26.5.1923 – 8.3.1995 – focolarina
“Confidate, ho vinto il mondo” (Gv 16,33)

L’8 marzo scorso Chiara invia alle zone questo telegramma: “Elena Molignoni,  focolarina di Castello (TN) che tutti voi conoscete per le letterine dei primi tempi che fanno parte della nostra storia, ha concluso oggi il suo santo viaggio in piena, speciale, unità offrendo tutto per l’Opera…”.

Quindicenne, aveva conosciuto Chiara nel 1938 a Castello. Elena stessa descrive questo incontro con tanti particolari. Alcuni stralci:

            “L’anno scolastico stava per iniziare, avrei voluto essere più piccola per andare ancora a scuola. Quell’anno era arrivata una maestra nuova. Le mie sorelle, che frequentavano le prime classi, parlavano sempre di lei e tornavano da scuola sempre più contente. Ogni sera mi facevo raccontare da loro, volevo capire la tecnica di questa maestra. Mi sentivo da lei affascinata, mi piaceva in tutto  e desideravo conoscerla. Un giorno il parroco mi manda a chiamare: “Ti sei accorta che maestra è venuta quest’anno?”. Altroché!”, rispondo io. “Metteremo su l’Azione Cattolica, lei sarà la presidente e tu dovrai sostituirla quando partirà. Oggi stesso ti aspetta alle quattro del pomeriggio in casa sua per conoscerti”.

Bussai alla porta e subito mi venne incontro chiamandomi per nome, mi prese per mano e mi accompagnò a sedere accanto a lei su un divano. A quei tempi mai nessuno mi aveva trattata così, chi aveva studiato si sentiva lontano da noi contadini e noi sentivamo un complesso d’ inferiorità. Con lei mi trovai subito a mio agio e i miei complessi sparirono. Una prima domanda che mi fece  fu questa: “Ce l’hai la mamma?”. Ed io: “No, avevo tre anni quando è morta”. Lei: “Allora hai la matrigna perché hai due sorelline” ed io: “Non è una matrigna ma la sorella della mamma, tanto buona”. Si interessò della mia famiglia, del mio lavoro, delle mie amicizie. Chiara aveva toccato in me il tasto più profondo. Anche se avevo la zia buona che chiamavo mamma ero convinta che non sarei mai riuscita a sperimentare l’amore della mia mamma che non c’era più. Quel giorno mentre Chiara parlava, ho avuto la netta impressione di sperimentare l’amore della mamma vera. Salutandola mi martellava dentro come un ritornello: “Chi ha trovato un amico ha trovato un tesoro”. E mi dicevo: io questo tesoro l’ho trovato! La domenica successiva Chiara fece l’Adunanza, poi ogni settimana c’era una riunione, una più bella dell’altra, c’era tanta gioia fra tutte. L’anno scolastico stava per terminare e venne l’ora dell’addio. Dopo la sua partenza, ogni settimana ci  mandava una letterina, bastava leggerla e l’adunanza era più che fatta. Ricordo che fra noi ragazze ci volevamo bene e ci aiutavamo nelle difficoltà; qualche volta le comunicavamo a Chiara e lei ci consigliava nei migliore dei modi. Quando eravamo nel duro lavoro di alta montagna o nei campi sotto il sole cocente, al pensare che la sera, ritornando, si poteva trovare una letterina di Chiara, ci animavamo e non sentivamo più né fatica, né fame, né sete. Questo durò per parecchio tempo.

E venne la guerra, la corrispondenza rallentò perché c’era la censura. Un bel giorno arrivò una letterina con quella nota calligrafia, però scritta a matita anziché a penna come si usava allora, diceva: “Rispondo alla tua letterina approfittando di un allarme, in un fraticello accanto al rifugio, mentre attendo di  entrare nel ‘buco’ alla venuta degli apparecchi…”. A questo punto mi fermo, non riesco a proseguire, mi chiedo: ma perché non entra subito, se casca una bomba che succede? Ma capisco contemporaneamente che è pronta a dare la vita per me. Allora prendo la penna e, pensando alla sua vita in pericolo, la invito decisamente a venire a Castello. Lei mi risponde con grande amore e comprensione ma da  questa sua risposta intuisco che c’entra Dio, a lei importa solo Dio e non la pelle come pensavo io.

Ci  fu la chiamata alle armi. I nostri parenti partirono per il fronte. Non avevamo più notizie di Giacomo, mio fratello. Dopo tanto tempo abbiamo saputo che era prigioniero in Germania. Ma lui non scriveva. Vado nella mia stanzetta, mi raccolgo davanti a un quadro della Madonna per dirle tutta la mia pena e sento la spinta a consacrarmi a Dio. Come grazia , chiedo il ritorno di mio fratello. Giacomo ritornò e il dono della Madonna fu sovrabbondante. Gli piaceva il mio Ideale. Un giorno, riordinando la soffitta, trovò la cassettina con le letterine che avevano dato a me la vita. Passò dei giorni a meditare quelle parole e le sentì rivolte a se. Allora, poco dopo, come me, lasciò la casa del paese e i poveri campi per seguire Gesù”. Una di queste ‘lettere di fuoco’, quella che Elena definisce ‘la più preziosa per me’, si concludeva con questo augurio: ‘Che a te il Signore tolga tutto e ti dia solo un amore grande, amore di Fiamma’. In questi anni Elena, con il suo ricordo vivissimo e con la sua vita, ha testimoniato a tutti la straordinarietà di quegli albori. Chi la incontrava restava colpito dalle sue parole così ricche di sapienza, dall’incanto dell’Ideale che trasmetteva con tutto il suo essere, dalla sua speciale unità con Chiara.

‘Per il focolare – scriveva Radi – Elena è una presenza preziosa sempre, è garanzia di Ideale genuino! Il suo vivere è tutto per l’unità’. La sua attenzione era tutta rivolta a costruire Gesù in mezzo che desiderava ‘gigante ovunque’. Aveva un rapporto profondo con  Gesù Abbandonato. Ha vissuto anche i momenti più difficili e dolorosi donando sempre il suo amore per Lui.  Alcuni suoi pensieri scritti:

“Gesù Abbandonato alla destra e Maria Desolata alla sinistra è la più alta sapienza; basta far questo per tutta la vita e ci saremo… . A Chiara la più grande riconoscenza”.

“Come si possono fare azioni perfette con questo limite? (aveva difficoltà ad usare le mani) Basta fare la volontà di Dio’. ‘L’unità con Maria è stata una realtà che mi aiutava a dire a Gesù: ‘Per te ogni scossa elettrica, ogni cambiamento di ago, qualsiasi cosa che mi faceva male”.

“Anche questo morire alla propria volontà che vorrebbe il bene fisico invece che il dolore. E’ stato come Gesù Abbandonato si fosse illuminato in me e fuori di me”.    

            “Oggi  sentendo il Collegamento dalla viva voce di Chiara è stato un tale dono che sto rendendomi conto di quanto è grande: è la vita di Dio fra noi. Mi sento ravvivata nella fede, nella speranza e nella carità”.

 In dicembre, dopo l’incontro con Chiara all’Immacolata, affascinata dalla spiritualità collettiva, Elena diceva: “Mi è sembrata una seconda Pentecoste, la novità più viva che abbraccia l’universo, la vera evangelizzazione che il Papa si aspetta…La Chiesa risulta splendida, clarificata dall’Ideale”.

            Anche in questi ultimi mesi, nonostante la salute provata, Elena è stata presente agli incontri di focolare, desiderosa di vivere gli ‘strumenti’ della spiritualità collettiva, per farci sante insieme. Tutta protesa ad amare Gesù Abbandonato, unico suo bene, ha offerto ogni patire di questo periodo per tutti i programmi di Chiara. Colta da una grave e improvvisa emorragia cerebrale, è partita per la Mariapoli  Celeste a 71 anni. Una settimana prima, dopo aver visto in focolare il video del discorso di Chiara sulla Parola, ha detto:  “Chiara è sempre stata la mia mamma, ma oggi  l’ho vista ancora più grande…come il Padre, come l’amore di Dio per me… .In questi giorni, ogni tanto pensavo alla morte. Non ho paura, la morte è bella, sai?, perché Chiara ci prepara tutta la vita…” Salutando le focolarine  sulla porta ha aggiunto: “Chissà cosa vuole Gesù da me?”.

            All’ospedale di Cesena, dove è stata ricoverata d’urgenza, è stata avvolta dall’amore della comunità che voleva manifestare ad Elena la riconoscenza per il dono e la ricchezza che era stata per tutti.

            Chiara, appena saputa la notizia, ha mandato a dire ad Elena, da Milano, che aveva pregato subito per lei nella messa, che la ricordava, chiedeva di lei spesso e le assicurava tutta la sua unità. Queste sue parole l’hanno accompagnata fino alla fine.

            Ai  funerali la chiesa era gremitissima, c’erano anche molti che non conoscevano l’Ideale, la storia di Elena, le canzoni dei primi tempi, l’unità tra tutti hanno fatto respirare un clima da prime Mariapoli, un’aria di paradiso. Quell’augurio scrittole da Chiara, nel quale è racchiusa la vita di Elena, è risuonato fortemente in tutti, lasciando in ciascuno il desiderio ardente di ‘un amore di fiamma’. 

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