Conosciamo meglio Ygor Saunier, il batterista del Gen Rosso. Ha 34 anni, viene dall’Amazzonia ed è sposato con una collega cantante, Karine Aguiar. In lui, la passione per le percussioni è sbocciata da giovanissimo…

 

La sua mamma conserva gelosamente, nella casa di Maués, in piena Amazzonia brasiliana, una foto che lo ritrae quando aveva appena tre anni, mentre cerca di trasportare un tamburo più grande di lui. Questo per dire che la musica e, soprattutto, le percussioni sono sempre state presenti nella vita di Ygor Saunier, il batterista del Gen Rosso. Trentaquattro anni, è cresciuto nella cittadina amazzonica, ad un giorno di viaggio in nave da Manaus, la capitale. «Ricordo che quando avevo nove anni, il parroco della mia città, Mario Pasqualotto – oggi vescovo – mi regalò una tastierina per imparare a suonare, perché potessi animare la messa. Ma a me interessavano di più gli effetti delle percussioni registrati nella tastiera!».

Ygor racconta di essersi seduto per la prima volta di fronte ad una batteria a tredici anni e che tun-tan-tun-tan, sintetizza onomatopeicamente il fatto, ogni gesto gli è venuto naturale, come se sapesse istintivamente tirar fuori da quello strumento il ritmo giusto. «Poi, a 17 anni, ho partecipato alla Scuola Gen nel mio paese. Una bella esperienza spirituale e anche musicale. Lì, avendo la batteria a disposizione sempre, ho capito quello che avrei fatto nella vita: avrei studiato musica all’università!». La mamma, che non era propriamente concorde con quel progetto, gli propone di studiare informatica, per le prospettive di lavoro che gli si sarebbero aperte. Lui non si ribella e accetta la prova per un anno, ma quando arriva la notizia che l’Università Statale ha accettato la sua richiesta di iscrizione alla facoltà di musica, tutto diventa chiaro. Non facile ma chiaro. «Il sogno era laurearmi e, dopo il master, fare il dottorato, per diventare insegnante universitario, per dare più sicurezza e stabilità alla mia vita». Così, Ygor affianca allo studio la vita da musicista professionista. «Il vivere di arte in Brasile è dura – spiega – bisogna avere una fede grande, è praticamente un sacerdozio se tu lo vuoi fare bene, se vuoi vivere d’arte… Devi stare in questo impegno 24 ore su 24, con i tanti viaggi, gli impegni. Così, per un periodo mi sono allontanato dalla famiglia del focolare». Intanto, partecipando ad un concorso per l’orchestra dell’università, conosce Karine Aguiar, una collega cantante di cui si innamora e che, pochi anni dopo, diventa sua moglie. «Siamo sposati da dieci anni ormai!» racconta orgoglioso.

Ygor e Karine

A giugno del 2019, con l’imminente Laurea Magistrale in musica presso l’Università di San Paolo, i suoi sogni sembravano sul punto di avverarsi. Se non che, un’inattesa telefonata da Loppiano, in Italia, sconvolge tutti i suoi progetti. «È il Gen Rosso che mi propone di accompagnarlo in tournée! Il Gen Rosso ha fatto parte della mia formazione musicale, io sono sempre stato un fan. Così, ho messo da parte i miei propositi e la carriera universitaria e ho accettato la proposta!».

Ygor arriva a Loppiano nel settembre del 2019, partecipa ad un tour italiano e poi alla tournée in Indonesia. «Ho visto questo invito come un vero dono di Dio nella mia vita – racconta – perché rappresentava anche un certo ritorno alla famiglia del focolare di cui ho sempre fatto parte, da cui la carriera di musicista professionista mi aveva, in qualche modo, allontanato. Tuttavia, come già sappiamo, la nostra vita non è nulla senza la presenza di Gesù abbandonato e, quando è arrivata la pandemia, questa mi ha impedito di rincontrare mia moglie Karine, che doveva arrivare a Loppiano lo scorso maggio ma, a causa dell’aggravarsi della pandemia in Italia e in Brasile, quel tempo si è allungato».
Ygor e Karine usano tutti i mezzi che la tecnologia offre loro per rimanere in contatto quotidiano, malgrado la distanza letteralmente oceanica che li separa. «I miei fratelli del Gen Rosso hanno vissuto con me questa situazione. Ho sempre cercato di offrire questa esperienza a favore delle difficoltà vissute da tante persone in tutto il mondo, soprattutto per le popolazioni più fragili del mio Paese. Gli streaming con il Gen Rosso sono stati una grande opportunità per esaudire questo desiderio, per essere più vicini alle persone e per portare un messaggio di speranza. Oltre ad essere un batterista, al Gen Rosso lavoro anche con l’editing di alcuni dei nostri video per Internet, e ricordo tante volte di averne finiti alcuni dopo le 2 di notte, perché avevamo bisogno di andare in onda il giorno successivo nel nostro intenso programma di streaming durante il lockdown».

Mentre Ygor continua a confidare che “Dio ha i suoi migliori piani anche per noi”, il Gen Rosso gli propone di prolungare la sua esperienza per un altro anno e, questa volta, con la possibilità di avere sua moglie con lui. «Così, in mezzo a tante difficoltà di spostamento in tempi di pandemia, Karine è riuscita ad arrivare il 12 ottobre scorso, e qui a Loppiano stiamo vivendo un vero “paradiso in terra”. L’esperienza con ciascuno dei membri del Gen Rosso è una ricchezza ineguagliabile, incredibile e sentiamo che la nostra casa qui è diventata anche un’estensione della casa di ciascuno dei ragazzi e questo ci rende molto felici. Possa quest’unità costruita tra noi riversarsi su tante altre persone nel mondo, e che questo Gesù in mezzo a noi possa consentire ad altre famiglie di vivere questo paradiso, proprio come lo stiamo vivendo noi».

Gen Rosso, Ygor e Karine

Un paradiso che però non dimentica i problemi della loro terra, l’Amazzonia e della Terra di tutti. «Ero in Italia da appena due settimane quando a Venosa (PZ) ho tenuto il mio primo laboratorio con 22 studenti di due scuole diverse e di età compresa tra 10 e 16 anni. Avevo notato il grande uso che qui si fa delle bottigliette d’acqua in plastica… un vero spreco! Così, con Helanio Brito, uno dei cantanti del Gen Rosso abbiamo usato le bottiglie per fare le diverse percussioni. La lezione cominciava con un numero – 450 – e i ragazzi alla fine dovevano scoprire che cosa significava. Al termine del workshop svelavamo che servono 450 anni alla natura per decomporre una bottiglia di plastica. In una scuola di Piacenza, dopo il nostro laboratorio, hanno addirittura chiesto al preside di mettere una fontanella a scuola, invece del distributore delle bottiglie di plastica…».

Ygor e i workshop

Ygor, per chiudere, come riassumeresti la tua esperienza di questi ultimi due anni con il Gen Rosso?

«Lavorare con il Gen Rosso è una delle migliori esperienze che abbia mai fatto nella mia vita. Sono un musicista professionista da 15 anni e ho lavorato con molti artisti in Brasile, ma per me il Gen Rosso va ben oltre il “semplice lavoro” perché abbiamo un messaggio diverso da donare alle persone: di pace, di amore e di reciprocità. Questo è esattamente ciò che più mi affascina. È molto gratificante per me utilizzare la mia musica, la mia arte, cioè quello che ho scelto di fare nella mia vita come professione, per invogliare dei cambiamenti nella vita delle persone. Vorrei sottolineare che questa è sempre stata la “mia bandiera” come artista, e cioè utilizzare la mia arte come strumento per rendere questo mondo un po’ migliore, in cui vivere e fare più felici le persone. Vedere che questo è il punto centrale del Gen Rosso, mi fa essere in piena sintonia con loro e mi fa felice, perché mi rendo conto che sono nella band giusta, circondato da persone fantastiche che vogliono vivere per lo stesso scopo».

Ygor

 

 

 

 

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