Sudcoreano, prefetto dei Dicastero del clero, ha conosciuto l’iniziatrice del Movimento nel 1975. Da allora non ha perso più i contatti. Ha raccontato qualcosa di sé nel corso dell’omelia della Messa celebrata alla Theotokos il 14 marzo scorso.
Di Paolo Lòriga
Foto di Mačica Marek
Era l’aprile del 2021. Il vescovo sudcoreano Lazarus You Heung-sik era venuto a Roma per una questione legata alla canonizzazione di un gruppo di martiri coreani. Ebbe un’udienza privata da Papa Francesco. «Mi chiese di venire in Vaticano come prefetto del Dicastero del clero», ovvero responsabile dell’organismo della Santa Sede che si occupa dei sacerdoti e dei diaconi permanenti di tutto il mondo. Rispose al Papa: «Non parlo tante lingue, non sono un grande teologo, non conosco la Curia Romana. Sono un contadino dell’Estremo Oriente». E il Papa: «Chiedi lo Spirito Santo, prega Maria e i martiri coreani, rifletti, non dire nulla e poi torna da me».
Lo stato d’animo era in subbuglio: «Mi veniva da dire di “no”, ma se ci fosse Chiara Lubich, cosa mi direbbe?». Tornato da Bergoglio, gli offrì piena disponibilità. Ma gli chiese cosa lo aspettasse. E il Papa, pronto: «La Croce» e lo ha abbracciato forte. Commenta il prefetto: «È iniziata una nuova avventura, anche molto bella. Ma quel “sì” costa molto. Quante notti ho pianto, ma ricomincio sempre, ricordando di saper perdere, di amare Gesù Abbandonato – anima della mia vita – e dall’impegno a vivere l’attimo presente».
Il porporato racconta di sé durante l’omelia nell’affollato santuario Maria Theotokos. Presiede la Messa del 14 marzo, animata dal Gen Verde, nel 18.mo anniversario della morte di Chiara Lubich. Lui l’ha conosciuta personalmente a Roma, giunto nel 1975 per frequentare la scuola sacerdotale del Movimento dei Focolari e per studiare fino al dottorato in Teologia all’Università Lateranense. L’8 dicembre 1979 viene ordinato sacerdote, torna in Corea del Sud nel 1983, nel 2003 diventa vescovo della sua diocesi.
L’incarico di prefetto di un tale Dicastero è decisamente sfidante, ma resta sereno, fiducioso e generatore di iniziative. «La mia vita è anche semplice. Ho avuto un bellissimo rapporto con Papa Francesco e, ora, ho anche una bellissima comunione con Papa Leone. Inoltre, ho la grande opportunità di amare tutti i sacerdoti, tutti i diaconi permanenti, tutti i seminaristi e tutta l’umanità».
All’inizio dell’omelia, aveva espresso la riconoscenza per essere stato invitato a Loppiano per una circostanza così significativa. «Ricordiamo Chiara Lubich, nel giorno del suo arrivo nel Seno del Padre, in Cielo, nel 2008. Viviamo insieme questo momento di lode e di gratitudine, anche per la conferma a presidente di Margaret Karram e per l’elezione di Roberto Almada come copresidente. Preghiamo affinché possano vivere sempre con Gesù in mezzo e servire così al meglio l’Opera di Maria, facendo sì che il Carisma dell’unità porti frutti per la Chiesa e per l’Umanità». Poi, una confidenza: «Chiara ci ha fatto scoprire Maria, che ci comunica la sua vita. Maria ci rende piccoli e umili, bambini evangelici, e ci fa strumenti suoi che diffondono ovunque l’amore e così generano comunità vive, cellule vive della Chiesa e della società».

