Maras

Un'intervista per scoprire la vendemmia di Loppiano

Dalla cantina di Fattoria Loppiano, Attilio Balduzzi, conosciuto anche come Maras, ci racconta i vigneti ei vitigni che crescono nelle terre della cittadella internazionale.

Filari occupati da trattori, casse ricolme di grappoli d’uva bianca e nera, squadre di raccoglitori al lavoro: è la vendemmia di Loppiano. Per sapere qualcosa in più di questa tradizione, abbiamo intervistato Attilio Balduzzi, meglio conosciuto come Maras, il cantiniere di Fattoria Loppiano.  

Attilio, quali sono i vitigni coltivati a Loppiano?

Sono quelli tipici della zona: il Sangiovese, che è la base del Chianti. Ultimamente, abbiamo messo a coltura del Merlot, del Cabernet, e un vitigno particolare della zona, che è il Colorino, e una piccola quantità di Malvasia nera.  Per i bianchi, invece, abbiamo il Trebbiano, che però stiamo sempre più sostituendo con altri vitigni più profumati e internazionali, come lo Chardonnay, il Müller Thurgau, il Grechetto e, da quest’anno, abbiamo dedicato un ettaro di terreno al Fiano D’Avellino.

Quali uve si vendemmiano per prime?
Generalmente, si vendemmiano per prime le uve bianche, perché sono uve che hanno bisogno di un’acidità maggiore e maturano prima, e per questo vengono vendemmiate per prime. Poi, seguono le uve rosse, cominciando dal Merlot, poi il Sangiovese, il Cabernet e il Colorino.

Quali sono i vitigni coltivati storicamente a Loppiano?

I vitigni che diremmo “storici” sono il Sangiovese, il Trebbiano e la Malvasia. Sono vitigni tipici della zona, a cui adesso stiamo affiancando altri più internazionali.

Cosa caratterizza la vendemmia di Loppiano?

Sicuramente, la presenza dei soci della Cooperativa, soci volontari che vengono a trascorrere qui un periodo, spesso le loro ferie, per collaborare alla vendemmia. Arrivano, si organizzano in squadre di 10-12 persone, alloggiano qui nei nostri locali, negli agriturismi e la mattina sono pronti, forbici alla mano, per raccogliere l’uva.

Ci sono annate in cui il tempo è buono…  come quest’anno, e altre molto piovose, in cui la fatica aumenta, perché è facile affondare nel terreno. I nostri, sono terreni molto argillosi. Ricordo un anno, durante una delle prime vendemmie, quando aveva piovuto molto sul terreno appena lavorato.  Siamo andati a vendemmiare e qualcuno è rimasto impiantato, con gli stivali nel terreno. Per riuscire a liberarsi, ha dovuto sfilarsi gli stivali, e scalzo a cercare qualcosa per estrarli dal fango!

Attilio, tu da quando lavori qui?

Io lavoro qui da quando ho iniziato a lavorare, dagli anni ’70. Ho cominciato quando andavo ancora a scuola, durante le vacanze. Sono quasi 40 anni. Il mio compito principale è seguire la cantina, con la vinificazione, la maturazione delle uve, l’imbottigliamento… ma qui ci si aiuta con gli altri. Lavorare in fattoria è uno stimolo. Perché la nostra non è solo un’azienda agricola. Il valore aggiunto è il fatto di creare rapporti e sinergie con chi viene a contatto con la nostra realtà. Possono essere i miei collaboratori, i clienti, i soci, i fornitori e tanta gente che passa da Loppiano. Ogni visita è un momento di gioia, ci mettiamo a disposizione per accogliere queste persone che vengono a visitare Loppiano, dare testimonianza di questa città che vive il Vangelo anche attraverso il lavoro. Uno stile di vita che fa superare tutte le difficoltà.