È vero, con la pandemia tutto è più difficile, anche raggiungere Loppiano per partecipare ad una delle sette scuole di formazione che hanno sede nella cittadella. Ma il viaggio di Immaculate è stato un po’ più lungo di altri…

 

Immaculate ha 27 anni, è laureata in economia ed è una delle nuove cittadine di Loppiano, arrivata negli ultimi mesi dall’Uganda per partecipare alla scuola di formazione delle focolarine. Un viaggio molto lungo il suo, cominciato addirittura nel 2019… Ma cominciamo dall’inizio.

La scoperta del focolare

«Ho incontrato il focolare mentre frequentavo la scuola secondaria. Sentivo il desiderio di donare la mia vita a Dio ma non sapevo come… – è a suo agio Immaculate, mentre racconta di sé, seduta ad uno dei tavoli del bar dell’Auditorium – Ho studiato dalle suore. E poi, avevo un’amica, Sista Maria, che era diventata religiosa nella congregazione di “Our Lady of Good Counsel” (Madre del buon consiglio): mi piaceva il suo sorriso, era così felice! Volevo seguirla, ma non mi piacevano i vestiti delle suore!».

Poi, succede che un giorno, passando davanti ad un’aula, Immaculate sente un gruppo di studentesse cantare una canzone che l’attrae: «Diceva: “Unity, unity is a new way of life”, “L’unità, l’unità è la nuova strada, se viviamo per l’unità, Gesù sarà fra noi”. Quelle ragazze stavano facendo un incontro della Parola di Vita. Quando vi ho partecipato anch’io, ci hanno proposto, per vivere il Vangelo, di fare un atto di amore, che consisteva nel pulire i bagni. Io l’ho fatto per bene. E da lì ho continuato a partecipare ai loro incontri».

Dopo qualche tempo, Immaculate viene invitata ad una Mariapoli, un raduno di alcuni giorni rivolto a quanti volevano conoscere lo spirito e lo stile di vita dei Focolari. «La prima cosa che mi ha colpito è stata vedere i sacerdoti e anche i vescovi lavare i piatti con noi, cucinare insieme. Mi piaceva questa semplicità. E poi, durante un workshop in cui presentavano le varie vocazioni del Movimento, ho conosciuto una focolarina, che ha spiegato che era una consacrata! Subito, senza riflettere ho detto: questa è la mia strada!». Deve essere stata una specie di folgorazione, perché ancora oggi, quando lo racconta, batte il pugno sul tavolo, con una decisione che sorprende: quell’incontro è per lei il frutto dell’amore di Dio, la sua chiamata e, per la confidenza che ha con i suoi genitori, racconta loro tutto. La mamma, Mary, capisce. Ma suo padre Pios per niente. Non vede di buon occhio quella strada, così nuova nella Chiesa: «Lui sarebbe stato felice se io fossi diventata suora ma “donne consacrate che indossano i pantaloni?”. Non lo accettava proprio!».

Le prove

Immaculate si laurea in economia e, a quel punto, si dà un obiettivo: lavorare due anni per la sua famiglia, e poi partire alla volta di Loppiano, per cominciare la formazione come focolarina. È anche quello che ci si aspetta da lei, che è la maggiore di nove figli… Non si trattava di dire di no alla chiamata di Dio, solo di ritardare un po’ la partenza. «Mentre facevo il tirocinio, però, non avevo pace. Spesso prima di dormire, leggendo la Bibbia, mi capitava il brano del Vangelo che diceva: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio” o “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Insomma, era diventata urgente questa chiamata di Dio! Così, ho capito che potevo rispondergli di sì, subito». Immaculate sente nascerle dentro un gran coraggio che la fa perseverare nella sua scelta, anche contro la volontà del papà. Parte per frequentare la pre-scuola a Nairobi in Kenya, presso la cittadella dei Focolari che si chiama “Mariapoli Piero”.

«Lì, un giorno, sono andata in ospedale per fare una visita medica. Così, ho scoperto che sono nata con una malformazione cardiaca, con un “buco” nel cuore». Immaculate viene operata nel febbraio del 2019, proprio un mese prima di quella che sarebbe dovuta essere la sua partenza per Loppiano. «Il chirurgo dopo l’operazione mi disse: “Dio ti ama, e sei fortunata, perché sei nata così e il tuo organismo non è stato rovinato dalla malformazione: Dio ti ama!” Mio padre, allora, ha cominciato a capire e, durante la mia festa di laurea, mi ha dato la sua benedizione, e una statua della Madonna per accompagnarmi durante il viaggio: “Io ti amo, sei mia figlia, ma se Dio ti ama di più, non posso fermarti, vai!”».

Immaculate con i genitori

Loppiano

E dopo tanta attesa, viene da chiederle, come è stato l’impatto con Loppiano? Immaculate sorride, sorniona. «Io volevo essere qui già nel 2019 ma Dio non lo ha permesso. Adesso siamo nel 2020. Arrivo qui, ed è tutto chiuso a causa del Covid! Le altre focolarine non possono arrivare… Dall’altra, sento l’amore di Dio che è grande, sento la famiglia vera. Questa è la mia vita. Sono felicissima di poter vivere per realizzare quel “Che tutti siano uno”, questo che si vive qui è amore vero».

Certo, a Loppiano si vive la legge dell’amore, ma non deve essere sempre facile, considerata la convivenza con ragazze di tanti paesi diversi, di tante culture diverse…

«Sì, è difficile, perché tutti noi abbiamo diversi pensieri e modi di fare le cose – risponde Immaculate con sincerità – È difficile quando tu non sai ricominciare subito, o amare senza pretendere. Ma se tu ti metti nell’animo di voler capire l’altro, di non correre subito nel giudicare, se si ama senza pretendere nulla in cambio, se si usa misericordia, è anche facile».

E allora, a questo punto: Immaculate sei felice nel focolare? C’è un’esperienza che hai vissuto qui che ti ha fatto capire di più cosa è il focolare?

Lei rimane in silenzio per un lungo tempo, raccolta, come se cercasse nel suo vissuto quella più giusta, e poi: «Dirò questa piccola esperienza, sembra buffa ma c’è un grande amore dietro…». Così, ci racconta che un giorno, mentre le sue compagne erano al lavoro, aveva pensato di preparare per loro un pane fatto in casa, seguendo un tutorial su Youtube. Ci aveva messo tutto il suo amore. Alla fine, aveva preso anche una bella forma, ma qualcosa non doveva aver funzionato perché si era tutto bruciato!

«Sono rimasta molto male, ma le mie amiche mi hanno detto che potevamo usarlo in un altro modo, che potevamo togliere la crosta e farne altro. Io sapevo che l’avrei buttato al ritorno dalla messa… e ho detto alla responsabile del focolare: “Ho fatto il pane con tutto il mio amore ma è andato perduto, forse per vanità”. Ma lei mi ha risposto: “No, l’amore è rimasto, non è vanità”. Quando sono tornata, ho trovato che metà pane era già stato mangiato! Ero così felice! Erano anche pronte a mangiare qualcosa di non buono per me, per farmi felice! Ecco cosa è il focolare per me. Nel tuo sbaglio, sono sempre pronte ad amarti».

compleanno Immaculate
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