Si è appena conclusa la 48esima edizione del Primo Maggio di Loppiano, intitolata “#daretocare”, ovvero “osare prendersi cura”, una versione tutta in diretta YouTube dal palco dell’Auditorium di Loppiano. Trasmessa in 7 lingue (italiano, inglese, francese, croato, portoghese, arabo e spagnolo) ha raccolto migliaia di visualizzazioni.

 

Se la formula era quella classica del 1° maggio nella cittadella dei Focolari, con performance teatrali, musica, canzoni, coreografie e testimonianze dall’Italia e dal mondo, più forte ha risuonato il messaggio dei giovani dei Focolari in questo tempo di pandemia: «Non importa quali eventi colpiscano la nostra vita, in ogni caso decidiamo noi come reagire: avendo la forza di andare oltre i nostri dolori, anche oltre noi stessi, osando prenderci cura dell’altro, andando avanti, insieme». Una scossa che risveglia dal torpore, oltre il disagio, le paure, l’isolamento, il limite delle relazioni mediate dallo schermo o dai social. L’invito che i giovani fanno a sé stessi e ai loro coetanei è alla resilienza. E non si tratta soltanto di parole. Sul palco si alternano le testimonianze di chi certe esperienze le ha già fatte.

Come Issam, che ha rischiato di morire tre volte sotto i bombardamenti nella sua Siria. È arrivato in Italia grazie ai corridoi umanitari. Oggi vive a Marino (RM), e lavora nel centro di accoglienza diffuso della cooperativa “Una città non basta”, dove aiuta altri ad integrarsi. Spiega: «Il cambiamento è come guardare un mare aperto: un mare che fa paura e trasforma completamente la nostra vita. Sono riuscito a capire che non sono da solo, per questo ho voluto dare una mano a questa realtà, come un giorno loro l’hanno data a me».

Joseph, invece, viene dalla Sierra Leone e ha 28 anni. Rapito dalla sua casa da un gruppo di guerriglieri, è stato costretto a diventare un bambino soldato. Per diversi anni ha visto e vissuto cose inenarrabili. Poi, ritrovata la madre che credeva morta, e essendo riuscito a scappare, ha potuto ricominciare a vivere, oltre il desiderio di vendetta. Oggi, studia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano: «Nella vita non ti devi mai fermare, – racconta – quando pensate che sia finita, è proprio il momento giusto per pensare a come fare qualcosa di utile per la vostra vita e per il mondo».

Agata è una giovane di Loppiano che quest’anno, con altri amici, ha aderito alla campagna #daretocare, promossa dai giovani dei Focolari, creando un comitato locale. Insieme, non si sono fatti fermare dalla paura del contagio, ma si sono guardati intorno e si sono messi ad amare concretamente, dando vita a “AiutiAMOci”, una raccolta alimentare di sostegno e solidarietà per le famiglie in stato di bisogno o fragilità, in collaborazione con altre associazioni e realtà della zona: «Questa esperienza è riuscita ad unire non solo le varie associazioni e movimenti ma ci ha messo in cuore il desiderio e la gioia di continuare il servizio collaborando chi con la Caritas, chi con il Banco Alimentare. Perché insieme è più bello!».

Sono queste esperienze, le cose preziose da salvare e da consegnare simbolicamente in una capsula del tempo, all’umanità del 2031. Capsula che viene arricchita anche dal messaggio della presidente dei Focolari, Margaret Karram, che ha consegnato loro due parole: “coraggio” e “cura”. Coraggio perché: «Nulla potrà mai cambiare se non iniziamo, se non rischiamo, se non ci rimbocchiamo le maniche e – vorrei aggiungere – se non siamo disposti a continuare a impegnarci in maniera sempre più decisa e attivissima per un bene più grande». E poi, “cura” perché: «Sempre più sentiamo la necessità di dare una risposta a tutto questo proprio prendendoci cura gli uni degli altri, condividendo competenze, risorse, beni. Solo così ci salveremo. È questo un vaccino potentissimo perché guarisce dalla solitudine, dall’indifferenza, dalla lontananza, da bisogni più concreti come la fame, il lavoro, la pace. L’amore, infatti, innesca in chi è toccato dalla nostra cura, il desiderio di ricambiare e diffonde anticorpi che mettono in moto una cultura nuova, la cultura della cura, i semi di un mondo nuovo».
Così, anche in tempo di pandemia, la rivoluzione semplice portata dal Primo Maggio di Loppiano non si ferma. 

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