Si sta completando la messa in sicurezza della copertura del santuario per evitare la pioggia all’interno dell’edificio. Seguirà la ricostruzione del tetto con criteri che terranno conto degli effetti del cambiamento climatico. L’apprensione, la fiducia e la generosità dei cittadini vicini e lontani.

 

Il lunghissimo braccio telescopico del camion sovrasta come un gigantesco parafulmine il tetto straziato del santuario. Il grande ferito è in profonda terapia. La copertura superstite del complesso della Theotokos è stata ripulita dai detriti e dalle ampie ferite prodotte dalla devastante forza del vento del 18 agosto.

Quella furia ha portato via non solo la copertura, ma pure gli strati sottostanti di tavolato, cui erano ancorate le lastre in rame. I tecnici che hanno fatto i sopralluoghi convergono sull’ipotesi che il tetto sia stato sollevato per aspirazione, con una forza a cui in Italia non si è abituati, ma che diventerà ora il riferimento per le valutazioni di un consolidamento generale.

A settembre 2021, un simile evento aveva divelto solo il manto di rame, per una superficie pari a circa un decimo di quella interessata da quanto accaduto poco fa. Adesso sono state abbattute e infrante anche due vetrate artistiche sul lato destro dell’edificio, a riprova della potenza del vento di quel giorno.

Lavori Theotokos

Gli interventi in corso

Progettato male, allora, il tetto? Gli esperti hanno affermato che è stato costruito secondo le norme tecniche per la costruzione in zone sismiche vigenti 20 anni fa in questo territorio nel rispetto dei carichi di neve e vento previsti dalla stessa normativa. Ma il cambiamento climatico è in atto: il vento non aveva l’irruenza manifestatasi negli ultimi anni e nessuno ipotizzava nella zona eventi meteorologici così estremi. Due episodi del genere in undici mesi fanno capire che si ripeteranno di nuovo, che tutto è cambiato e che, di conseguenza, vanno adeguate le caratteristiche di tenuta del tetto.

Nei giorni scorsi sono stati fatti sopralluoghi anche con i tecnici di due aziende leader a livello nazionale del settore di tali costruzioni per definire quale possa essere l’intervento risolutivo migliore. Intanto, il lavoro in corso riguarda la messa in sicurezza del santuario, in modo che non piova più all’interno. Nella parte scoperchiata del tetto si sta inserendo già una speciale guaina, che costituirà una protezione impermeabile permanente. Dopo di che si provvederà alla ricostruzione completa del tetto. Per la riapertura della Theotokos, dovremo attendere dicembre.

Così il luogo delle celebrazioni è tornato ad essere il Salone San Benedetto. Prima Messa, domenica 21 agosto. Il rito è stato celebrato dal vescovo di Asti, in visita alla cittadella assieme ad una cinquantina di giovani. Mons. Marco Prastaro ha introdotto, dicendo: «Inauguriamo questo spazio per la celebrazioni eucaristiche». Per gli abitanti si è trattato di una presenza significativa, «come se Gesù – confidano alcuni – volesse evidenziare che il santuario di pietre è inagibile ma il santuario vivo, che è la cittadella con i suoi abitanti, è in piedi e continua ad attirare tante persone».

 

Tetto accartocciato

 

Lo stato d’animo degli abitanti

Mai c’è stato tanto desiderio di giornate soleggiate come in questi giorni, qui a Loppiano. Le previsioni del tempo sono seguite costantemente. Se minaccia di piovere, sale la pressione arteriosa di tutta la cittadella. Se arriva la pioggia, l’apprensione pervade gli abitanti. Il pensiero di tutti corre costantemente alla Theotokos, perché l’acqua che cade dentro il santuario può penetrare nell’Auditorium, causando ulteriori e ingenti danni. La chiesa è al centro dei pensieri, dei discorsi, delle speranze. Anche delle verifiche sul posto circa i tipi di lavori che si stanno svolgendo e come stanno procedendo. Chi passa, spesso rallenta o si ferma, per constatare gli sviluppi, scattare foto, chiedere informazioni.

La devastante forza del vento di quel 18 agosto e la grandinata distruttiva della notte successiva hanno colpito anche l’Istituto universitario Sophia e i tetti di alcuni capannoni dei lavori, mentre hanno abbattuto molti alberi, spezzato una grande quantità di rami, danneggiato la carrozzeria di numerose auto. Ma il grande ferito è il complesso della Theotokos, che provoca negli abitanti stati d’animo e riflessioni. «Pensavo che in questo tetto ferito – scrive Luigino –, in una chiesa chiusa e transennata, in questo dolore ci fosse anche un messaggio». E spiega: «In quel piano inclinato di rame invecchiato azzurro ora è diventato visibile nel legno sottostante il marrone dell’umanità, delle sue ferite, della polvere del cammino, della piaga dell’abbandonato e della desolata». Alessandra e Luca aggiungono: «Se la chiesa come edificio può subire i danni del tempo e delle intemperie, non dimentichiamo mai che la vera Chiesa siamo noi e non le nostre costruzioni».

Dagli abitanti stabili agli studenti di Sophia c’è stata immediata e generosa disponibilità a costituire squadre di almeno 10 persone per entrare a turno in azione ogni volta che piove, notte compresa, per raccogliere l’acqua con appositi aspiratori ed evitare l’allagamento del santuario.

La vicinanza di chi è lontano

Prosegue la viva partecipazione di persone da tante parti del mondo, che desiderano concorrere a sostenere gli interventi necessari a rimediare alle conseguenze del forte maltempo. Gli abitanti esprimono la loro gratitudine verso tutti coloro che hanno già fatto giungere un contributo economico. È infatti evidente che le operazioni di ricostruzione e di adeguamento eccederanno i danni rilevati sulle strutture assicurate. Per questo motivo, gli aiuti che stanno arrivando e arriveranno saranno preziosi per far diventare Loppiano ancora più sicura e accogliente.

A tal fine, segnaliamo il c/c intestato a P.A.F.O.M. presso l’istituto bancario Intesa San Paolo S.p.A.

Codice Iban: IT96O0306909606100000180817. Codice Bic: BCITITMM. Causale: Erogazione liberale complesso Maria Theotokos.

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