02.03.1921 – 21.10.1991 – Volontaria
“Là il Signore dona la benedizione e la vita per sempre” (Sal. 132, 3)

Dina, volontaria insieme al marito Giacomo, entrambi di origine bergamasca, si sono trasferiti nella cittadella di Loppiano nel 1976. In un incontro lei stessa ci raccontava: “Siamo sposati da 42 anni. I primi 18 sono andati molto male. C’era fra noi incompatibilità di carattere, di vedute, di tutto. Siamo arrivati a parlare di separazione. L’incontro con il movimento ha segnato la svolta della mia vita e di quella di Giacomo. Abbiamo letteralmente cominciato daccapo, mettendo Dio al primo posto e cercando di vivere il Vangelo.”   La sua casa si aprì a tutti e Dina fu di aiuto a tanti, soprattutto a famiglie in difficoltà. Poi il trasferimento. “Il lavoro di Giacomo nella cooperativa agricola – continua Dina – il nostro metterci a disposizione per le necessità della Mariapoli, sono state tutte conseguenze di questo andare dietro a Gesù”. Al suo arrivo nella cittadella Chiara le scrive “contenta di sentirti impegnata ad essere sempre fuoco, sempre amore, sempre Chiesa viva, e certa che anche per la tua vita, Loppiano sarà sempre quale Gesù l’ha pensata”, e le dà la Parola di vita.

Con il passare degli anni e il sopravvenire dei momenti di difficoltà, l’entusiasmo e la determinazione non sono calati. “Da qualche anno ho dei problemi con la salute: più malattie diagnosticate ed un problema serio agli occhi che può portarmi alla cecità. Non esco praticamente di casa. Eppure Giacomo ripete spesso: “adesso sì che ci vogliamo bene!” Ha proprio ragione, lo costato concretamente: mi sento sostenuta dalle parole e dal servizio. L’amore fra noi si è raffinato al punto che non solo accettiamo questa malattia ma ringraziamo Dio della prova, perché è qualcosa che ci porta direttamente a Lui”.

Racconta Lieva Vandenbroeck, del Belgio: «Mio padre era venuto a trovarmi a Loppiano un mese prima e col suo carattere aperto e gioviale, aveva fatto amicizia con tutti. Quel giorno Renata mi chiamò, voleva parlarmi. Subito intuii che era successo qualcosa di grave. Il mio pensiero corse al mio fratello più piccolo, affetto dalla sindrome di down. Renata piangeva, non riusciva a dirmi niente. Io le facevo delle domande alle quali mi rispondeva con un sì o con un no. Poi, capii: mio padre era morto improvvisamente per un infarto. Pur sentendo 

Io le facevo delle domande alle quali mi rispondeva con un sì o con un no. Poi, capii: mio padre era morto improvvisamente per un infarto. Pur sentendo

Racconta Lieva Vandenbroeck, del Belgio: «Mio padre era venuto a trovarmi a Loppiano un mese prima e col suo carattere aperto e gioviale, aveva fatto amicizia con tutti. Quel giorno Renata mi chiamò, voleva parlarmi. Subito intuii che era successo qualcosa di grave. Il mio pensiero corse al mio fratello più piccolo, affetto dalla sindrome di down. Renata piangeva, non riusciva a dirmi niente. Io le facevo delle domande alle quali mi rispondeva con un sì o con un no. Poi, capii: mio padre era morto improvvisamente per un infarto. Pur sentendo Racconta Lieva Vandenbroeck, del Belgio: «Mio padre era venuto a trovarmi a Loppiano un mese prima e col suo carattere aperto e gioviale, aveva fatto amicizia con tutti. Quel giorno Renata mi chiamò, voleva parlarmi. Subito intuii che era successo qualcosa di grave. Il mio pensiero corse al mio fratello più piccolo, affetto dalla sindrome di down. Renata piangeva, non riusciva a dirmi niente. Io le facevo delle domande alle quali mi rispondeva con un sì o con un no. Poi, capii: mio padre era morto improvvisamente per un infarto. Pur sentendo

Share This