A pochi giorni dal quinto anniversario della scomparsa di Chiara Lubich proponiamo un viaggio alla scoperta del suo rapporto con Loppiano. Foto, video e documenti che raccontano la storia della cittadella dalla prospettiva di chi ne ha avuto l’ispirazione

Questa volta iniziamo dalla fine. Cioè dal 15 maggio 2003 e precisamente dall’ultima volta che Chiara Lubich ha fatto visita alla cittadella. Sulle fondamenta appena gettate del futuro santuario dedicato a Maria Theotokos, quel giorno si è svolta la cerimonia della posa della “prima pietra”, alla presenza di autorità civili e religiose e di molti, moltissimi abitanti e amici di Loppiano. «Nessuno avrebbe immaginato che quella sarebbe stata l’ultima volta che Chiara sarebbe tornata tra noi» – racconta un testimone presente quel giorno. «Ogni volta che Chiara veniva – trentasette le sue visite in quarant’anni – succedeva qualcosa». «Certo, c’erano anche i giorni di vacanza, soprattutto nei primi anni, ma poi ci veniva soprattutto per segnare anche con la sua presenza le numerose tappe dello sviluppo di Loppiano».

Loppiano era per Chiara il primo luogo in cui l’unità aveva preso forma e concretezza permanente: dall’urbanistica, alle scuole di formazione per i membri del movimento, ad un nuovo stile di fare economia, ad una cultura nuova che trae linfa e forza da oltre 60 anni di vita cristiana incentrata sul comandamento che Gesù chiamò suo: «Che tutti siano uno».

Iniziamo il nostro viaggio proponendo una clip dell’ultima concretizzazione della cittadella a cui Chiara ha preso parte di persona: la posa della prima pietra del santuario Maria Theotokos, avvenuta dopo ben quarant’anni dalla nascita di Loppiano. Perché? E’ lei stessa a spiegarlo: «Ci pareva che la chiesa in pietre sarebbe dovuta venire dopo aver dato questa testimonianza collettiva d’unità realizzata tra pietre vive» .

Guarda il video.

 

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