Ogni anno, l’11 agosto, la Chiesa ricorda Santa Chiara d’Assisi. Questa figura, di una giovane donna che decide di seguire Dio con radicalità, senza voltarsi indietro, ha sempre affascinato Chiara Lubich, che spesso si è lasciata ispirare da lei.

 

Leggiamo sul sito “Santi e Beati”: «Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d’Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall’esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S. Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa.
Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l’Ordine femminile delle “povere recluse” (chiamate in seguito Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola. Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il “privilegio della povertà”».
Questa figura, di una giovane donna che decide di seguire Dio con radicalità, senza voltarsi indietro, ha sempre affascinato Chiara Lubich, che spesso si è lasciata ispirare da lei.
Riportiamo un brano tratto dal diario di Chiara del 1980.

Mollens, 11 agosto 1980 – Santa Chiara
Santa Chiara quest’anno arriva contemporaneamente ad una grazia che ritengo una delle più grandi della mia vita: la coscienza, quasi certezza (è la misericordia di Dio che lavora!) che la mia vita ha un fine: Gesù. È lui che incontrerò alla morte e vedo perciò questo avvenimento come quello per cui devo vivere. Voglio che più niente abbia senso in me se non quell’istante. Non vivrò dunque per sviluppare l’Opera (anche se, è ovvio, lo farò), né per le Mariapoli, né per i focolarini (…). Voglio vivere per incontrarlo nel migliore dei modi, così, proprio così, come si prepara una sposa alle nozze. Questa vita per noi consacrati è un lungo fidanzamento in cui ci si prepara, ma le nozze più vere sono lì in quel giorno. Per cui tutto passa in secondo ordine, ci si stacca naturalmente da tutto e da tutti, anche se tutti si ama. Vorrei, come santa Chiara morente, poter ripetere: “Va’ sicuramente anima mia, perché un buon compagno hai tu nel tuo cammino. Va’, che colui che t’ha creata, t’ha santificata”.

Share This