Gli auguri per il Nuovo Anno, arrivano da Loppiano attraverso la voce dei bambini. Un grido di gioia, ma anche un appello alla nostra responsabilità.

 

Lunedì 28 dicembre. Nella Theotokos, appena finisce la messa serale, Rafael e Laura corrono verso l’altare per spegnere le due grosse candele. Lo fanno tutte le volte che vengono a messa con mamma Daniela e papà Rodrigo, brasiliani che vivono a Loppiano da circa 2 anni. Lo fanno con spontaneità, ma anche con una certa solennità. Rafael sull’altare si sente a suo agio: prima del Covid faceva il chierichetto e lo faceva molto volentieri. Diventava improvvisamente docile e tranquillo e dall’altare strizzava l’occhio alla sorellina. Le ha anche insegnato che scendendo gli scalini bisogna fare l’inchino, ma la prima volta che lei l’ha fatto da sola, si è confusa e non si è rivolta all’altare, ma ai banchi ancora pieni di gente che stava per scoppiare a ridere.
Ma torniamo a lunedì sera. Laura tornando indietro, dopo “l’operazione candela”, si ferma davanti al grande presepe. Prima accarezza uno dei magi, poi si inginocchia davanti a Gesù Bambino. Rimane lì qualche minuto e non si alza neanche quando si accorge che la stanno fotografando. Tutti, in chiesa, restano in silenzio davanti a quella scena. Che cosa starà chiedendo Laura a quel Bambino?

Laura e il presepe

Quest’anno, da Loppiano, gli auguri per il nuovo anno vi arrivano attraverso le voci dei bambini. Laura, Rafael, Renata, Anna e Giacomo, Desideria, Anna e Bianca, Mattia e Alice, Rebeca, Arianna, Chiara e Raffaela, Mirko e Mael, Teresa e Diletta, Isabel, Lucio ci dicono, anzi quasi ci gridano il loro “Buon Anno!”. Ed è un augurio che mette allegria, ma che fa anche pensare. Quello che loro chiedono a Gesù Bambino, quello che desiderano e si/ci augurano per il nuovo anno, non chiama forse in causa la nostra responsabilità? Non siamo forse noi, adulti, a dover rimboccarci le maniche per costruire quel mondo dove loro, i piccoli, possano continuare ad essere felici? Non dobbiamo noi per primi fare tutto il possibile per proteggere e difendere la Madre Terra, la Casa Comune, che consegneremo presto nelle loro mani? Ci stiamo impegnando a “#DaretoCare”, cioè ad “Osare prenderci cura” e ci prenderemo cura dei bambini solo se riusciremo a far crescere l’amore in tutti gli ambienti, quell’amore reciproco che è l’unica atmosfera in cui i bambini crescono sani, felici, interi, perché consapevoli di essere amati. Allora, BUON 2021!

Share This