Il 14 marzo si sono celebrati nella cittadella due matrimoni. È stata l’occasione per scoprire piccole storie (anche romantiche) di famiglia, amicizia e solidarietà.

 

Da qualche giorno, nella cittadella circolava voce che si stavano cercando un paio di scarpe numero 44, per un matrimonio che si sarebbe celebrato a breve. Incuriositi dalla richiesta, cominciamo a fare qualche domanda in giro. Così, scopriamo con sorpresa che le scarpe erano per una sposa, che c’era un bel numero di cittadini di Loppiano e amici del territorio coinvolti nella ricerca, che non era la prima volta che succedevano questo tipo di mobilitazioni e che i matrimoni che si sarebbero celebrati erano ben due e nello stesso giorno: il 14 marzo. Gli sposi erano Beatrice e Felix, lui della Repubblica Democratica del Congo e lei del Rwanda, che si sono sposati nella parrocchia di Santa Maria Regina di Matassino e Nilda e Leonardo, argentini, da poco trasferitisi nella cittadella, le cui nozze si sono celebrate a San Vito. Una doppia festa a cui hanno contribuito tanti della cittadella e della comunità dei Focolari di Figline.

È stato così che abbiamo fatto anche un’ulteriore scoperta. E cioè che sul territorio si sta costituendo un’associazione chiamata “Cielo”, che raccoglie un gruppo di persone con una discreta esperienza nell’organizzazione di matrimoni e cerimonie.

«L’idea, l’ispirazione, è nata un anno fa, – ci racconta Aurelia Nembrini – esattamente, la primavera scorsa. Ho due figli che si stanno avvicinando al matrimonio e così, abbiamo cominciato a guardarci intorno per trovare un luogo dove fare la festa ma anche a parlare di come loro avrebbero voluto quel giorno. In entrambi si sentiva l’esigenza di celebrarlo nella cittadella dove sono nati, che rappresenta la spiritualità che loro vivono, e che avrebbero voluto portare i loro amici a vedere il santuario sì, ma anche a respirare il “clima” di Loppiano nella festa. Da un desiderio nostro, immediatamente il mio pensiero è andato ai tanti giovani che desiderano sposarsi in semplicità, e alla possibilità di offrire loro un matrimonio ‘sostenibile’…».

A sostenere l’ispirazione, c’erano le esperienze fatte in passato, con la semplicità della famiglia, per i giovani della cittadella o altri ragazzi, che avevano scelto Loppiano come “location” della loro unione, per amore del luogo e di quello che rappresenta. Così, avevano cominciato a progettare. E tra i primi appunti sugli scopi dell’associazione leggiamo:

1. Dare la possibilità ai giovani di sposarsi in un contesto speciale quale è Loppiano, e far sperimentare la nostra spiritualità vissuta anche tra chi prepara la festa di un giorno indimenticabile. Perché possano dire: come in CIELO così in terra.

2. Testimoniare il nostro stile di vita evangelico a chi ci chiede aiuto per questo giorno di festa, e far incontrare ai partecipanti “Dio tra noi”!

3. Creare possibilità di lavoro ma anche metterci a disposizione nella gratuità per quanto serve.

4. Aiutare a sostenere le tante belle strutture che ci sono a Loppiano sfruttandole di più.

5. Creare un fondo per persone in necessità, contribuendo alla comunione dei beni.

La prima opportunità capita a settembre: due giovani che avevano seguito il corso per fidanzati a Loppiano, lei della Sicilia e lui delle Marche, contattano l’ufficio accoglienza della cittadella per sposarsi qui. Mentre l’accoglienza si preoccupa dell’ospitalità e del catering, propone al team dell’associazione “Cielo” di collaborare per il resto.

«Questi sposi non avevano nessun tipo di aggancio qui, – spiegano Paola Piazza e Roberto Testa, altri entusiasti sostenitori dell’iniziativa – e allora ci siamo dati da fare. Abbiamo coinvolto qualcuno per l’animazione della festa con musiche da piano bar; tre volontarie hanno acconciato e truccato la sposa, la mamma dello sposo e le damigelle; abbiamo contattato una fioraia amica, e ci siamo occupati del servizio fotografico e video…».

Per i matrimoni del 14 marzo, un aiuto speciale, l’associazione Cielo lo ha dato per gli abiti da sposa. «Io ho potuto dare a Nilda un abito che mi avevano donato e che tenevo da tempo in negozio, – spiega Paola, titolare di una lavanderia a Figline, – mentre per Beatrice ci siamo rivolti alle suore di Santa Rita da Cascia, che hanno un vero atelier nel monastero e tanta esperienza. Dopo soli due giorni ci hanno inviato gli abiti in prova e Beatrice ha potuto scegliere il suo. Con loro è nata proprio una bella collaborazione!».

E le scarpe numero 44?

«Bledy, un nostro amico stilista, ci ha segnalato un portale dove si trovano oggetti e abbigliamento per il teatro, e così, alla fine, abbiamo trovato anche le scarpe numero 44» racconta Aurelia.

Insomma, l’avventura è appena cominciata!

 

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