Prima una mostra a Figline Valdarno, poi il restauro a Firenze. Dopo otto mesi è tornata nella pieve di Loppiano la tempera su tavola, dipinta nel 1400 da Francesco D’Antonio. Consolidata la struttura in legno, restituiti a brillantezza i colori.

 

Maria è finalmente tornata dopo otto mesi nella sua pieve di San Vito, a Loppiano. È arrivata poco prima di pranzo, sorridendo dei pregiudizi malauguranti di quel giorno, venerdì 17 giugno. Il suo dolce viso emana ora più luminosità di prima. È giunta senza venire preceduta da alcuna grancassa mediatica, né acclamata da una folla in devota attesa. Anche san Tommaso è contento di rientrare nella pieve, lui sempre inginocchiato ai piedi della Madonna della Cintola, come lo dipinse Francesco D’Antonio, in una datazione incerta tra il 1427 e il 1429.

Il quadro aveva lasciato la chiesa di San Vito nel novembre scorso per andare a comporre la mostra “La terra di Figline e Incisa”, ben curata e ricca di pregevoli opere nel Palazzo Pretorio di Figline Valdarno. L’esposizione è finita il 20 febbraio scorso e la Soprintendenza dei beni artistici e culturali di Firenze ha avuto la felice idea di fare una revisione della tavola di notevoli dimensioni (184×116 cm) prima di restituirla a San Vito. Felice idea, va detto, resa possibile dall’impegno economico dell’amministrazione comunale di Figline e Incisa, che ha finanziato anche questa operazione di restauro, svoltasi nell’Opificio di Firenze.

Il quadro raffigura la Vergine, contornata da una gloria di angeli, che consegna a san Tommaso la propria cintola durante l’assunzione in cielo, quale prova della sua effettiva assunzione. L’apostolo Tommaso, insomma, era recidivo. Non aveva creduto alla resurrezione del Figlio e non credeva all’assunzione della Madre. Così Maria, secondo una tradizione, aveva lasciato nel suo sepolcro la cintola proprio per quell’uomo di poca fede.

Il quadro della “Madonna della Cintola” è una tempera su tavola e ha riacquistato una particolare brillantezza dei colori, grazie al lavoro di pulizia – ma senza alcun ritocco pittorico – e all’utilizzo di vernici solubili leggere, che garantiscono l’esaltazione dei colori ed evitano la formazione di una pellicola che si attacchi alla pittura. «È stato fatto un restauro certosino, perché l’intervento più consistente – ha spiegato l’esperta della Soprintendenza di Firenze, che ha seguito le operazioni di consegna e ricollocamento – ha riguardato le tavole di legno, divenute rigide e imbarcate a motivo del cambiamento climatico». Le assi, ormai seccate, potevano far cadere il colore, con gravi danneggiamenti. L’intervento è così consistito in un’umidificazione del legno, con l’ausilio di una speciale carta giapponese posta a tamponare la superficie.

«Questo clima non sta aiutando i dipinti su legno», ha commentato l’esperta, per cui, guardando il quadro ricollocato nella navata sinistra della pieve, consiglia «di non farlo uscire più per evitare dannosi sbalzi termici, ora che la pittura è tutta consolidata. Non va dimenticato che le tavole si acclimatano dove vivono». Il volto di Maria è sereno e intenso, prima espressione artistica nel territorio del Valdarno della scuola pittorica del grande Masaccio. La Vergine è tornata a casa e sembra concordare con le disposizioni della Soprintendenza. Una delle sue qualità, infatti, è quella di saper stare.

 

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