Chiara Lubich giovane/1

Una risposta all'amore

7 dicembre 1943 - 7 dicembre 2018. Sono passati 75 anni dal giorno in cui Chiara Lubich si consacrò a Dio. Per festeggiare questo anniversario che dà inizio simbolicamente alla storia del Movimento dei Focolari, abbiamo chiesto ad alcuni giovani che, qui a Loppiano, si preparano ad entrare in focolare, cosa significa per loro donare la vita a Dio.

Filippine, Argentina, Polonia, Cina, Brasile, Cile, Colombia, Vietnam, Kenia: tante sono le nazioni da cui provengono i giovani che si trovano nella Cittadella Internazionale, per seguire la scuola di formazione che li aiuterà a far maturare la loro vocazione al focolare. Nessuno di loro ha conosciuto Chiara Lubich personalmente ma tutti hanno sentito la chiamata a seguirla nella via di consacrazione a Dio aperta da lei 75 anni fa, a causa della quale hanno letteralmente lasciato la patria, la famiglia, il lavoro…  A tutti abbiamo fatto la stessa domanda: «Cosa significa per te dare la vita a Dio nella strada di consacrazione aperta da Chiara Lubich?»

«Tutti sognano di essere felici. Per me la felicità è vivere con Dio. In che modo? Quello che Lui ha pensato specialmente per me: essere focolarina. Questa strada non è facile e non lo sarà ma sarò felice, perché si cammina con Lui» ci ha detto Tatsiana della Bielorussia.

Anche Kent, delle Filippine, si è chiesto qual era lo scopo della sua vita sulla terra: «Ho scoperto che dovevo fare la mia parte e ho capito che questa era la cosa giusta da fare. Per me tutto si riassume nella parola “amore”. È tutto un grande e reciproco amore».

E Liberata, della Corea: «Per me significa passare per il mondo facendo da specchio: ricordare a tanti che si può amare, far scoprire agli altri il Gesù che è dentro di loro».

Pablo viene dall’Argentina. Lo chiamano “mani d’oro” perché sa fare un po’ di tutto: l’imbianchino, l’idraulico, l’elettricista:«Per me – ci risponde spiazzandoci – vuol dire essere quella piccola Maria che dà Gesù al mondo, nella vita di tutti i giorni, nelle cose semplici, quasi banali. Ma questo fa la differenza. Puoi diventare un segno, una cosa nuova nel mondo».

«In che senso un segno?»

«Vedendo quello che succede accanto a noi, vedo che il mondo ha bisogno del nostro coraggio. Noi possiamo essere quel balsamo, quella carezza che può fare tanto bene alle persone. Possiamo essere il segno che la vita che noi facciamo può essere vera, reale: il Vangelo si può vivere. Ma tutto parte da una chiamata d’amore di Dio per essere amore».

Ecco, una chiamata. In che cosa consiste la chiamata? Per Patricia più che di una chiamata si tratta di una risposta: «Il mio sì a seguirlo nella strada del focolare è soltanto .una risposta d´amore a chi mi ha amato per primo... Nella vita ho sentito fortemente l’amore particolare di Dio verso di me, tanto nelle piccole cose, come nei momenti più difficili. La sua presenza si è sempre manifestata».

Anche Gabriela, del Messico, parla di risposta: «Quella di Chiara è la strada dove Dio mi ha cercato e dove io ho trovato Dio, è la strada che Dio ha pensato per me, come risposta alle mie più grandi esigenze. Da parte mia, quindi, è una risposta d’Amore all’Amore stesso».

E Plinio, del Brasile, aggiunge: «È una risposta generosa a un Dio che è molto generoso. Voglio mettermi in gioco, con tutto quello che sono e che ho, con i miei talenti, a servizio dell’Opera di Maria e della Chiesa, a servizio del “che tutti siano uno”».

È tutta una questione, allora, di scelta di Dio, non di scelta del focolare. «Prima di tutto ho scelto Dio – ci conferma Lucia della Cina – senza pensare al focolare. Poi ho capito che per me il focolare è la più bella strada tra le strade di consacrazione. Qui, mi sento libera e realizzata».

Conclude Leandro, del Brasile: «È una vita molto esigente che ci mette sempre in gioco, un gioco d’amore che sembra non finire mai. Ma ogni volta che gioco, mi sento libero, come un bambino che si fida, senza aver paura di sbagliare o di cadere, perché sa che c’è sempre il Padre che lo ama e lo sostiene! In pratica sento che Dio mi ha chiamato a giocare con Lui. Voglio farlo perché voglio scoprire il segreto del Vero Amore!».

75 anni fa, forse, anche Chiara Lubich aveva nel cuore questi stessi sentimenti…