di Paolo Loriga
Ha rischiato di diventare un ragazzino con il mitra. I missionari comboniani lo hanno aiutato a studiare. È diventato il leader dei bambini rifugiati in parrocchia. Ordinato sacerdote, ha ideato il progetto “Pace insieme Uganda”, che accoglie 250 bambini e fa dialogare leader religiosi e politici.
La gente lo chiama “Ribamoi”, che, nella lingua Acoli, parlata nel nord dell’Uganda, significa “Eroe dell’unità”. E le ragioni non mancano. Ha infatti pacificato i difficili rapporti tra due tribù, scese in aperto conflitto tra loro, con tanto di abitazioni incendiate e famiglie costrette ad abbandonare i propri villaggi. Don Leonsyo Akena, ugandese, dal 25 agosto 2024 è a Loppiano per laurearsi a Sophia in “Dialogo, pace, comunicazione” nell’ambito della “Cultura dell’unità”. Eppure, non dovrebbe averne bisogno.
«Sono cresciuto in mezzo alla guerra. Avevo 11 anni, quando nel 1986 sono iniziati i combattimenti tra ribelli ed esercito governativo nel Nord Uganda. Molti adulti, anziani e bambini morirono. La popolazione fu costretta a fuggire e per 15 anni abbiamo vissuto in campi d’accoglienza». Commenta: «I civili pagano sempre il prezzo più alto». Ricorda i due missionari comboniani italiani uccisi e i catechisti ammazzati dai ribelli, ma in don Leonsyo c’era un dolore più lacerante: «Quasi 30 mila bambini furono rapiti dai ribelli per trasformarli in soldati. Sarebbe potuto capitare anche a me».
I missionari comboniani gli chiesero di dare una mano in parrocchia. Rimase ammirato dalla loro testimonianza. I comboniani ricevevano molti aiuti dall’Italia, in vestiario, medicinali e altri beni. «Per me fu una scuola di vita. Ogni bene arrivato veniva distribuito generosamente a chi era nel bisogno. Per questo motivo fu ucciso uno di questi sacerdoti». Prosegue don Leonsyo: «Questi missionari mi hanno aiutato in tutto. Ho vissuto con loro e con i bambini che venivano a trovare rifugio in parrocchia. Senza volerlo, sono diventato loro leader».
In questo contesto di guerra, il giovane Leonsyo si chiese come avessero vissuto i politici della sua città, Pajule, 60 mila abitanti. «Hanno protetto la popolazione. Come pure i politici nazionali del nostro distretto. Loro sono anglicani, ma c’è stata grande collaborazione con i preti cattolici». E aggiunge: «Quanto è importante che i bambini vedano leader che pensano alla popolazione e non al proprio partito, e che dialogano con tutti».
Leonsyo è stato ordinato sacerdote durante la guerra, finita nel 2008. Ma la pace non ebbe automaticamente inizio. Conobbe la spiritualità dei Focolari nel 2000, quando era nel seminario di Gulu, vicino al Sud Sudan. «Un carisma nato durante una guerra, Chiara che aiutava i bisognosi. Per me era la stessa storia. Sono rimasto molto colpito e ho conosciuto i focolarini». Poi, una visita determinante. Tre ragazzi degli Stati Uniti andarono a trovarlo e gli lasciarono 2.000 dollari. Era dicembre 2007. «Avevo la possibilità di educare e formare i bambini, così come era capitato a me. Il carisma di Chiara mi ha tanto ispirato».
Prende avvio l’avventura. Crea un comitato per gestire borse di studio per 21 studenti. Le analisi sono drammaticamente illuminanti: «Il 99 per cento dei ribelli in Africa non sono andati a scuola e seguono la logica della guerra». Nasce il progetto “Pace insieme Uganda”. Nel 2013 incominciarono le adozioni a distanza con Barletta (in Puglia), la città di padre Raffaele, ucciso dai ribelli. Nel 2018 si costruirono due aule per studenti dai 3 ai 14 anni, poi un dormitorio per ospitare 350 alunni.
Troppo bello per non incontrare ostacoli. Il Covid-19 ha fatto sentire il suo impatto finanziario. «Le donazioni dall’Italia sono diminuite e le adozioni a distanza sono ancora chiuse». Di conseguenza, il numero dei ragazzi ospitati si è ridotto a 250. Ma don Leonsyo non si arrende. Sul fronte economico sviluppa progetti di microcredito per le donne, mentre sul versante sanitario, lavora per diffondere la cultura di una corretta alimentazione e crea un piccolo dispensario. Secondo Ribamoi, poi, il dialogo è essenziale per costruire relazioni pacifiche tra le persone. Così, è riuscito a riunire funzionari governativi, vescovi cattolici, sacerdoti anglicani e leader musulmani per vivere in dialogo e pregare insieme. Nel 2010, da questa esperienza, nasce un appuntamento per celebrare annualmente la Giornata Mondiale della Preghiera per la Pace, con un programma di una settimana e una preghiera l’ultimo giorno. A questo appuntamento che, nel 2010, contava circa 200 partecipanti, il 2 agosto 2025 hanno preso parte quasi 4.000 persone. Don Leonsyo confida: «La scuola per i bambini è educazione. La scuola per gli adulti è dialogo».
Per sostenere
Chiunque ne abbia la possibilità, può sostenere finanziariamente il progetto “Pace insieme Uganda” contribuendo alla costruzione di un dormitorio per bambini, oppure offrendo la propria disponibilità come insegnante di scuola primaria, infermiere, operatore di microfinanza o contattando organizzazioni nella propria città interessate a collaborare alle iniziative di don Leonsyo. Per maggiori informazioni basta scrivergli all’indirizzo: leonsakena@yahoo.co.uk.