Molti dei nostri lettori ed amici ci hanno chiesto come si vive questo tempo di quarantena a Loppiano, cosa è cambiato, cosa ci manca. Ecco, questo articolo è per condividere un po’ della nostra vita, in questo tempo così originale.

 

Rare sono le auto che attraversano l’altopiano collinare dove sorge Loppiano, sopra Incisa Valdarno. Ancor più strana è l’assenza di pedoni. La natura, dopo la neve delle scorse settimane, ha cominciato a rinascere, continuando la sua primaverile fioritura di vita. Se la quarantena non permette ad alcuno di mettere il naso fuori da casa, non impedisce però il brulicare vivace della vita nel nascondimento delle case, in famiglia, nelle scuole, nei focolari. Durante questa Quaresima così originale, a Loppiano si continua a studiare, a lavorare, a pregare, a condividere ogni cosa, cercando, come sempre, di meritare la presenza di Gesù: “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (cfr. Mt 18,20)./>
«Stiamo facendo, un po’ come in tutta Italia, l’esperienza della clausura» racconta serafico Redi Maghezani, focolarino sacerdote che vive nella cittadella da circa dodici anni. «La mattina molti di noi si svegliano con la messa di Papa Francesco poi, ci sono le diverse occupazioni: il lavoro, lo studio, la cucina, le pulizie. A mezzogiorno, ci fermiamo per il “Time Out” una breve preghiera per la pace, proposta dai giovani, a cui abbiamo aggiunto ultimamente una speciale intenzione per gli ammalati di Coronavirus, per i medici e gli infermieri… Poi, la sera ci colleghiamo via streaming, per pregare insieme, per riflettere su temi di attualità, per fare comunione e condividere quanto abbiamo vissuto».  I sacerdoti continuano a celebrare l’Eucarestia senza assemblea: “Celebriamo ogni giorno senza di voi ma con voi, proprio sentendoci una cosa sola in Lui”, ha condiviso uno di loro sui social.
Malgrado questa clausura civile a cui tutti siamo chiamati, non si è spento il desiderio di portare a tanti l’“Ideale”, come lo chiamava Chiara Lubich: l’amore immenso di Dio verso ogni uomo. Anche in maniera estremamente concreta.
Le attività della Fantasy, azienda che dal 1965 realizza prodotti tessili per l’infanzia, e di Conto Terzi Loppiano, che esegue produzioni nel campo del confezionamento, imballaggio e rifinitura per conto di terzi, sono state convertite alla produzione di mascherine. «Stiamo rispondendo ad una provvidenziale richiesta arrivata dalla Regione Toscana che ci ha proposto di produrre 100.000 mascherine entro fine aprile – spiega Luisa Colombo che, assieme a Marco Barlucchi, è responsabile del progetto “mascherine” di Loppiano – provvidenziale perché le nostre aziendine, già a fine febbraio, con la crisi globale scatenata dall’epidemia, avevano subito un forte calo delle commissioni». La nuova organizzazione del lavoro ha comportato un discreto stravolgimento dei ritmi di vita della cittadella, in particolare delle scuole di formazione che hanno sede a Loppiano, ma tutti hanno risposto alla sfida con grande partecipazione e disponibilità. Il lavoro è organizzato su due turni di 5 ore, con sole 30 persone ciascuno, per rispettare le norme di sicurezza. Così, grazie alla collaborazione anche di tanti cittadini di Loppiano si arrivano a produrre dalle 5.000 alle 6.000 mascherine al giorno. «È un modo per dare il nostro contributo al Paese e a quello che sta vivendo l’umanità intera, – spiega ancora Luisa Colombo – e stiamo agendo in collaborazione con tante altre realtà del terzo settore». Si è anche creata una bella rete di collaborazione con il territorio circostante. Infatti, grazie al passa parola, molte amiche, zie, parenti di alcuni cittadini di Loppiano, si sono messe a disposizione rispolverando le loro macchine da cucire e i loro talenti, con grande partecipazione, cogliendo in questo servizio, la possibilità di dare una mano.
Dall’altra parte, il Gen Rosso e il Gen Verde continuano i loro concerti in diretta Youtube dai loro siti, che proseguiranno per tutto il periodo della quarantena, per far sentire a tutti la loro vicinanza, come in una grande famiglia.
Non si sono interrotte, secondo i differenti programmi, le lezioni nelle scuole internazionali dei Focolari, con l’unica variante dei relatori che appaiono dai monitor delle sale, anche loro in diretta streaming. Allo stesso modo, continuano le attività e le lezioni dell’Istituto Universitario Sophia. Scrivono: «Sophia, come ogni università, non si è fermata! Anzi, sta cercando di dare valore anche a questo momento sperimentando e mettendo in campo nuove strategie didattiche con la sua cifra specifica: l’interdisciplinarietà e il dialogo. E così i seminari si trasformano in “webinar” che possono essere seguiti anche a distanza!».
E, a proposito di seminari on-line, il Polo Lionello Bonfanti non ha perso un mercoledì sera, con i sui webinar culturali per approfondire, attraverso le varie discipline (educazione, economia, scienze politiche, ecc.), le implicazioni sociali di questa pandemia.
Insomma, al tempo del Coronavirus, a Loppiano la vita è cambiata, anche molto e, nel profondo, è nata una consapevolezza nuova.
Proprio nell’anno in cui si festeggia il centenario della nascita di Chiara Lubich, risuonano particolarmente vive le parole con cui lei iniziava spesso il racconto della nascita del Movimento: «Erano i tempi di guerra, e tutto crollava…». Anche oggi tante cose sembrano crollare: i programmi, le prospettive, le certezze, le sicurezze economiche; tanti stanno perdendo la vita… Ma proprio poche settimane fa, nel collegamento mondiale che unisce tutti i membri del Movimento nel mondo, abbiamo riascoltato le parole di Chiara, pronunciate 33 anni fa, ma attualissime: «Dio vuole che noi crediamo al suo amore e ci domanda un atto di fiducia: […] vuole che approfittiamo di queste circostanze penose per dimostrargli che crediamo al suo amore. E ciò significa: aver fede che lui ci è Padre e pensa a noi. E quindi, gettare in lui ogni nostra preoccupazione. […] Tutte queste preoccupazioni, ansietà, paure, bloccano la nostra anima, la chiudono su sé stessa e impediscono che si apra a Dio col fare la sua volontà e al prossimo col farci uno con lui per amarlo come si deve».
Anche a Loppiano è stato rinnovato l’impegno: non permettere che questa situazione così dolorosa blocchi l’amore. Questo sentirci tutti sulla stessa barca, ci spinge ancora di più a vivere per la fraternità universale.

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