Joseph had lived in several focolare communities of Rome, Italy, ever since 1965. He arrived in Loppiano four years ago, in 2016, and moved into Nuova Unita House. His vision was deteriorating, but that did not prevent him from being attentive to everything that was happening around him. When he was diagnosed with maculopathy, he confided to his friend, Angolino Lucchetti: “It comes now that I have the time to read… with this condition, God has been mindful of me.” Joseph was a pillar of the Focolare Movement and, for more than forty years, he worked for Città Nuova Publishing House, taking on several roles, including director until 2001.

 

Giuseppe Garagnani era nato il 22 novembre 1934 a Sassuolo, in provincia di Modena, primo di due figli, da una famiglia molto religiosa. Il papà era proprietario terriero e imprenditore agricolo, spedivano frutta in tutta Italia e all’estero.
Giuseppe si era laureato in architettura, iniziando subito l’attività professionale in uno studio di Bologna, e portando avanti nel contempo un’altra attività di famiglia: il commercio di legnami. Per questo faceva lunghi viaggi nell’est Europa, allora comunista, in particolare, in Croazia e in Serbia.
Giuseppe era molto impegnato nell’Azione Cattolica, e col fratello Luigi (di due anni più giovane), erano legati al cardinal Lercaro che, nella chiesa bolognese, portava avanti spinte innovative in quel periodo preconciliare. Il fratello Luigi diventerà sacerdote, mentre Giuseppe rimane colpito dalla radicalità evangelica di alcune persone che incontra, nell’estate del 1959, nell’ultima delle prime Mariapoli.

Racconta a tal proposito Michele Zanzucchi, suo collega per tanti anni: «Nel 1959, andò alla Mariapoli di Fiera di Primiero e ricordava un episodio. Ad un certo punto, gli chiesero di accompagnare una signora con due bambine che doveva cercare delle case in affitto nella valle. Allora, lui, che aveva una grossa macchina, una delle poche macchine disponibili, si prestò per questa cosa e mentre la signora usciva, nel sedile posteriore c’erano queste due bambine, che avevano 5 e 3 anni, le quali lo sorpresero perché parlavano di Paradiso e lui si disse: se persino le bambine parlano di Paradiso vuol dire che qui c’è qualcosa di vero. La signora era mia madre Anna Maria Zanzucchi e le figlie erano le mie sorelle Chiaretta e Tatina».

Gli effetti di quella Mariapoli su Giuseppe furono fortissimi. «Dalla Mariapoli di Fiera di Primiero – ricorda – tornai nella mia città con la certezza di avere incontrato la Chiesa viva e con il desiderio di conoscerla meglio. Ma intorno a me non trovavo risposte. Mi soccorse però un giornale che mi raggiunse a casa. Qualcuno, evidentemente, aveva annotato il mio indirizzo e mi aveva inviato quel foglio: era Città Nuova. Lo trovai in sintonia piena con ciò che avevo sperimentato di persona e, afferrato il bandolo di quel lungo filo che mi ero ritrovato fra le mani, non lo mollai più».

E così, nei primi anni ‘60, matura la decisione di entrare in focolare e partecipa alla scuola di formazione, portando con sè anche una notevole dote economica, sia per la nascente cittadella di Loppiano che per il Centro Mariapoli di Rocca di Papa.

Giannino Dadda, sin dagli anni ’60, tra i responsabili del complesso editoriale Città Nuova, ricorda: «Nel 1964,  è tra i pionieri della nascente cittadella di Loppiano e, dal ‘65 in poi, è a Roma per dedicarsi a Città Nuova. Per vari anni – anche per la sua sensibilità artistica – ha curato la grafica delle copertine dei volumi dell’editrice mentre, a metà degli anni ’70, entra nella redazione della rivista, dando un prezioso contributo con articoli ed inchieste, che rivelavano la sua capacità di leggere gli avvenimenti sociali e le realtà internazionali. Affiancherà poi, come capo redattore, Guglielmo Boselli, direttore responsabile, impegno che lui stesso svolgerà dalla fine del 2001, alla morte improvvisa di Guglielmo. Come responsabile della rivista ha avuto modo di tenere uno stretto rapporto con Chiara Lubich e don Pasquale Foresi, da loro stimato per le sue doti professionali e sensibilità spirituale».

Michele Zanzucchi lo ricorda così: «Giuseppe aveva una vastissima cultura, veramente impressionante, soprattutto storica e geografica. L’ultima notizia non lo interessava molto, gli interessava più il senso delle cose. Ricordo che come capo redattore già allora, e poi come direttore, aveva in mano il menabò che tracciava con perizia di architetto e il giornale per lui era proprio come una costruzione architettonica. Vedeva gli equilibri tra le masse, tra gli argomenti, e alla fine, tirava fuori una rivista sempre molto equilibrata».

Aurora Nicosia, attuale direttore dela rivista Città Nuova spiega: «Era una persona integra e umile. Di intelligenza acuta e carattere schivo, mi colpiva la sua passione per il lavoro e l’abnegazione che non gli faceva lesinare fatiche. Un amante del bello, del lato estetico della vita, aspetto che trovava eco nella cura con cui seguiva l’impaginazione della rivista. In prima fila, ma dietro le quinte, mai interessato a dimostrare quanto valeva. E forse neanche lui stesso si rendeva conto di quanto valesse, talmente era abituato a mettersi al servizio. Ricordo quando è stato nominato direttore: abbiamo dovuto organizzargli una cena a sorpresa, perché non avrebbe mai ritenuto necessario festeggiare. Volevamo dimostrargli il nostro affetto e la nostra fiducia: ne rimase contento e colpito. Non se l’aspettava, perché Giuseppe era così: non si aspettava mai niente da nessuno. Neanche un “grazie” perché per lui esistevano più i doveri che i diritti».

Giuseppe per un periodo fu in focolare con don Foresi, con uno speciale rapporto con Foco e sempre in contatto con Chiara non solo per il suo delicato ruolo, ma come figlio del Carisma. Come si evidenzia negli stralci di alcune lettere scritte a lei: “…Voglio tradurre in vita, anche con il tuo aiuto, Chiara, quell’impegno di fedeltà alla Desolata che anch’io ho sottoscritto, per averla con me, la Mamma mia, sempre, come Giovanni, e possa essere la chiave (questo impegno) di quella santità che tu hai chiesto per noi….” (1969); “…nel tuo paradiso c’è l’arte nuova, e anche per questo aspetto si arriverà al ‘Come in cielo così in terra’… Quel tuo ‘Ho un solo Sposo sulla terra’ è stato sempre, ed oggi più che mai per me somma espressione di arte e insieme culmine di ogni teoria sull’arte…”(1974); “…Quante volte ho rinnovato propositi, o preso determinazioni solenni, e ancora oggi mi trovo come Pietro al canto del gallo. Eppure è proprio questa coscienza che mi fa più ardito a ripetere: ‘Tu lo sai, Gesù, che ti amo’ … Quanto mi resterà da vivere, vorrei proprio fosse solo per l’unità”. (1981); “…Troppo alto il disegno, verrebbe da gridare, troppo modesta la nostra umanità per adeguarsi. E sarebbe vero se non distogliessi lo sguardo da me, per rilanciarmi nella divina avventura che allora ci proponesti e ancora ci proponi di vivere nell’unità. Ma in fondo al mio abisso c’è Lui. E come quella prima volta lo scelgo per ricominciare…” (1994).

Giuseppe ha spiccato il  suo volo martedì 15 dicembre a Loppiano, dove aveva iniziato la sua avventura focolarina nel 1964; ci è tornato quattro anni fa umilmente, silenziosamente, come il servo che ha fatto tutto quello che doveva fare, trafficando bene i suoi tanti talenti e certamente Gesù gli avrà detto “ Vieni servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore ( Mt 25,21).

Joseph Garagnani was born on November 22, 1934 in Sassuolo, Italy. He was the first of two children from a very religious family. His father was a landowner and farmer, selling fruit all over Italy and beyond.

Joseph graduated in architecture and right away began to work in a studio in the city of Bologna as he continued to bring ahead the family’s timber trade business. For this reason he took long trips to Croatia and Serbia in Eastern Europe which was Communist at that time. Joseph was very involved in the Catholic Action Group and with his brother Louis who was two years younger than he was, were linked to Cardinal Lercaro who had brought some innovative changes in the years prior to the Second Vatican Council. Louis would become a priest, but Joseph remained quite struck by the Gospel radicalness of some people he had met at a Mariapolis in 1959.

He talked about it to his colleague Michael (Michele) Zanzucchi: “In 1959, he went to the Mariapolis in Fiera di Primiero and remembered an incident. At one point, they asked him to accompany a woman with two children to search for accommodations in the valley. So, with his huge car, one of the few available, he agreed to do it. As the woman got out of the car, the two children of five and three gave him quite a surprise because they were talking about Heaven, and he said: ‘If the children are talking about Heaven, then there is something real going on here.’ That woman was my mother Anna Zanzucchi and the little girls were my sisters Clare and Tatina.”

The Mariapolis had a very strong effect on Joseph. He later recounted: “After the Mariapolis in Fiera di Primiero I returned home with the certainty that I had found the living Church, the desire to to know it better. But I couldn’t find any answers around me. I found help in a magazine that arrived at my home. Someone had evidently taken down my address and sent me that news magazine. It was Città Nuova. I found that it perfectly reflected what I had experienced for myself and, clenching that key that had been placed in my hands, I never let go of it again.”

In the early 1960s his desire to enter a focolare community grew stronger. He attended the school of formation for consecrated focolarinos, bringing with him a noteworthy economic dowry that helped in building the little city of Loppiano and for the Mariapolis Center in Rocca di Papa.

Johnny Dadda had been one of the people in charge of the editorial group of Città Nuova up until the ‘60s. He recalls: “In 1964, he was one of the pioneers of the nascent Focolare town of Loppiano and, from 1965 onward he was in Rome working for Città Nuova. For several years – because of his artistic talents – he took care of the graphics for the front cover of the publications. In the mid-70s, he entered into the editing of the magazine, offering a precious contribution with articles and research, which revealed his talent at reading social events and international situations. He would later as, head editor, accompany William(Guglielmo) Boselli, head director, a task that he himself would carry out at the end of 2001 when William died. As magazine director he was able to build a close rapport with Chiara Lubich and Fr Pascal Foresi who highly esteemed him because of his professional skills and spiritual sensibility.”  

Michael Zanzucchi remembers him in this way: “Joseph had a vast cultural background, truly impressive, especially in history and geography. It wasn’t the latest news that he was interested in but the significance of what was happening. As head editor and later director, he had the paste-ups in his hands, which he drew up with the precision of an architect (and for him the magazine really was an architectural construction.) He saw the balances between the masses and between the topics. In the end, he would draw out a magazine that was totally balanced and harmonious.”

Aurora Nicosia, current director of Città Nuova, explains: “He was a person of integrity and humility, acute intelligence and a shy personality. I was struck by his passion for the work and his dedication that made him spare no effort. He was a lover of beauty and the aesthetic side of life, something that he could echo in the care he took with the pagination of the magazines. He was on the front lines, but behind the scenes, he was never interested in showing how valuable he was, because he was always so accustomed to serving. I remember when he had been named director, we had to arrange a surprise dinner for him because he would never have thought that such a celebration was necessary. We wanted to show him our love and our faith in him. He was surprised and pleased. He was never expecting it, because that’s the way Joseph was: he never expected anything from anybody, not even a ‘thank you’, because, for him, duties seemed more important than rights.”

Joseph lived for a while in the same focolare house as Fr. Foresi with whom he shared a special rapport with Foco and was always in touch with Chiara, not only because of his special role, but also as a son of the Charism, as several of his letters to Chiara demonstrate: “. . . I would like to turn into life, also with your help, Chiara, that effort at being faithful to the Desolate that I also signed on to, to have her with me, my Mamma, always, with John, and that this would be the key (this effort) to that holiness that you had asked for us. . .’ (1969); ‘. . . In your paradise there is a new art, and this is why I expect that the “On earth as in heaven” will happen . . . Your “I have only one Spouse on earth” was always and still is now more than ever, the highest expression of art for me, and at the same time the culmination of every theory of art.” (1974); “How many times have I renewed my proposals, or solemnly determined . . . and today again I find myself once more like Peter as the cock crows. But it is precisely that awareness which makes me more ardent in saying once more: ‘You know, Jesus, that I love you’ . . . For whatever time I have left to live, I’d really like it to be only for unity.” (1981); “. . . Too high the design, I would feel like shouting, too modest our humanity to conform. And that would be true if I didn’t turn my gaze away from me, to relaunch myself into the divine adventure that you once proposed to us and continue to propose, to live in unity. But at the bottom of my abyss there is Him. And like that first time, I choose Him, to begin again. . .” (1994).

Joseph took flight on Tuesday, December 15th from Loppiano where he had begun his focolare adventure in 1964. He humbly and silently returned four years ago, like that servant who has done all that was required of him, trafficking his goods and talents. And Jesus undoubtedly said to him: “Come, good and faithful servant, enter into the glory of your Lord” (Matthew 25:21”

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