| Renata
Borlone: |
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Il 18 dicembre scorso si è aperto il processo diocesano informativo in vista della canonizzazione di Renata Borlone.
Il vescovo di Fiesole, Mons. Luciano Giovanetti, che ha presieduto la cerimonia al Salone San Benedetto di Loppiano, ha così ricordato Renata: "… una donna dall'apparenza fragile ma di grande struttura, consistenza, umana e spirituale… Ha scoperto che Dio è amore e da questo momento tutta la sua vita sarà infiammata d'amore. Io ricordo l'ultimo incontro nella sua camera, qualche giorno prima della sua morte. Prima le parole: "Sì, sì", che ripeteva con grande fervore. Poi, dopo aver pregato e averle dato la benedizione, mentre io stavo uscendo, mi ripeté due volte: "Fuoco, fuoco". Il fuoco dell'amore aveva vivificato, aveva consumato tutte le tappe della sua esistenza. Dai 19 anni in poi è vissuta nell'Opera di Maria, fino alla grazia che il Signore ci ha fatto di portarla qui a Loppiano nel 1967, dove ha svolto con passione, con amore, la sua missione, formando tante focolarine e nella corresponsabilità di tutta la cittadella. Ripeteva: "Voglio testimoniare che la morte è vita". Sono parole queste di una grandezza singolare: ha testimoniato che Gesù p la vita con la sua esistenza, ha testimoniato tutto questo con la sua santa morte. Io stasera sono nella gioia perché posso iniziare questo processo di canonizzazione. Lo inizio con profonda commozione per la conoscenza che ho avuto di Renata e per la consapevolezza di quanto è stata e continua ad essere importante per la cittadella per la Mariapoli che ora porta il suo nome. Alla
fine delle preghiere e della cerimonia che ha fatto seguito alle
sue parole, Mons. Giovanetti ha concluso commentando: |
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RENATA BORLONE: tappe di un’ascesa |
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Nasce
ad Aurelia, nei pressi di Civitavecchia, il 30 maggio 1930 da una
famiglia unita, della quale dirà: “Non finirò mai di
essere grata a Dio per avermi fatto sperimentare la vita di una vera
famiglia, soprattutto per l’amore che c’era tra i miei genitori”. |
È stato
verso i 14 anni che avverte con estrema chiarezza di dare la sua
vita a Dio. Inizia così a frequentare la Chiesa, ad assistere
alla messa ogni domenica. Soprattutto si immerge negli studi con
la speranza che, penetrando i segreti dell’universo, avrebbe scoperto
Dio sotto ogni cosa. L’8 maggio 1949, che lei stessa definisce come: “un giorno straordinario”, partecipa ad un incontro in cui conosce la spiritualità del Movimento dei Focolari. “Ho avuto lì – dirà poi – l’intuizione che Dio è amore. Quell’esperienza è penetrata fin nel più profondo del mio essere. Ho perso l’immagine, che avevo, di un Dio giudice, che castiga i cattivi e premia i buoni. Ho sentito Dio vicino”. Renata ha finalmente “trovato” ed inizia per lei una nuova vita e nel successivo incontro con Chiara Lubich, sentirà con decisione la conferma di donare a Dio la sua vita attraverso il Movimento. |
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Il
15 agosto 1950 entra in focolare; inizia così un periodo di
donazione e viaggi in Italia e fuori per portare ovunque lo spirito
dell’unità: Roma, Trento, Sassari, Parma, Trapani, Grenoble,
Milano ed infine Loppiano, dove, come corresponsabile, ne seguirà gli
sviluppi per 23 anni. |
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Le
moltissime persone con le quali è venuta in contatto parlano
della sua vita come un’ascesa continua, il cui segreto sta nella
tensione costante ad amare ogni persona, nella fedeltà a Gesù crocifisso
e abbandonato e nell’impegno a trascinare tutti in questa divina
avventura. |
Negli
ultimi anni si manifesta una malattia per la quale aveva già dovuto
affrontare vari interventi. Improvvisamente nell’inverno dell’89
alcuni sintomi segnalano un aggravamento. |
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Inizia
per Renata la “volata finale” in cui, pur tra grandi dolori fisici,
non cessa di trasmettere luce e vita a chi la circonda. “Vorrei dire
a Chiara – dirà quasi alla fine – che sento trasformata la
morte in vita. Non sento la morte, sento la vita… voglio testimoniare
che la morte è vita”. |
La
notte del 27 febbraio Renata si spegne serenamente. Chiara parlando
di lei dirà: ”Renata è restata il simbolo della vita,
di quella Vita vera per la quale Gesù ha detto: “Chi vive
e crede in me non morrà in eterno”. (…) In lei … era presente
una dimensione particolare della vita cristiana, oserei dire una
dimensione mistica; una dimensione tale che era la sua persona, il
suo essere, il suo silenzio, il suo sorriso che operavano prima delle
sue parole. Renata ha amato. Alla fine della vita poteva dire: “Ho
sempre amato”. |
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· La
biografia completa di Renata Borlone è stata raccolta nel
libro “Un silenzio che si fa vita”, di G. Marchesi e A. Zirondoli,
(Città Nuova Editrice). |
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