A piene mani

22 Ago 2012 | Vite vissute

Per Marisa Emmanuelli “dare” (tempo, forze, denaro, capacità) era come una seconda pelle, uno stile di vita. Aveva sempre qualcosa da dare: aiuti concreti e conforto: cercava e trovava…

Ogni volta che Marisa saliva a Loppiano non ci veniva mai a mani vuote. Tanti ricordano che aveva sempre qualcosa da dire e non era mai nulla di banale. Quasi con noncuranza e sempre con una buona dose di humor, raccontava con semplicità le ultime avventure che le erano capitate ed in genere si trattava di gesti di solidarietà, aiuti concreti in sostegno, somme di denaro cercate e trovate per soccorrere famiglie o persone in difficoltà, alloggi per chi non aveva una casa (quando non metteva a disposizione la sua), lavoro per chi l’aveva perso o era in cerca. Insomma: per Marisa “dare” (tempo, forze, denaro, capacità) era come una seconda pelle, uno stile di vita. 

Marisa Emanuelli di Pontassieve (FI) aveva conosciuto i Focolari già negli anni sessanta e ci ha lasciato domenica scorsa, dopo una breve malattia, ma a ragione possiamo dire che lei c’è, continua a vivere negli innumerevoli “atti d’amore” che ha sparso, appunto, a piene mani.  Marisa aveva la capacità unica di far sentire ogni persona che veniva in contatto con lei come unica e amata in modo preferenziale e non ha smesso di vivere così neppure nei momenti più difficili. In questi ultimi mesi diceva: “Ora non posso fare più tanto ma ascolto; mi raccontano tanti dolori, situazioni difficili e quando hanno scaricato i loro fardelli, partono con un po’ di pace ed io ringrazio Dio Padre di questa mia condizione perché posso dare ancora.”

Negli ultimi tempi, a causa della malattia, aveva anche perso l’uso della parola: proprio lei, per cui comunicare era quasi come respirare. Lo faceva con chiunque ed era sempre per un unico fine: amare. Lasciamo dunque a lei la parola, per raccontarci qualcuno di quegli innumerevoli gesti che hanno ridato vita, forze, speranza e molto altro a tanti.     

Gennaio 2004 – Giorni fa tornavo da Venezia in treno e si è seduto accanto a me un giovane di 20 anni, era del Marocco, musulmano, faceva il muratore ed era molto felice di lavorare in Toscana. Abbiamo parlato delle nostre religioni e gli ho chiesto se il sabato precedente aveva sentito che il Papa: aveva parlato delle nostre tre religioni, musulmani, ebrei, cristiani che adorano lo stesso Dio. E così abbiamo discusso insieme di  come il Corano e la Bibbia  hanno tante cose in comune e che dovevamo lasciar perdere ciò che ci divide.” Vedi – gli ho detto – che anche tu ed io siamo fratelli?”. Arrivati a Firenze ci siamo lasciati promettendoci di amare tutti, restando fedeli al nostro credo. Prima di scendere mi ha detto: “posso darti un bacio?”.

Maggio 2007 – Dieci  giorni fa è morto il papà (molto anziano) di un mio amico, sono andata subito in ospedale per essergli vicino e c’era anche la badante che l’aveva accudita, non era italiana, e questa signora piangeva piangeva; m’ha fatto molta tenerezza e pensavo: guarda come gli voleva bene. Dico questa cosa a un signore lì accanto e mi dice: ma guarda che piange perché ha perso il lavoro. “Ah!” dico. Poi mi chiedono se voglio essere accompagnata a casa, ma preferisco rimanere lì a recitare il Rosario. Passa una mezz’oretta e squilla il cellulare: è un’amica che chiede una badante per la sua mamma e le dico: “Ce l’ho proprio qui di fronte!”…Devo proprio confessare  che quello di trovare un lavoro alle ragazze straniere è uno dei miei hobby preferiti…non lo so, ma sento dentro questo amore per l’umanità.

Gennaio 2010 – Mia nipote Lucrezia ogni tanto mi  telefona e mi chiede: “Nonna, raccontami il tuo ultimo atto d’amore”. L’altro giorno mi ha preso alla sprovvista perché non avevo nulla da raccontarle, sentivo che non avevo vissuto, allora le ho detto che l’avrei richiamata dopo. Era una giornata fredda e piovosa, mi sono vestita e sono uscita sperando di trovare qualcuno che mi desse l’occasione di fare un atto d’amore; per strada non c’era nessuno e così sono andata in chiesa a fare una visita a Gesù nel tabernacolo. Vicino alla Madonna c’era una persona tutta rannicchiata che piangeva: “Signora, posso fare qualcosa per lei?” le ho detto. Lei mi ha guardato stupita ed ha cominciato a dirmi che stava chiedendo alla Madonna una grazia perché era in un momento di grande difficoltà, anche economica. Allora le ho dato appuntamento all’indomani, sempre in chiesa. Tornata a casa, ho telefonato ad alcune amiche danarose e tutte hanno contribuito. Il mattino dopo,  all’appuntamento, ho potuto consegnarle una busta. Ero felice perché potevo telefonare a mia nipote Lucrezia e raccontarle tutto.

L’ultima testimonianza è dei giorni scorsi. Con un soffio di voce ha sussurrato più volte:” Fotodo, fotodo”. La figlia non capendo, le ha fatto delle domande, fino ad arrivare a capire il senso di quelle sillabe: “ofFrO tuTO a DiO”. Serenamente Marisa ha annuito con un bel sorriso, il suo ultimo, luminoso messaggio.

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