A quarant’anni dalla sua partenza per il Cielo avvenuta il 27 settembre 1973, il ricordo di Chiaretta Bigoni e della vitalità e maturità dei suoi pochi anni, è ancora vivissimo negli abitanti di Loppiano. Ripercorriamo alcune tappe della sua breve ma intensa storia.

 

Già a pochi mesi dalla sua nascita (Clusone – BG – 14 aprile 1964), si manifestarono i segni di una malattia che più tardi i medici diagnosticarono come mucoviscidosi. I genitori, Esterina e Giommi, avevano cominciato in quel periodo ad avvicinarsi al Movimento dei focolari trovandovi – dicevano – “un Ideale di vita cristiana che ci ha resi sereni e coscienti di trovarci in un programma che era e sarebbe stato solo di Amore“.

L’anno seguente nacque un’altra bambina, Milena, e nel 1967 si presentò la possibilità a tutta la famiglia di trasferirsi a Loppiano, dove il babbo già lavorava alla costruzione degli edifici della cittadella.

Chiaretta, con un’intelligenza sempre superiore alla sua età, capì presto di avere una malattia inguaribile e, aiutata soprattutto dalla mamma che le era continuamente accan­to, imparò presto a dire di sì a Gesù, a Gesù Crocifisso e Abbandonato. Insieme si misero a quella particolare scuola del dolore e dell’amore: “Con questa scuola – diceva Chiaretta – farò più presto ad imparare tante cose.

Nel 1968 nacque Aurelio e in lui, con un esame particolare, i medici riscontrarono subito la stessa malattia della sorella.

La sua anima era assetata di Gesù. – ricorda il parroco – Nel Vangelo Chiaretta faceva le scoperte più belle dell’Amore di Dio per ogni uomo. E il giorno della sua prima Comunione fu specialissimo per lei. Racconta un’amica: “Non occorreva chiederle: Sei contenta?, perché bastava vederla negli occhi“.  Per quell’occasione ricevette da Chiara Lubich una frase di Gesù, da vivere come sua “Parola di Vita”: “Perdonate fino a settanta volte sette“. Si impegnò a viverla fino in fondo, pensando che “non solo devo perdonare, ma pregare per chi ci ha offeso ed offrire a Gesù il dolore sentito“.

Nonostante i forti dolori, i ricoveri, le terapie, il suo volto dava serenità a tutti e le sue parole sconcertavano per la decisa fede nell’amore di Dio. “Ma tu – disse un giorno Chiaretta alla nonna – hai paura della morte? Io no. Tanto, se muoio, vado in Paradiso e Lassù è più bello di quaggiù!“. E a don Mario che le chiese: “Chiaretta, ce la fai a dire sempre di sì a Gesù?” rispose semplicemente: ““. Un giorno dei parenti le dettero 500 lire e lei subito le passò al babbo dicendo: “Prendi tu questi soldini, fanne quello che vuoi (…) ho paura di essere ricca con questi soldi, e tu sai che i ricchi non possono andare in Paradiso “.

Nel marzo 1972, il Cardinale di Melbourne, in visita a Loppiano, volle andare a trovarla per affidarle una preghiera speciale per il Congresso Eucaristico che si sarebbe svolto nella sua città. Chiaretta prese veramente a cuore questo incarico; si fece mettere nella sua stanzetta, proprio di fronte al suo lettino, un grande manifesto a colori, con la data del Congresso; tutti i giorni pregava e offriva le sue sofferenze per questa intenzione, seguendo le notizie che le arrivavano attra­verso la Radio Vaticana. Sempre in quel periodo incominciò a pregare in modo speciale per i carcerati.

Tra ricoveri e periodi di ripresa nei quali poté frequentare la scuola, la situazione medica si aggravò sempre di più. “Tiziana – sussurrò Chiaretta ad una amica anche lei gravemente malata – dobbiamo chiedere a Gesù la grazia di andare sempre fino in fondo“. E con Aurelio, il fratellino che condivideva con lei la stessa malattia, si accordarono di considerare i fori degli aghi nelle braccia come “fiori da offrire a Gesù“.

In Chiaretta il dolore è stato sempre un’opportunità di offrire, tanto da farle ripetere a Gesù a pochi giorni dalla sua partenza: “E se il Tuo disegno fosse quello di chiamarmi a Te, eccoti la mia vita. Te la offro per Chiara, per il Movimento, per Loppiano“.

Chiaretta è stata, quindi, una vera costruttrice di questa cittadella, una bambina che ha saputo insegnare a tanti la vita del Vangelo, un fiore raro che ancora fa sentire oggi il suo profumo, come scrisse Chiara Lubich ai genitori: “Potete essere orgoglioso che Dio si scelga fiori così belli per rallegrare Maria in Cielo. La Luce va messa sul moggio, affinché tutti la vedano e imparino ad essere luce. Così è stata Chiaretta fra noi e lo è tuttora“. 

Pochi mesi dopo la sua morte i suoi amici di Loppiano, i Gen3, hanno pensato di raccontare attraverso un video la sua storia.

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