A Firenze, dal 24 al 26 settembre, terza edizione del Festival nazionale. Tra i promotori, la Scuola di economia civile, con sede nel Polo imprenditoriale di Loppiano.

 

Belli fuori e bravi dentro, si potrebbe dire. L’azienda Reynaldi produce alle porte di Torino un’ampia gamma di cosmetici naturali di qualità. Un’azienda in crescita per fatturato e dipendenti, gestita da un affiatato nucleo familiare.

Ma dietro ci sono scelte all’insegna della sostenibilità ambientale. L’acqua utilizzata per la produzione viene riciclata senza smaltimento nei processi di lavorazione. I rifiuti industriali sono recuperati al 97 per cento. Dal punto di vista energetico, i pannelli fotovoltaici assicurano l’autoproduzione, con emissioni di CO2 prossime allo zero. La dirigenza è sensibile anche alla sostenibilità sociale. Sono nati progetti di cooperazione e valorizzazione del lavoro in Italia, Burkina Faso e Nigeria.

Con un tale profilo, la Reynaldi è stata nominata “Azienda ambasciatrice dell’economia civile”, vincendo il bando promosso dal Festival nazionale dell’economia civile al termine dell’edizione 2020. Altri premiati, riguardano idee produttive di aspiranti imprenditori e amministrazioni comunali impegnate ad applicare i principi di solidarietà, reciprocità e bene comune. Insomma, una convergenza sul Festival di buone pratiche e progetti coraggiosi.

Palazzo dei 500

L’appuntamento, giunto alla terza edizione, si svolge a Firenze dal 24 al 26 settembre e ha per titolo “Alla ricerca di senso. Persone, lavoro, relazioni”. «La pandemia è stata una frattura profonda nella vita di tutti – analizza Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano e componente del Comitato scientifico del Festival –. Adesso è il momento di ricercare con decisione un nuovo senso che tenga insieme le persone, i territori e le comunità, partendo dalle domande diffuse: come, dove e con chi vivere, lavorare, abitare, assieme ai temi ambientali».

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La formula dei festival, adottata da tutti, sembra un po’ usurata. «Oggi c’è un problema molto grande di credibilità – spiega la professoressa Granata –. Credibilità delle aziende, del mondo del lavoro, della politica. Allora, l’obbiettivo anche di questa edizione è ridurre lo scarto tra quello che diciamo e quello che riusciamo a fare».

A tentare l’operazione sono i quattro enti promotori: la Federazione delle banche di credito cooperativo e casse rurali, con 270 istituti, da oltre 130 anni impegnati a promuovere i territori; NeXt – Nuova economia per tutti, rete di organizzazioni che promuovono un’economia più inclusiva, sostenibile e partecipata; la Confcooperative, principale associazione del movimento cooperativo e delle imprese sociali, sorta un secolo fa, a cui aderiscono 18.500 cooperative, con 525 mila occupati.

Il quarto soggetto è la Scuola di Economia Civile, nata nel 2012 da un’ispirazione dell’economista Luigino Bruni, coordinatore del progetto Economia di Comunione. La Scuola ha sede nel Polo imprenditoriale di Loppiano e costituisce una rete tra studiosi, esperti d’impresa e istituzioni.

«Il nostro specifico apporto al Festival – illustra Elena Granata, vicepresidente della Scuola – è approfondire la formazione degli insegnanti e degli educatori, che formeranno le prossime generazioni all’economia civile e alla sostenibilità». La sfida è grande e urgente. «Abbiamo aziende e mondi sociali che vanno avanti e poi – paradossalmente – un’università e una scuola ferme a programmi desueti, con una visione dell’economia fondata su business, finanza e individuo. Prima di formare l’imprenditore, occorre formare le persone che domani faranno imprese, politica, scuola».

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