03.03.1950 – 28.2.2012 – focolarino

Era nato il 3 marzo del 1950 a Gambettola (Cesena) in una famiglia dove, pur non essendo profondamente religiosa, si respirava un clima di piena libertà e di tanti valori fondamentali trasmessi dai genitori: il senso della giustizia, il rispetto verso gli altri, l’amore verso il lavoro. La sua grande passione era stata il calcio ed aveva raggiunto traguardi importanti con la squadra del Cesena.

Crescendo, erano sorte nella sua anima domande fondamentali sul senso dell’esistenza e su Dio. Ad un certo punto aveva partecipato a un campo di lavoro per aiutare le famiglie che avevano

sofferto l’alluvione del Polesine e in questa esperienza di donazione era nata in lui spontaneamente l’apertura verso Dio. “Mi sentii – racconterà più tardi – spinto a prendere in mano il Vangelo e

leggerlo. Pregavo e chiedevo a Gesù di farmi incontrare persone che prendessero sul serio la Parola di Dio, per portare avanti insieme la rivoluzione evangelica. Incontrai giovani e famiglie del Movimento dei Focolari, pieni di gioia, di quell’entusiasmo che contagia. Abbiamo iniziato ad incontrarci tutte le settimane per raccontare le esperienze sul Vangelo vissuto. Anch’io pian piano imparai a vivere così e Dio divenne l’Ideale della mia vita”.

E così Carlo nel 1973 ha lasciato tutto per entrare in focolare. Questa sua scelta lo ha portato a dare il suo contributo in varie zone d’Italia: Loppiano, Torino, Udine, Catania, Brescia e Bologna.

Moltissimi i rapporti costruiti nell’Opera e oltre, con in cuore una frase che ripeteva: “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli” (1 Gv. 3,14).

Alcuni anni dopo, in una lettera confidava a Chiara: “Ho sempre constatato che ogni tuo pensiero del collegamento CH ha il potere di fare breccia nella mia anima, come se in quel momento io avessi bisogno di quelle parole, per fare un’impennata giusta e un cammino più convinto verso la santità”. Nel giugno 2009 gli è stata diagnosticata la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). In una

lettera mi scriveva: “Devo convivere ogni giorno con questa situazione non facile e snervante. I miei movimenti sono sempre più precari e ridotti. Dio però mi è vicino, anche se qualche volta sembra nascondersi. E’ il nuovo volto di Gesù Abbandonato che si presenta a me ed io mi sento  spesso impreparato a dirgli questo SI’ subito”. Ciononostante ha continuato il suo santo viaggio, certo della ‘grazia’ che Gesù gli dava in ogni attimo presente, attuando fino alla fine la Parola che Chiara gli aveva dato: “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo?” (Rm 8,35).

Nell’ultima settimana Carlo è stato costretto a vivere con l’aiuto di un respiratore, cosciente che si stava preparando per il “passaggio”. Ripeteva spesso: “Teniamo vivo fra noi Gesù con il nostro amore scambievole”. Segno che la sua anima non voleva scendere da quell’altezza e lì portava chiunque veniva a fargli visita. A chi lo salutava dicendogli arrivederci, rispondeva: “Arrivederci in Paradiso”.

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