La parola ai ricordi e alla testimonianza di un pioniere della prima ora: Domenico Fea, focolarino e in quegli anni di fondazione, impiegato al Banco di Roma, nella città di Firenze.

«Siamo agli inizi del 1962. Vivevo in focolare a Firenze ed ero impiegato al Banco di Roma. Conoscevo un po’ l’economia toscana, per questo mi era stata affidata la gestione della Fattoria Loppiano, una tenuta di cento ettari coltivata a viti e ulivi, ereditata da Vincenzo Folonari e sua sorella Camilla, e da loro donata al Movimento dei Focolari. Era una società per azioni e ne divenni l’amministratore unico.

La fattoria aveva una gestione mezzadrile, i beni venivano distribuiti al 60% ai contadini e il resto alla proprietà. Ma dopo la guerra la mezzadria non rendeva più, era superata. C’era una crisi generale delle campagne.

Ricordo alcuni giorni passati a Roma con don Pasquale Foresi e i primi focolarini, momenti tra i più forti e belli della mia vita. Stava iniziando in quel periodo la costruzione del Centro Mariapoli di Rocca di Papa e mi fu chiesto se era possibile pensare di ricavare fondi dalla tenuta di Loppiano, da indirizzare a questo scopo. Ero ormai venuto a conoscenza dei problemi dell’azienda, perciò risposi francamente che non mi sembrava possibile. L’obiettivo era vendere la proprietà. Pensavo dentro di me: perché disfarsene? Non abbiamo niente, qui almeno ci sono dei sassi, possiamo trasformarli in cemento e attraverso stampi produrre statue da commercializzare! Ma il mio compito era proprio cercare di vendere la tenuta… e m’impegnai in questo.

Le agenzie immobiliari di allora erano piene di offerte di fattorie toscane e c’era bisogno di profonde trasformazioni per essere competitivi, perciò riuscii a vendere solo due piccoli appezzamenti. Per più di un anno nessun altro compratore si fece vivo, poi ne spuntarono due, con offerte di un certo rilievo. Fu così che don Pasquale Foresi, prima di avviare le trattative, decise di venire a vedere la terra, che non conosceva.

Ricordo una giornata piena di nebbia. Dopo il pranzo facemmo un sopralluogo poi, don Foresi ripartì per Roma. Solo mesi dopo seppi dell’idea che era maturata in lui: Loppiano poteva essere il sito ideale per la costruzione della Mariapoli permanente, sognata da Chiara già negli anni cinquanta ai tempi degli incontri estivi sulle Dolomiti! Quella sera stessa l’aveva comunicata a Chiara e lei aveva sentito che quell’idea veniva da Dio, lo scrisse perfino sul suo diario. Cominciò così l’avventura della cittadella di Loppiano che continua tuttora. Non si parlò più di vendere, ma di costruire.

Dopo qualche mese mi fu esposto il progetto di far sorgere qui l’Istituto Mystici Corporis, centro internazionale di cultura per i laici. Feci presente le difficoltà che vedevo dal punto di vista amministrativo e fiscale. Don Foresi comprese le ragioni e mi rispose: “Andiamo avanti e fidiamoci della Madonna”. E così abbiamo fatto. Cercai allora il migliore commercialista di Firenze, oltre ad un bravo legale, perché ci aiutassero a risolvere i problemi.  E si arrivò così, nel 1964,  a mettere la prima pietra della cittadella».

 

 

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