La Scuola gen 2021-2022 è terminata. I 33 protagonisti, provenienti da una ventina di Paesi, hanno salutato e ringraziato la cittadella (e famiglie e amici collegati in diretta) con uno spettacolo multimediale, fatto di creatività, confidenze e cuore.

 

Una grande valigia campeggerà al centro del palcoscenico per tutto la serata. Una nota eloquente. Simbolo del simpatico, abituale, inevitabile incubo (di riuscire a metterci dentro tutto) che precede ogni partenza. Ma anche scrigno e viatico per la ricchezza di esperienze, conoscenze e speranze che ciascuno e ciascuna dei 33 giovani presenti alla Scuola gen internazionale di Loppiano si porterà via «per tutta la vita», come hanno tenuto a precisare. Il tempo di partire è arrivato e l’appuntamento di saluto nella serata di mercoledì 15 giugno all’Auditorium è diventato uno spettacolo multimediale.

 

 

Da raccontare c’era infatti il cammino di giovani arrivati a settembre 2021, provenienti da quasi venti Paesi dei vari continenti, con diversità di culture, sensibilità, conoscenza del carisma dell’unità, attese. Una pluralità – che è ricchezza sfidante e ostacolo permanente –, chiamata a convivere quotidianamente in casa, nelle aule di lezione, negli ambienti di lavoro, negli spazi dello sport e dello svago. «Sono venuto per due motivi – confida dal palco, Paulo, argentino –: approfondire il mio rapporto con Dio, e veramente ho pregato più che in tutta la mia esistenza. E poi ho capito quello che devo fare nella mia vita, ovvero vivere il momento presente provando ad amare quelli che sono accanto a me».

Non hanno taciuto nulla, i giovani, raccontando l’avventura di questa edizione “2022” della Scuola gen. Anche i passaggi difficili, qualche crisi personale, compresa la voglia di scendere. «Sono stata la prima gen a risultare positiva al Covid in dicembre e venivo dai primi mesi di scuola molto duri – ammette Kimberley, statunitense –. Ho pianto e pensato seriamente di tornare a casa. Mio padre mi ha detto: “Pensaci, perché sappiamo tutti e due che nel momento in cui tornerai a casa vorrai essere a Loppiano. Devi capire che sei lì per un motivo più grande di te”». Come è andata finire? «Ho deciso di restare perché volevo questa fede più grande di me e dei miei desideri».

 

parco giochi

 

La serata si è dipanata tra video (ora profondi e intimi, ora brillanti ed esilaranti), racconti personali in diretta (con vari gradi di padronanza della lingua italiana), canti e brani poetici, parodie e scenette in cui i gen e le gen hanno ripercorso questa tappa della loro stagione e hanno consegnato il loro vissuto individuale e collettivo ad un pubblico che si è divertito, emozionato, talora commosso. Un pubblico più vasto di quello in sala, perché in diretta Zoom erano collegati familiari e amici di ciascuno di questi giovani, con traduzioni in quattro lingue.

Ed alla fine, a nome di tutti, Leticia, brasiliana, ha voluto raggiungere e ringraziare quanti, ad incominciare dai genitori, hanno sostenuto la scelta di venire a Loppiano. «Tutti voi siete stati il nostro supporto e una parte importante della nostra scuola. E questo ci ha permesso di vivere una delle esperienze più belle della nostra vita, che ci ha fatto crescere tanto in pochissimo tempo». Sul palco, disposti attorno alla valigia, ciascuno e ciascuna vi ha messo dentro una parte del cuore (di carta colorata) che aveva in mano. Si parte per il proprio Paese. Alcuni inizieranno l’università, altri riprenderanno il lavoro, altri lo cercheranno. Tutti con l’impegno a capire cosa Dio vuole da ciascuna e ciascuno per costruire il mondo unito.

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