Chiara Lubich, in collegamento telefonico con i membri dei Focolari nel mondo, l’8 marzo 1990, racconta le virtù che hanno caratterizzato l’ultimo tratto della vita di Renata Borlone.

 

«La Vita, con la V grande, in Renata si è colta, si è vista fino all’ultimo istante e… che vita! Accettata, infatti, con tutto il cuore, la nuova Volontà di Dio, aveva avuto la grazia di sperimentare – così diceva – che la morte è vita, che la morte è resurrezione e si era proposta, con l’aiuto di Dio, di dare questa dimostrazione fino alla fine, e c’è riuscita, trasformando così un evento di morte in un tempo di Pasqua. Una meraviglia, uno splendore, un qualcosa di inesprimibile: sempre su, sempre nel soprannaturale, sempre in Dio, ha pregustato, così è parso, già prima di partire, prima di lasciarci, il paradiso.

Ha servito l’Opera per 40 anni, avendo modo di sviluppare, maturare in sé, tutte le virtù: tutte».

Chiara Lubich

 

Chiara e Renato B&W
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