21.03.1939 – 27. 09.2003 – volontario
“Che vi amiate scambievolmente come io ho amato voi”.

Ettore è stato uno dei pionieri di Loppiano.

Vi era giunto nell’estate 1965, lasciando Clusone, in terra bergamasca, “su un furgone carico di arnesi…”, come raccontava. Con lui altri, tra cui il fratello Tino che aveva da poco iniziato un’impresa edile.

Sembrava un progetto irreale venire a costruire case, strade e aziende in mezzo a prati semi abbandonati o costellati di cascinali fatiscenti.

“Mancavano acqua, luce e bastava un po’ di pioggia per rendere impraticabili le stradine fangose della zona.  C’erano solo una fede incrollabile e… pochissimi mezzi. La casa colonica che ci accoglieva non aveva neppure i servizi; i topi mangiavano i nostri viveri e rovinavano il vestiario. Eppure si cantava sempre, sull’aria di una canzonetta in voga a quei tempi, il fango pare d’or…”.

Ettore aveva incontrato i focolarini a Milano e si era sentito attratto da quella nuova spiritualità tutta improntata all’unità, e aveva deciso ben presto di impegnarsi nel Movimento come volontario. E’ stato così il primo volontario a trasferirsi a Loppiano.

Qui arrivavano sempre più numerosi i focolarini e le focolarine da tutto il mondo e occorrevano case, ambienti per i corsi di formazione e per le attività produttive.

Tanta fatica nel costruire il College, le casette prefabbricate, nello scavare pozzi, nello stendere linee elettriche…  ma anche tanto entusiasmo – racconta Ettore – “perché pensavi che tutto sarebbe servito a formare persone che poi avrebbero portato l’ideale dell’unità in tutto il mondo”.

Nel 1969 si sposa con Antonietta: è il primo matrimonio celebrato nella cittadella e Chiara propone loro, come Parola di vita: “Che vi amiate scambievolmente come io ho amato voi” (cit).

Giorgio e Luca, i figli, oggi ricordano: “Da bambini, la domenica, il papà ci leggeva le storielle e suonava la fisarmonica….Se ancora oggi siamo così uniti è anche e soprattutto per la sua presenza e le sue azioni. Ci ha dato una casa ed una famiglia in cui vivere, giocare, studiare, faticare ma soprattutto dove imparare ad amare”.

Gli anni volano. Ettore alterna vari lavori ad una concreta collaborazione nel Consiglio Parrocchiale di San Vito.

Quasi improvvisamente, nella primavera del 2003, sente le forze gradatamente venir meno, è il manifestarsi di una malattia inesorabile.

“All’età di 65 anni e con 38 vissuti nella cittadella – scrive sul suo diario -, ora la Volontà di Dio mi chiede di curarmi… Gesù mi ha aiutato fin qui e gli chiedo di aiutarmi anche per quel poco che mi rimane”.

Informa Chiara del suo stato di salute, e aggiunge: “Sento tutti vicini e Gesù in mezzo mi dà la forza e la pace per vivere ogni momento”.

“Carissimo Ettore – gli risponde subito Chiara -, ho ricevuto la tua lettera con la notizia dell’arrivo dello Sposo! Che dirti Ettore? Sono con te ad accoglierLo sapendo che è Lui l’unico nostro bene.  Hai lavorato per tanti anni all’edificazione della Mariapoli…ed ora continui a darle il tuo contributo prezioso di amore e di dolore. Io prego e chiedo a Maria di esserti accanto e di ricompensarti donandoti tanta luce e tanta pace”.

“Quanta gioia – le risponde Ettore – ricevere da te quelle tue parole che sono nutrimento spirituale per me! Lo Sposo; Gesù Abbandonato, lo faccio mio, sempre guardando alla meta finale, il Risorto”.

E l’incontro con Lui avviene presto, il 27 settembre 2003. “Se guarisco… bene; altrimenti passo da questa Mariapoli all’Altra”, aveva ripetuto negli ultimi giorni. Uno squarcio di cielo sembra aprirsi sulla Mariapoli. Gli amici che arrivano per l’ultimo saluto anche dai dintorni, non si contano, si respira un’aria di paradiso. Chiara scrive di lui:“L’impennata finale di questi ultimi mesi della sua vita, vissuta sempre nell’amore, lo ha reso veramente pronto per l’incontro con Gesù, con Maria e con tutti i nostri”.

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