Si avvicina, per i cristiani, la settimana più importante dell’anno, che culmina nel Triduo Pasquale: i tre giorni in cui possiamo rivivere con Gesù il passaggio dalla morte alla vita. Abbiamo chiesto a don Giampietro Baldo, parroco di San Vito e del Santuario Maria Theotokos di Loppiano, di aiutarci a vivere questi giorni santi nella nuova situazione in cui ci troviamo oggi.

  Quest’anno non ci sarà la possibilità di partecipare alle funzioni della Settimana Santa. Questa è la notizia negativa. Ma c’è anche quella positiva: che la Settimana Santa non è stata abolita o spostata, ma ci sarà! Come? Il Vaticano ha dato delle norme. Potremo seguire le varie cerimonie alla TV o via internet, collegati con le rispettive parrocchie. So che molti commenteranno che è una magra consolazione. La verità è che quest’anno vivremo una Settimana Santa particolare, perché segnata sulla nostra pelle, sui nostri dubbi, sui nostri lutti. Il mese scorso era festa, come l’entrata di Gesù a Gerusalemme, vivevamo uniti e spensierati, il mondo correva dietro a mille illusioni, vere o meno che fossero. Ma c’era un virus che entrava nei nostri polmoni, nei nostri rapporti, nella società civile e religiosa. Anche ai tempi di Gesù c’era il virus dell’invidia, dell’incomprensione, della calunnia, che stava distruggendo tutto, anche l’unità fra gli stessi apostoli. Nella settimana santa siamo chiamati ad entrare in questo vuoto, in questo virus, per non cadere nella tentazione dello scoraggiamento, ma assieme credere nelle parole di Gesù: “nel terzo giorno… cambierò la storia”. Quest’anno rivivremo la Settimana Santa più in contatto con Gesù, col suo abbandono, la sua solitudine, il sogno dell’Uno che sembrava infrangersi contro un’umanità compatta col male. Il Giovedì Santo ci sentiremo più famiglia, perché non siamo legati solo fra noi, ma Gesù stesso ci lega a se stesso e fra noi. Ci sentiremo più fragili con i nostri piedi sozzi, ma con la coscienza che Gesù stesso ce li lava. Ci sentiremo nella notte di non poter dar risposte al momento che viviamo, ma consapevoli che solo nell’amore reciproco Gesù fa rivivere la speranza fra noi. Sentiremo il peso dei tradimenti verso Dio e i fratelli, ma sicuri che c’è uno che ci perdonerà 70 volte 7 e poi ci chiederà: “Mi ami?”. Saremo più coscienti delle nostre solitudini, del male che alle volte è graffiante, ma saremo in buona compagnia con Lui che ha vinto il mondo. Il Venerdì Santo sarà nuovo perché in questi giorni sappiamo di più della morte, degli sfinimenti, del silenzio, di un virus che non guarda in faccia a nessuno e per ora è solo mistero. La salita al Calvario oggi è più concreta, perché condivisa. Alle volte siamo schiacciati dai numeri di contagiati e di morti che radio e TV ci propinano. Ma non abbiamo chiesto con Chiara di portare il mondo sulle nostre braccia? Il mondo non è un bel globo, è la terra di oggi, segnata da queste piaghe. Noi, il Venerdì Santo, possiamo portare con Gesù tutto questo dolore per trovare soluzione nel cuore del Padre, l’unico che, essendo Creatore, può capire quello che a noi risulta incomprensibile. Il Sabato Santo è il giorno delle domande. Cosa sta succedendo? Tutto è finito? Quando finirà questa prova? Nel Sabato Santo ci sono le tonnellate di articoli scritti e le miriadi di parole dette in questo periodo. Chi vede la catastrofe, chi il dito di Dio, positivo o negativo, chi il peccato dell’uomo, chi il destino, chi il nulla. E noi cosa diciamo, come ci aiutiamo? Scappiamo come i discepoli di Emmaus? Ci chiudiamo nei vari cenacoli? Cerchiamo luce come le donne? Piangiamo con chi piange? Nel sabato santo Gesù è sceso negli inferi. Ha esplorato tutto il negativo umano, è entrato nelle nostre notti, ha conosciuto ogni virus. Come sarà il domani? Quando ci potremo rivedere? Per quanto tempo durerà questa quaresima che da religiosa è diventata civile? Il terzo giorno non è domani! È oggi! Questa è la Pasqua: la realtà di oggi. Quest’anno siamo chiamati a fare miracoli: a gridare luce dove ci sono tenebre, donare speranza anche col cuore spezzato, abbracciarci col cuore perché ci è impedito di farlo con le mani, portare vita dove c’è puzza di morte, testimoniare con la nostra vita che Gesù è già risorto. Sarà il Risorto che ucciderà il virus e tutte le sue conseguenze. Saremo noi risorti che ridaremo speranza a questo mondo segnato dal dolore. Che responsabilità! Vorrei, con tutti voi, che il Triduo Pasquale fosse questo. Preparaimoci. Gesù si servirà di noi, come si è servito di fragili uomini 2000 anni fa, per una nuova semina di speranza. Auguri!!!

Don Giampietro Baldo

 
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