Rosa Bruna e Alessandro Agostini, abitanti della cittadella, ci raccontano il loro impegno per portare la cultura dell’unità nell’ambito politico ed educativo, nel quale lavorano da anni con grande passione.

 Rosa Bruna De Pasquale e suo marito, Alessandro Agostini, vivono a Loppiano ormai da una decina d’anni. Entrambi sono in pensione, ma una vita da pensionati no, non la fanno. Rosa Bruna ha lavorato nel Provveditorato agli Studi di Firenze e, dopo un’esperienza in Parlamento, è approdata al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, come Capo Dipartimento. Alessandro, invece ha fatto l’imprenditore, si è occupato di politica e ora è Presidente del Centro Studi Percorsi & Futuro.

Ma come ci sono arrivati a Loppiano questi personaggi? «Sono originario dell’Umbria – racconta Alessandro – e, quando da giovane ho conosciuto il Movimento dei Focolari, sono rimasto affascinato dalla proposta di vivere per costruire un mondo unito, a tal punto da voler dedicare a questo ideale tutta la mia vita. Sono quindi entrato in focolare».

«Anch’io – continua Rosa Bruna – negli anni ’80 ho vissuto un periodo entusiasmante con le gen di Messina, dove vivevo. Eravamo poche e sempre in prima fila nel portare avanti tutte le attività del Movimento. Così mi è sembrato naturale chiedere di entrare in focolare. Stando però, a Loppiano, per il periodo di formazione, ho capito che quella non era la mia strada».

Intanto Alessandro, nel 1983, esce di focolare a causa di gravi motivi familiari, di difficoltà e di incomprensioni anche all’interno del Movimento.

Dopo alcuni anni, Rosa Bruna e Alessandro si conoscono e poco a poco capiscono di voler costruire insieme una famiglia. Ora hanno tre figli e una prima, piccola, nipotina.

«Da quando lavoro nell’ambito dell’educazione – spiega Rosa Bruna – cerco di mettere alla base di tutto, i rapporti. Ho sempre cercato di coinvolgere tutti gli interessati nelle decisioni che dovevo prendere. Iniziando le riunioni dei dirigenti scolastici, mettevo sempre una premessa: “Amare la scuola dell’altro come la propria”. Bastava questo per evitare o superare tanti conflitti! Quando poi sono entrata in Parlamento, avevo la coscienza di essere solo una rappresentante dei cittadini sovrani. Per me non era un lavoro, ma un servizio a tutto tondo. Per questo ho cercato di non perdere mai il collegamento con il territorio, cioè la Toscana. Certo, io pensavo che stando in Parlamento si potesse incidere molto di più, ma mi sono trovata purtroppo in mezzo a tante persone che pensavano solo alla rielezione 5 anni dopo. Comunque alcune cose sono riuscita a farle e ho sempre cercato di rispettare quel patto tra eletto ed elettore di cui parla il Movimento Politico per l’Unità. Per esempio avevo circa diecimila indirizzi di persone che tenevo periodicamente informate circa le mie attività in Parlamento e ogni anno stampavo un libretto che riassumeva il mio operato».

Nel racconto di Rosa Bruna colpisce il fatto che spesso usa il plurale, come se a Montecitorio lei ed Alessandro ci entrassero insieme.

«Io sono imprenditore – aggiunge Alessandro – ma ben presto mi sono avvicinato alla politica con l’Italia dei Valori. Ho collaborato spesso con il Movimento Politico per l’Unità ed è vero che tante battaglie le abbiamo portate avanti insieme, Rosa ed io».

«Quando sono arrivata al Ministero, come Capo Dipartimento, ho cercato prima di tutto di valorizzare tutti i talenti, le capacità anche nascoste che sono andata a scovare tra tutti i collaboratori. Tanto che, quando sono andata via, molti di loro mi dicevano di aver vissuto un’esperienza entusiasmante, perché si erano sentiti attori del cambiamento».

«In quel periodo – continua Alessandro – abbiamo approfondito la proposta di “apprendimento servizio”, nata da una volontaria dell’Argentina, che unisce il Service (la cittadinanza, le azioni solidali e il volontariato per la comunità) e il Learning (l’acquisizione di competenze professionali, metodologiche, sociali e soprattutto didattiche), affinché gli allievi possano sviluppare le proprie conoscenze e competenze attraverso un servizio solidale alla comunità».

Alessandro e Rosa Bruna, insomma, potrebbero scrivere un libro… ogni tappa della loro vita è segnata da quelle “coincidenze”, “situazioni provvidenziali”, che fanno proprio pensare ad una regia esterna…

Alessandro ci spiega: «La cosa interessante è che c’è un disegno. Cioè, se segui Dio, a prescindere dal fatto che sei in focolare o no, ma se ti metti nella dimensione della sua sequela e accetti i cambiamenti di programma, di situazione, ti accorgi che tutto è condotto dall’amore. Mi ha sempre colpito un’espressione di Chiara, che preferisco citare alla lettera: “Guarda al sole e ai suoi raggi. Il sole è simbolo della volontà divina, che è lo stesso Dio. I raggi sono questa divina volontà su ciascuno. Cammina verso il sole nella luce del tuo raggio, diverso e distinto da tutti gli altri, e compi il meraviglioso, particolare disegno che Dio vuole da te. Infinito numero di raggi, tutti provenienti dallo stesso sole: unica volontà, particolare su ciascuno. I raggi, quanto più si avvicinano al sole, tanto più si avvicinano fra loro. Anche noi […], quanto più ci avviciniamo a Dio con l’adempimento sempre più perfetto della divina volontà, tanto più ci avviciniamo fra noi… finché saremo tutti uno”. Mi piace moltissimo questa metafora, perché esprime un profondo rispetto per la persona e poi perché Chiara non ti frena, anzi ti spinge a camminare su quel raggio, perché a un certo punto ti troverai con tanti altri. Da quando sono uscito di focolare, quest’idea di camminare sul raggio che Dio aveva tracciato per me, mi ha sempre dato pace. E ora posso dire che il fatto di essere approdati a Loppiano è proprio un centuplo e comprendo meglio quella frase di Gesù che Chiara mi ha indicato come bussola nella vita: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” (Gv 4,34)».

«Se si portano avanti tante cose – interviene Rosa Bruna – non è perché si hanno capacità particolari, ma perché tutto ti interessa. Nei prossimi giorni, nel Mugello, cercheremo di realizzare un progetto di cittadinanza attiva: si tratta di una piattaforma informatica che mette insieme la diagnosi sul territorio, in particolare sulla scuola, con le carenze messe in evidenza dal BES (sta per “Benessere Equo e Sostenibile” un indice, sviluppato dall’ISTAT e dal CNEL, per valutare il progresso di una società non solo dal punto di vista economico, come ad esempio fa il PIL, ma anche sociale e ambientale e corredato da misure di disuguaglianza e sostenibilità ndr.)».

«Noi ci accorgiamo – è la conclusione di Alessandro – che più ti apri, più riconosci la tua identità. In fondo l’abbiamo sempre detto che è dando che si riceve! Penso che in questo periodo di grande difficoltà, Loppiano abbia un ruolo molto significativo. Per esempio stiamo sognando e studiando la possibilità di trasformare Loppiano in una “comunità energetica”, una proposta nuova a livello italiano: associazioni tra cittadini, attività commerciali o imprese che decidono di unire le forze per dotarsi di impianti per la produzione e la condivisione di energia da fonti rinnovabili. Noi ci stiamo a rimboccarci le maniche, perché quella passione per il mondo unito che avevamo da giovani, è rimasta intatta e brucia ancora!».

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