noi si impegna nel superare limiti personali e sociali, contribuendo così ad innescare un cambiamento positivo dentro e intorno a sé.

«Venerdì 10 agosto, verrà lanciato il tema del Genfest, e la giornata sarà una specie di “trailer” dei giorni seguenti, per conquistare tanti giovani!» racconta Arnaldo Galvan, 26 anni, cubano al secondo anno della Scuola per Focolarini di Loppiano «Ne aspettiamo circa 500!».

Arnaldo parla al plurale, perché anche lui tornerà a Cuba per collaborare alla preparazione del Genfest locale: «Mi è stato chiesto di aiutare per la parte artistica del programma, coinvolgendo i miei vecchi studenti della Scuola Nazionale di Teatro. Vorremmo mettere in scena una drammatizzazione tratta da “L’arte di amare” di Chiara Lubich».

Il Genfest di L’Avana si inserisce in un momento storico particolare per l’isola e la sua gente: «In qualche modo, penso che il Genfest sia quasi “necessario”. Mi sembra che Cuba, che sta vivendo un periodo di transizione, abbia bisogno della spiritualità dell’unità, di una realtà che proponga il dialogo, perché abbiamo disimparato a dialogare, a fidarci e ad ascoltare l’altro, ad accogliere la diversità, a lavorare insieme».

E qualcosa sta già cambiando, secondo l’esperienza di Arnaldo: «Una cosa che mi ha colpito è che i giovani cubani si sono impegnati molto per questo Genfest, hanno messo in cantiere varie iniziative, anche di autofinanziamento. Soprattutto, i loro talenti. Sono andati oltre il comune modo di pensare per cui non vale la pena agire, perché “tanto non cambierà mai nulla nel nostro paese”».

Così, anche Arnaldo ha voluto fare la sua parte, organizzando una serata di cultura cubana intitolata “L’isola”, nella cittadella internazionale.

«La biblioteca di Campo Giallo era piena! C’erano persone anche fuori dalle finestre! Abbiamo presentato Cuba raccontando le cose belle del mio paese. Il nostro saper andare oltre le difficoltà con creatività, il saper gioire delle piccole cose e l’umorismo! Qualcuno mi ha detto che oltre il bello si intuiva anche il dolore del mio popolo».

Insomma, sono tante le aspettative che circondano “Mas Allá de las Fronteras”, il Genfest di Cuba.

Arnaldo, dal canto suo, ha riservato per la fine della nostra chiacchierata la sua speranza più grande: «Credo che i giovani cubani abbiano bisogno di sentir parlare di cose grandi, di un ideale che li porti al di là del proprio benessere personale. Per me è stato così, quando ho conosciuto la spiritualità dell’unità. Prima, la mia massima aspirazione era lasciare Cuba e raggiungere gli Stati Uniti. Adesso è dare la mia vita per la pace universale, per la fraternità tra gli uomini… Spero che tanti giovani trovino al Genfest un senso per la loro vita».