Ricorre oggi il terzo anniversario della storica visita di Papa Francesco alla cittadella. Le sue parole continuano ad essere la luce che ci guida nel nostro impegno quotidiano, in questo laboratorio di fraternità che è Loppiano.

 

Un anno e più di pandemia e di distanziamento fisico, ci fa sentire tremendamente lontano quel giorno, di soli 3 anni fa, in cui eravamo tutti, stretti stretti, assiepati sul sagrato del Santuario Maria Theotokos. Eravamo più di 6000 persone, eppure, mentre il Papa parlava, sembrava di essere in un piccolo salotto, a tu per tu con lui. Le parole che ci rivolse quel giorno, insieme al discorso che ha pronunciato il 7 febbraio di quest’anno ai partecipanti all’Assemblea Generale dell’Opera di Maria, sono come un potente faro che getta luce sul nostro cammino. Sono parole di incoraggiamento, misto alla riconoscenza verso Chiara e tutti quanti hanno reso possibile la realizzazione di questo sogno, ma sono anche stimoli a incarnare in modo sempre più autentico il carisma che ha generato tutto questo.

È per questo che vi riproponiamo alcuni stralci del suo discorso, quelli che si riferiscono più direttamente al progetto di Dio su questa cittadella.

«Sono molto contento di trovarmi oggi in mezzo a voi qui a Loppiano, questa piccola “città”, nota nel mondo perché è nata dal Vangelo e del Vangelo vuole nutrirsi. E per questo è riconosciuta come propria città di elezione e di ispirazione da tanti che sono discepoli di Gesù, anche da fratelli e sorelle di altre religioni e convinzioni. A Loppiano tutti si sentono a casa!

Ho voluto venire a visitarla anche perché, come sottolineava colei che ne è stata l’ispiratrice, la serva di Dio Chiara Lubich, vuole essere un’illustrazione della missione della Chiesa oggi, così come l’ha tracciata il Concilio Ecumenico Vaticano II. E mi rallegro di dialogare con voi per mettere sempre più a fuoco, in ascolto del disegno di Dio, il progetto di Loppiano a servizio della nuova tappa di testimonianza e annuncio del Vangelo di Gesù a cui lo Spirito Santo oggi ci chiama. (…)

A voi “pionieri”, e a tutti gli abitanti di Loppiano, mi viene spontaneo ripetere le parole che la Lettera agli Ebrei rivolge a una comunità cristiana che viveva una tappa del suo cammino simile alla vostra. Dice la Lettera agli Ebrei: «Richiamate alla memoria quei primi giorni: dopo aver ricevuto la luce di Cristo, avete dovuto sopportare una lotta grande e penosa […]. Infatti […] avete accettato con gioia di essere privati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e duraturi. Non abbandonate la vostra franchezza – la vostra parresia, dice -, alla quale è riservata una grande ricompensa. Avete solo bisogno di perseveranza – di hypomoné, è la parola che usa, cioè portare sulle spalle il peso di ogni giorno -, perché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso» (10,32-36). (…)

Ecco due parole-chiave del cammino della comunità cristiana in questo testo: parresia e hypomoné. Coraggio, franchezza, e sopportare, perseverare, portare il peso di ogni giorno sulle spalle.

Parresia, nel Nuovo Testamento, dice lo stile di vita dei discepoli di Gesù: il coraggio e la sincerità nel dare testimonianza della verità e insieme la fiducia in Dio e nella sua misericordia. (…) La parresia esprime la qualità fondamentale nella vita cristiana: avere il cuore rivolto a Dio, credere nel suo amore (cfr 1Gv 4,16), perché il suo amore scaccia ogni falso timore, ogni tentazione di nascondersi nel quieto vivere, nel perbenismo o addirittura in una sottile ipocrisia. (…) E anche nelle relazioni dentro la comunità occorre essere sempre sinceri, aperti, franchi, non paurosi né pigri né ipocriti. No, aperti. Non stare in disparte, per seminare zizzania, mormorare, ma sforzarsi di vivere da discepoli sinceri e coraggiosi in carità e verità. (…)

E poi l’altra parola: hypomoné, che possiamo tradurre come il sotto-stare, sopportare. Il rimanere e imparare ad abitare le situazioni impegnative che la vita ci presenta. (…)

Chiara Lubich ha sentito da Dio la spinta a far nascere Loppiano – e poi le altre cittadelle che sono sorte in varie parti del mondo – contemplando, un giorno, l’abbazia benedettina di Einsiedeln, con la sua chiesa e il chiostro dei monaci, ma anche con la biblioteca, la falegnameria, i campi… Lì, nell’abbazia, Dio è al centro della vita, nella preghiera e nella celebrazione dell’Eucaristia, da cui scaturisce e si alimenta la fraternità, il lavoro, la cultura, l’irradiazione in mezzo alla gente della luce e della energia sociale del Vangelo. E così Chiara, contemplando l’abbazia, è stata spinta a dar vita a qualcosa di simile, in forma nuova e moderna, in sintonia col Vaticano II, a partire dal carisma dell’unità: un bozzetto di città nuova nello spirito del Vangelo.

Una città in cui risalti innanzitutto la bellezza del Popolo di Dio, nella ricchezza e varietà dei suoi membri, delle diverse vocazioni, delle espressioni sociali e culturali, ciascuno in dialogo e a servizio di tutti. Una città che ha il suo cuore nell’Eucaristia, sorgente di unità e di vita sempre nuova, e che si presenta agli occhi di chi la visita anche nella sua veste laica e feriale, inclusiva e aperta: con il lavoro della terra, le attività dell’impresa e dell’industria, le scuole di formazione, le case per l’ospitalità e gli anziani, gli ateliers artistici, i complessi musicali, i moderni mezzi di comunicazione…

Una famiglia in cui tutti si riconoscono figli e figlie dell’unico Padre, impegnati a vivere tra loro e verso tutti il comandamento dell’amore reciproco. Non per starsene tranquilli fuori dal mondo, ma per uscire, per incontrare, per prendersi cura, per gettare a piene mani il lievito del Vangelo nella pasta della società, soprattutto là dove ce n’è più bisogno, dove la gioia del Vangelo è attesa e invocata: nella povertà, nella sofferenza, nella prova, nella ricerca, nel dubbio. (…)

A Loppiano si vive l’esperienza di camminare insieme, con stile sinodale, come Popolo di Dio. E questa è la base solida e indispensabile di tutto: la scuola del Popolo di Dio dove chi insegna e guida è l’unico Maestro (cfr Mt 23,10) e dove la dinamica è quella dell’ascolto reciproco e dello scambio dei doni fra tutti. (…) Loppiano città aperta, Loppiano città in uscita. A Loppiano non ci sono periferie. (…)

Voglio alzare lo sguardo verso l’orizzonte e invitarvi ad alzarlo insieme con me, per guardare con fedeltà fiduciosa e con creatività generosa al futuro che comincia già oggi.

La storia di Loppiano non è che agl’inizi. Voi siete agl’inizi. È un piccolo seme gettato nei solchi della storia e già germogliato rigoglioso, ma che deve mettere radici robuste e portare frutti sostanziosi, a servizio della missione di annuncio e incarnazione del Vangelo di Gesù che la Chiesa oggi è chiamata a vivere. E questo chiede umiltà, apertura, sinergia, capacità di rischio. Dobbiamo usare tutto questo: umiltà e capacità di rischio, insieme, apertura e sinergia. (…)

Nel cambiamento di epoca che stiamo vivendo – non è un’epoca di cambiamento, ma un cambiamento di epoca – occorre impegnarsi non solo per l’incontro tra le persone, le culture e i popoli e per un’alleanza tra le civiltà, ma per vincere tutti insieme la sfida epocale di costruire una cultura condivisa dell’incontro e una civiltà globale dell’alleanza. Come un arcobaleno di colori in cui si dispiega a ventaglio la luce bianca dell’amore di Dio! E per far questo occorrono uomini e donne – giovani, famiglie, persone di tutte le vocazioni e professioni – capaci di tracciare strade nuove da percorrere insieme. (…)

Siamo chiamati tutti a diventare degli artigiani del discernimento comunitario. Non è facile farlo, ma dobbiamo farlo se vogliamo avere questa fedeltà creativa, se vogliamo essere docili allo Spirito. È questa la strada perché anche Loppiano scopra e segua passo passo la via di Dio a servizio della Chiesa e della società. (…)

Maria è la Madre di Gesù ed è, in Lui, la Madre di tutti noi: la Madre dell’unità. Il Santuario a Lei dedicato qui a Loppiano è un invito a metterci alla scuola di Maria per imparare a conoscere Gesù, a vivere con Gesù e di Gesù presente in ciascuno di noi e in mezzo a noi. E non dimenticatevi che Maria era laica, era una laica. La prima discepola di Gesù, sua madre, era laica. C’è un’ispirazione grande qui. Questa è una vera scuola per andare avanti. Perché lei è la donna della fedeltà, la donna della creatività, la donna del coraggio, della parresia, la donna della pazienza, la donna del sopportare le cose».

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