Claritas e i suoi fecondi primi 40 anni

29 Mag 2026 | Notizie, Spiritualità, Storie

Festa nella cittadella per un anniversario tanto significativo il 21 maggio scorso. La storia della scuola per religiosi è stata ripercorsa da un testimone oculare come p. Amedeo Ferrari. Numerosi i frutti nella vita di figli di tanti carismi, venuti a vivere il carisma dell’unità alla Claritas. Appena arrivato un monaco buddista thailandese.

Di Paolo Lòriga

 

Anche l’angusto posteggio alla Claritas ha contribuito alla riuscita della serata di festa. La maggioranza dei partecipanti ha lasciato la macchina al santuario Theotokos, favorendo così una sorta di seppur breve pellegrinaggio a piedi, sulla stradina tra gli ulivi e il bosco il 21 maggio scorso. Ad accogliere tutti p. Antonio Porcellato, della Società dei missionari d’Africa, e don Patrizio Sinigaglia, salesiano, responsabili della scuola per religiosi. «Celebrare i 40 anni della Claritas è un avvenimento per tutta la cittadella – ha fatto presente p. Antonio –. Siamo qui con l’animo pieno di riconoscenza per questi 40 anni di grazie. Questo centro si è sviluppato come un luogo del dialogo orientato all’unità». Ed in effetti, fin dall’inizio, la Claritas è stata fedele alla sua vocazione e alla sua missione che non sembra abbia eguali, quella di essere «una scuola del dialogo della vita per membri di tanti carismi diversi nella Chiesa Cattolica – ha spiegato p. Antonio – e un’occasione di dialogo anche ecumenico ed interreligioso».

Il pensiero è corso subito al monaco buddista thailandese conosciuto come Luce Ardente, una personalità straordinariamente aperta e carismatica, recentemente scomparso. Qui aveva incontrato la spiritualità dell’unità e prima di morire ha desiderato che una parte delle sue ceneri venisse portata nel camposanto di Loppiano, mentre alla Claritas sono già arrivati alcuni suoi oggetti significativi.

Il 21 maggio 1986 Chiara Lubich visitò la casa che ospitava una decina di religiosi venuti a Loppiano per la presenza della fondatrice dei Focolari. «L’arredo era tutto materiale di recupero, dai materassi agli asciugamani – ha ricordato un testimone oculare come p. Amedeo Ferrari – e nella stanza meno sinistrata al primo piano, ove si era messa una striscia di moquette, era stata accolta Chiara».

 

Amedeo è un francescano conventuale, venuto da Milano per l’occasione, e, nel corso dell’omelia della Messa da lui presieduta, ha rievocato la storia della Claritas. Subito ha posto l’accento su un’apparente concomitanza, che egli ha definito «una provvidenziale divina coincidenza tra il Vangelo che abbiamo letto e la Parola di Vita che Chiara ha dato alla Claritas». Quel giorno il brano era tratto dal capitolo 17 di Giovanni, che riportava la preghiera di Gesù al Padre («Che tutti siano uno come io e te… affinché il mondo creda») e proseguiva con: «La luce che hai dato a me io l’ho data ad essi».

Proprio p. Amedeo, al termine di quell’incontro del 21 maggio 1986, «scendendo le scale malmesse della casa – ha ricordato con commozione –, ho approfittato per chiedere a Chiara se poteva dare un nome alla casa e una Parola di Vita per la scuola». Ella rispose per iscritto poco dopo, chiamando “Claritas” la nuova sede e indicando in «La luce che hai dato a me io l’ho data ad essi» la frase del Vangelo, con una sottolineatura: «Dare a tutti la luce dell’Ideale», con tanto di data e firma per suggellare un tale programma. Chiara aveva intuito anni prima l’importante presenza dei religiosi nell’ambito del Movimento e in quel giorno la confermava con un posto preciso nella cittadella.

 

 

Amedeo ricevette dal Centro internazionale dei religiosi vicini ai Focolari il compito di acquistare l’allora «casa colonica di Scaraggi, tutta cadente». I lavori di ristrutturazione si svolsero dal 1989 al 1990, mentre i religiosi erano ospitati presso la parrocchia di San Vito. Nel 1991, Chiara inviò il francescano conventuale alla Claritas, che ne fu responsabile fino al 2009. In quei 18 anni, sono stati alla Claritas oltre 2.650 religiosi da tutto il mondo di 145 istituti. «Posso testimoniare – ha confidato p. Amedeo – l’infinità di frutti compiuti da Gesù in mezzo attraverso la spiritualità e la testimonianza della cittadella. Religiosi arrivati alla ricerca, con problemi anche di vocazione o di difficoltà di fedeltà a vivere la vita consacrata o di rapporto con i superiori o i confratelli, ritornare risolti, risuscitati, felici di aver ritrovato il rapporto con Dio e con i fratelli in un’esperienza cristiana nata dal Vangelo».

Alla Messa è seguita la recita del Rosario e poi una fraterna, simpatica e gustosa cena condivisa, per la quale i partecipanti avevano portato qualcosa di buono. Non poteva mancare per l’occasione una grande torta per festeggiare questi primi quattro decenni. E non è mancata nemmeno una novità. «Guardare al passato – aveva precisato p. Antonio all’inizio della serata – ci aiuta a discernere meglio le sfide che sono davanti a noi per il futuro di questa casa». E un segno del domani è stato certamente l’arrivo di Phra Pittaya, monaco buddista thailandese, discepolo di Luce Ardente, giunto a Loppiano il 25 maggio per un soggiorno di due mesi, dopo una prima permanenza di tre mesi due anni fa.

 

 

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