05.03.1950 – 23.02.2008 – focolarino sposato
“Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” (Mt 6,33)

La vita – ripeteva spesso Valentino – è un esercizio per arrivare al banchetto celeste…  Gesù ha cominciato la vita pubblica ad un pranzo di nozze a Cana, ha partecipato a tanti banchetti… fino all’ultima cena e ci ha promesso un banchetto finale dove, certamente, i cuochi avranno il loro posto“. E poi, con il suo slancio semplice, aggiungeva, parlando con i suoi: “Io partirò per primo, per prepararvi il banchetto lassù“.

            Valentino: la grinta tipica dei grandi chef e la generosità di chi ha faticato in prima persona ed è felice di donare a piene mani, con la sua misura… senza misura.

            Racconta lui stesso: “A 7 anni ero in collegio, a 12 iniziavo a lavorare come cuoco e a 14 ero già sulle navi. Mi piaceva girare; il lavoro mi dava la possibilità di conoscere da vicino modi di vivere, situazioni e luoghi diversi fra loro. A 18 anni avevo visto buona parte del mondo e guadagnavo tanto. La sete di avventura, di conoscere, di scoprire e fare tesoro di tante bellezze era il contorno di una vita dura, vissuta tra contraddizioni e contrasti, compromessi e ambiguità…  Non ero contento, ma una certezza in me non è mai crollata: una società diversa è possibile!  Mi sentivo forte di queste convinzioni perché nascevano e si confermavano in un rapporto sempre vivo con Gesù e Maria nella preghiera.

            Durante il servizio militare conosco alcuni giovani che mi parlano del loro modo nuovo di vivere, impostato sul Vangelo.  ‘Ama e capirai’, mi dice uno di loro congedandosi.    (…) Il mattino dopo in caserma alla fine dell’attività, tutti vanno via per il pranzo e rimangono due reclute a fare le pulizie. Vado via anch’io, ma sento che è una possibilità per amare. Tornare indietro, essendo io per anzianità il responsabile del reparto, voleva dire perdere la faccia… Mi volto indietro e torno ad aiutare. Nei primi giorni non sono mancate le derisioni, ma dopo una quindicina di giorni ci ritroviamo tutti insieme a fare le pulizie.

            Riprendendo il lavoro poi negli alberghi volevo creare anche lì uno spirito nuovo, ora che conoscevo il segreto: servire, servire tutti per amore, e il resto l’avrebbe fatto Gesù“.

            In un albergo, Valentino conosce Grazia e insieme decidono di fondare la loro famiglia e la loro vita sulle parole di Gesù: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” (Mt 6,33).

Nel frattempo a Mondovì (Cuneo), dove abitavano, sentono un’esigenza profonda di donarsi a Dio come famiglia. “In quel periodo, durante una visita a Loppiano, ci dissero che c’era bisogno di una persona fissa che lavorasse in cucina ma che non c’era in quel momento nessuna casa disponibile. Tornati a Mondovì ci furono offerte, nel giro di una settimana, alcune occasioni che da tempo desideravamo: lavori in grandi alberghi ben retribuiti, insegnamento di ruolo in una scuola alberghiera, una bella casa grande… Ma alla fine della settimana arrivò una telefonata da Loppiano: si era reso disponibile un mini-appartamento. Sentimmo che Dio ci dava la possibilità di scegliere di lasciare la carriera, la posizione, la casa, i familiari, gli amici… proprio come dice il Vangelo. Siamo partiti subito“.

Impossibile narrare l’avventura di questi 31 anni trascorsi nella cittadella, durante i quali la famiglia si è arricchita (con 7 figli e 2 nipoti), in continua donazione a tutti e in particolare alle tante famiglie che vi passano o che partecipano alla scuola Loreto.

Il cuore grande di Valentino lo porta a non misurare le forze per rendersi presente con chi si trova in necessità o attraversa un tratto difficile del cammino.

Dietro al suo continuo e concreto donarsi si coglie una scelta profonda, che trova le sue radici nel rapporto personale e profondo con Chiara Lubich e nella luce che il suo Carisma getta su ogni realtà.

Nel mio servizio in cucina – spiegava – il fine non è il piatto fatto bene, ma le persone con le quali lavoro e quelle che riceveranno il frutto del nostro impegno.  Se non c’è stato amore fra noi, anche se il piatto è venuto bene, non ci sentiamo contenti“. 

Se guardo il lavoro – continuava – e la famiglia, gli amici, le altre famiglie… cos’è che li lega? E’ un filo d’amore, il filo dell’Amore di Dio. Se io cerco Lui in tutti, tutto è legato; altrimenti no. E così la vita è bella, perché io non lavoro più per la carriera, per essere un bravo marito, un bravo papà, ma per Dio“.

In questi ultimi anni, soprattutto dopo l’acuirsi di varie malattie, di cui soffriva da tempo, forte è stato il lavoro di Dio nella sua anima e nel suo fisico.

Valentino ha vissuto con semplicità e totale abbandono alla volontà di Dio questo periodo di travaglio, offrendo tutto.

Il soffrire passa, l’aver offerto resta“, ripeteva spesso.

La mia consacrazione trova la sua pienezza solo in Gesù Abbandonato… Tutto ciò che di negativo mi trovo a vivere è Lui e voglio amarLo pienamente, come unico tutto della vita…”.

Tante volte, per le poche forze gli era difficile anche pregare, ma continuava ad offrire con riconoscenza “per Chiara, per Loppiano, per Maria che ci ha accolti…”.

Negli ultimi giorni la crescente debolezza non gli impediva di interessarsi fin nei particolari dei figli, di sorridere a ciascuno, di baciare con affetto i nipotini, guardandoli in quegli occhi che, diceva, gli facevano “vedere il Paradiso“.

E al Paradiso Dio l’ha chiamato nella notte del 23 febbraio 2008, facendolo passare serenamente dalla Mariapoli terrestre di Loppiano a quella celeste. 

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