13 giugno 1980. 40 anni fa Chiara firmava il “patto” di Loppiano che rendeva l’amore reciproco legge della città. Sabato scorso abbiamo celebrato questo anniversario con Maria Emmaus Voce e Jesús Morán, presidente e copresidente del Movimento dei Focolari.

 

Era prevista in aprile una visita alla cittadella di Maria Emmaus Voce e Jesús Morán, rispettivamente presidente e copresidente del Movimento dei Focolari. Ma, per ovvi motivi, l’appuntamento è stato cancellato. Perché allora non incontrarsi almeno virtualmente? La data del 13 giugno non è stata probabilmente scelta per il suo significato storico, ma si è subito rivelata una bellissima coincidenza.

40 anni fa il Patto di Loppiano

Proprio 40 anni fa, il 13 giugno 1980, Chiara Lubich pronunciò a Loppiano un discorso che rimase come pietra miliare nella storia della cittadella: «Gesù – disse fra l’altro – qui una cosa vuole soprattutto: che ciascuno di noi viviamo come si vive in Cielo, viviamo come vive Dio. E questo è tutto (…). Dio vuole in questo luogo soprattutto un incendio di amore ed ognuno deve prestarsi a combustibile». Nacque così, quel giorno, il “patto” che costituisce la legge della cittadella: «E allora che dire a Loppiano? – concludeva Chiara – Quale esortazione darvi oggi? (…) Prima di tutto impegnarci davanti a Dio con un Patto. (…) Come le prime focolarine hanno fatto il Patto di amarsi a vicenda come Gesù ci ha amato (…) così i cittadini di Loppiano, anche solo in quanto tali, devono solennemente dichiarare a Gesù il loro amore, nella decisione di attuare il suo comando».

Da allora, chi viene a Loppiano e vuole condividerne l’esperienza, partendo dalla sua radice più profonda, sottoscrive quel patto, come fecero Chiara e gli altri presenti quel 13 giugno.

 

L’incontro con Emmaus e Jesús

Sabato scorso, quindi, poter rinnovare il patto anche con Maria Emmaus Voce e Jesús Morán, in collegamento zoom con la cittadella, è stato un dono aggiunto. Attraverso dei brevi video e degli interventi in diretta, alcuni abitanti hanno rivolto un saluto a nome di tutti o hanno condiviso piccole/grandi esperienze di vita. “Bucando” lo schermo, l’aria di festa, di famiglia, lo stesso clima frizzante di questa prolungata primavera toscana, trasparivano dai volti, dalle musiche, dalle immagini. Emmaus e Jesús, era evidente, seguivano tutto con grande interesse.

Quando poi è arrivato il loro turno, hanno potuto esprimere, esplicitamente, il loro amore per la cittadella e la gioia di incontrare i suoi abitanti. Rispondendo ad alcune domande, hanno toccato punti essenziali della specifica vocazione di Loppiano, rimettendo a fuoco il senso più profondo di questa originale città.

In dialogo: domande e risposte

Nancy, degli Stati Uniti, domandando se Loppiano può fare qualcosa di più per combattere, come sta succedendo in tante parti del mondo, ogni forma di razzismo, ha dato l’assist per uno sguardo su un orizzonte più vasto: il vero problema è il rifiuto della differenza, di ogni differenza, tra poveri e ricchi, tra giovani e anziani, tra uomini e donne… Gli abitanti di Loppiano, allora, se desiderano radicare ogni aspetto della loro vita nella cultura dell’unità, devono fare e comunicare l’esperienza dell’unità nella diversità, dove non ci sono né inferiori né superiori, ma si è uguali, fratelli. E, per questo, è necessario smascherare il piccolo razzista che vive in ciascuno di noi: «Quanto razzismo c’è nel mio cuore? – si domanda Jesús -. (…) Noi abbiamo delle preferenze, anche fisiche, privilegiamo le persone di un certo tipo, quelle più belle, con una certa brillantezza intellettuale… Quando ci dicono che una persona viene da un certo Paese la guardiamo in modo diverso… Quindi c’è un razzismo nel cuore che dobbiamo sconfiggere».

Il discorso poi ha toccato gli effetti del Covid-19 sulla vita del Movimento, sia nel suo insieme che in quella dei suoi membri. Un’esperienza certamente tragica, nella quale, però, abbiamo potuto anche scoprire modi nuovi di amare, di pregare, di mantenere vivi i rapporti. E adesso? Emmaus è molto chiara: dobbiamo mettere in luce il frutto di quest’esperienza, superando il rischio di rimanere in qualche modo “adagiati” nella chiusura che siamo stati costretti a vivere ed evitare che la paura del contagio ci paralizzi. Quindi, pur con tutta la prudenza necessaria, andare incontro agli altri, aprire ed aprirsi.

Delegati Loppiano 13 giugno 2020

Alla conclusione Emmaus mette in luce con grande forza il “nocciolo” della vita di Loppiano: l’amore reciproco fra i suoi abitanti. Come nei primi tempi della nostra storia, Chiara Lubich guardava alla piccola città di Trento e non aveva a disposizione tutti gli strumenti che abbiamo oggi, così noi oggi dobbiamo ripartire da lì, proprio da quel patto di amarci come Gesù ci ha amati. «Io posso dire – diceva Emmaus -: “Per amore sono pronta a tutto, vado pure in capo al mondo” e poi magari mi scontro con la diversità della mia compagna di focolare, con il suo modo di fare che è diverso dal mio. E dico: “Non importa, passo oltre, passo oltre”. No! Non posso passare oltre, devo arrivare a quell’amore reciproco che Gesù si aspetta da me e dalla mia compagna».

E ci lascia con una meta chiara come il sole: «Non vorrei che la testimonianza fosse uno scopo, lo scopo è l’“ut omnes”, la fraternità universale. La testimonianza è una conseguenza. Noi dobbiamo amarci perché Gesù ce lo chiede. Il resto ce lo dà, non ce lo chiede». E allora ben vengano tutti i progetti, le iniziative, le attività, ma come risposta d’amore: «Dovreste essere così pieni d’amore dentro, che questo amore trabocca e si espande fuori. Dobbiamo imparare a volerci bene, cioè a volere il bene l’uno dell’altro e il bene principale che è Gesù in mezzo a noi».

Insomma, veramente una giornata speciale, che si è conclusa a sera, nella Theotokos, quando tutti i presenti hanno rinnovato solennemente quel patto, riscoperto come unico fondamento della città, punto di partenza di tutto quello che a Loppiano si fa e si progetta. Viene in mente Archimede, che dopo aver scoperto le leggi della leva, esclamò: “Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo!”. C’è tanta gioia nella cittadella, la sera di sabato 13 giugno. Abbiamo trovato in quel patto, rinnovato ogni giorno, il nostro punto di appoggio!

famiglia russa davanti al quadro del patto
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