Dal 17 al 22 agosto, il Centro di Spiritualità “Emmaus”, che ha sede a Loppiano, ha offerto alle religiose e alle consacrate una serie di incontri online. Più di 200 i punti collegati, in 31 nazioni. Un’esperienza di comunione fra carismi e fra generazioni che ha suscitato gioia e speranza.

“Scrivere una lettera alla fondatrice/fondatore per dirle/gli come è la mia vita con il suo carisma”. Era questo uno degli “esercizi” proposti durante il corso estivo organizzato dal Centro di Spiritualità “Emmaus” di Loppiano, a cui hanno partecipato centinaia di religiose e consacrate di 31 paesi del mondo, dall’Ecuador al Sud Africa, dall’Egitto al Canada, al Senegal, allo Sri Lanka, ecc.
Esercizi spirituali online? Perché no? Se, a causa della pandemia, non si poteva realizzare il programma in forma presenziale, perché non accogliere la sfida della metodologia online? Due ore di collegamento ogni giorno (tenendo conto dei vari fusi orari), garantendo la traduzione simultanea in 6 lingue! Ma il dubbio c’era: la distanza non avrebbe ostacolato una vera esperienza di comunione? Per Chiara Lubich, infatti, anche gli “esercizi spirituali” devono essere centrati sull’amore: «Noi siamo chiamati a creare non solo la cella interiore, ma a cercare di costruire la cella esteriore, il castello esteriore, cioè a creare delle cellule del Corpo mistico sempre più vive».
Queste parole di Chiara hanno orientato tutto il programma.
Si iniziava con una preghiera in comune, poi c’era lo spazio per una riflessione e un dialogo su vari temi: “I carismi nell’esperienza mistica di Chiara Lubich”, “Stress e conflitto, la dinamica della vita quotidiana personale e comunitaria nel cammino di comunione”, “Gesù Abbandonato, chiave dell’unità con Dio e con i fratelli”, “La vita consacrata nel tempo del Covid-19. Come dialogare nelle congregazioni e tra le congregazioni”, “Relazioni laici-consacrati”.
In alcuni casi, dall’altro lato dello schermo, c’erano interi conventi, anche delle suore ortodosse celtiche. «Spesso, – racconta Nicri De Souza, focolarina brasiliana, responsabile della scuola per religiose a Loppiano – le suore sono prese da innumerevoli attività e non hanno né il tempo né i soldi per partecipare ad un ritiro di questo tipo. Ora, invece, per il lockdown applicato in varie parti del mondo, erano lì, felici di poter approfondire tematiche così importanti e di farlo insieme a tante altre religiose sparse per il mondo».
suore ortodosse
Certo, bisognava trovare il modo di proseguire il ritiro anche a collegamento chiuso: «Ogni giorno – spiega Nicri – ci siamo lasciate con un esercizio concreto da mettere in pratica e da comunicare il giorno seguente, garantendo così la continuità degli esercizi, pur non essendo né insieme, né in ambienti riparati dalle distrazioni». Altri esempi di esercizi proposti: “Mettere a disposizione un tuo talento/dono per far crescere l’amore reciproco nella comunità”, “Cercare cosa dicono le Costituzioni rispettive sul rapporto con i laici e riflettere sul proprio rapporto con i laici”. Il giorno dopo, prima di iniziare il programma, c’era il tempo per raccontarsi come era andata con l’esercizio del giorno prima. Così, la comunione accresciuta in ogni convento, si ampliava su una dimensione mondiale. E i frutti si moltiplicavano.
Il ritiro si è chiuso in bellezza: l’ultimo giorno, il 22 agosto, era la festa di Maria Regina e il momento di riflessione è stato affidato a tre giovani novizie, due brasiliane ed una ecuadoriana. Il loro intervento ha fatto esclamare ad una suora già matura: «È stato bellissimo e molto forte vedere la nuova generazione! Mi avete dato una grandissima gioia e speranza. Adesso posso dire con il vecchio Simeone: “Posso andare: i miei occhi hanno visto la salvezza!”».
Alla conclusione, una Madre Generale così si è espressa: «È stata un’esperienza grandissima: si è rafforzata l’unità tra tutte le consacrate e si è vista la forza grande che sono nel mondo». E una giovane novizia: «Siamo un’anima sola, attraverso il patto di amare il carisma dell’altro come il proprio!». Da un monastero di clarisse: «Bellissimo l’invito a imparare a “stare nel disagio” e abitare la nostra sofferenza per far crescere lo spazio interiore che mi permette di ascoltare più profondamente. Grazie!».
«Nell’anima di tutte – dice Nicri – una gratitudine immensa a Dio e a Chiara per aver toccato con mano che anche per la forza della vita consacrata si sta realizzando il sogno folle di Chiara: “portarTi il mondo fra le braccia”».

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