di Alessandro Venturo
Una trentina i partecipanti al laboratorio “Parole laiche di economia biblica”, che si è svolto al Polo Lionello Bonfanti dal 4 al 6 luglio scorso. Un cenacolo culturale per trovare parole nuove, laiche per comprendere l’attualità. Tra di loro studenti, cooperatori, professionisti, giornalisti o semplici appassionati dell’arte della narrazione, provenienti non solo dall’Italia ma anche da altri Paesi.
Trovare parole nuove e laiche per comprendere l’attualità e parlare di economia, attingendo ai simboli e alle profondità dell’umano, avendo come bussola la Bibbia e le sue storie: questa la sfida della tre giorni che si è svolta presso il Polo Lionello Bonfanti il primo fine settimana di luglio e intitolata “Parole laiche di Economia biblica”. Il laboratorio era promosso dalla Scuola di Economia Biblica in collaborazione con Economy of Francesco. L’esperienza formativa ha attirato una trentina di giovani provenienti da varie regioni italiane e Paesi del mondo, quali: Perù, Brasile, Albania, Messico, Colombia, Palestina, El Salvador.
Il primo giorno ha aperto la riflessione don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei. Il suo intervento, attraversando il racconto dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli, si è incentrato sulla forza generativa delle parole bibliche nella dottrina sociale della Chiesa. Bignami ha evidenziato come “povertà” e “fragilità”, prima ancora che categorie sociologiche, politiche e filosofiche, siano categorie teologiche imprescindibili per la Chiesa, perché la sua preoccupazione fondamentale è quella di riconsegnare le persone alla loro dignità, guarendole dalle ferite della vita.
Tra i relatori anche il professor Luigino Bruni, fondatore della Scuola di Economia Biblica, che ha dedicato il suo primo intervento al legame tra la letteratura e la Bibbia, che ha definito il “codex simbolico-narrativo dell’Occidente”, per la sua forza ispiratrice rimasta intatta nel corso dei secoli. Bruni ha poi tessuto un parallelismo tra il capitolo 22 della Genesi, che narra il sacrifico di Isacco, e l’opera “Timore e Tremore” del filosofo Søren Kierkegaard, che affronta la stessa vicenda offrendo quattro interpretazioni diverse. Poi, è stata la volta dei partecipanti, ai quali è stato dato lo spazio per scrivere la propria versione del racconto biblico.
La giornata si è conclusa con la lettura teatrale intitolata “La grammatica del dono. I miserabili”, curato dagli artisti “Noi Duo” ed ispirato alla rilettura di Luigino Bruni dei grandi classici di Victor Hugo e di brani del Vangelo.
Ospite della seconda giornata era il poeta Gabriel Del Sarto che, nella sua lezione, ha approfondito il tema del dono attraverso la storia della chiamata di Giona, profeta dell’Antico Testamento. Del Sarto, raccontando le peripezie di Giona dal rifiuto alla balena, fino al salvataggio di Ninive, ha proposto il mito del viaggio dell’eroe come tecnica narrativa, invitando ogni partecipante ad esplorare questo archetipo e a mettersi in gioco, scrivendo una storia di cui fossero loro stessi gli “eroi” protagonisti, riflettendo sul significato del dono e della chiamata.
Nel pomeriggio, il professor Bruni ha proposto un ulteriore parallelismo tra Bibbia e letteratura, affrontando il racconto di Jorge Luis Borges “Il Vangelo secondo Marco”.
La tre giorni si è conclusa con una condivisione collettiva dei testi: storie intime, visionarie, a tratti spiazzanti, che hanno restituito voce e profondità a personaggi e simboli della tradizione biblica. È nata così una piccola comunità di narratori, che ha scelto di abitare insieme un altro linguaggio dell’economia. Un primo passo che non vuole restare isolato: il desiderio comune è continuare a camminare, scrivere, immaginare. Insieme.