Vi avevamo già raccontato gli albori del progetto MasCare: dall’emergenza del lockdown all’acquisto della macchina per produrre mascherine chirurgiche, sino alla certificazione ottenuta lo scorso ottobre.

MasCare, però, non è solo produzione di mascherine. È un progetto molto più ampio, che coinvolge tanti giovani che risiedono nella cittadella e che, ogni giorno, si impegnano a trasmetterne i valori nel lavoro che svolgono.

 

Gosia ha 31 anni, è polacca, vive a Loppiano e gestisce quotidianamente gli ordini che arrivano sul marketplace della cittadella: www.madeinloppiano.it, dove sono in vendita sia le mascherine chirurgiche che quelle FFP2. «All’inizio, quando mi hanno proposto questo lavoro, la pandemia era ancora molto forte e fornire le mascherine era un’attività importante, anzi direi fondamentale. Ho iniziato così a pormi delle domande. Mi sono chiesta: il bisogno vero di oggi qual è? E, soprattutto, come posso io rispondere a questo bisogno senza restare “incastrata” nelle solite regole del commercio? La risposta che mi sono data è stata che, alla fine, io potevo e dovevo prendermi cura delle persone. Mi sono detta che io, con questo lavoro, gestendo questi ordini, curando tutte le loro fasi, potevo trasmettere i valori dell’EdC (ndr: Economia di Comunione). Quando mi sono data queste risposte, ho capito che questo lavoro aveva un senso».

Ciascuno, infatti, può essere testimone e diventare strumento per diffondere valori: «Sento che posso farlo ponendo attenzione al cliente e facendo in modo che, in qualche misura, non veda solo il prodotto finale, ma venga a conoscenza anche dei valori che stanno dietro a quel prodotto. E questo lo posso fare comunicando con lui. L’impegno continuo è quello di rendere vicina la persona che sta dall’altra parte dello schermo. Ogni volta che propongo un prodotto, cerco di guardarlo dall’altra parte, di immedesimarmi, di comprendere le esigenze dell’altro e domandarmi come mi sarei sentita io al suo posto, davanti a quel prodotto, a quella proposta. Questo per me è il prendersi cura».

Anche Denis, 28 anni, ci racconta la sua esperienza con le mascherine. Lui è italiano, si trova a Loppiano per la Scuola di formazione dei Focolarini da circa un anno e lavora al magazzino della Fantasy, dove si imballano e si spediscono tutti gli ordini ricevuti sul marketplace di Loppiano e, quindi, anche le mascherine. «Le mascherine sono nate con l’obiettivo, nel pieno della pandemia, di chiedersi cosa potesse fare la cittadella di Loppiano in quel momento.  Le mascherine nascono cioè per rispondere all’umanità che soffre. Io sono arrivato che già producevano le mascherine in stoffa e subito ho capito lo spirito; si sentiva, si viveva».

Quando gli chiediamo come incide tutto questo sul suo lavoro di magazzino, lui, con un grande sorriso, ci risponde: «Beh, fa parte della realtà in cui vivo. Lavorare a Loppiano è un dono. Tutto nel mio lavoro riflette lo spirito della cittadella. Ci sono piccoli gesti di amore reciproco anche qui, c’è accoglienza, c’è aria di fraternità. C’è anche molta elasticità. Questo veramente può fare la differenza. Anche se il lavoro mio, materialmente, non è diverso da quello che ho anche fatto, prima dell’università, in una società di spedizione, è, invece, molto diverso se lo spirito con cui lo fai e le persone con cui lavori sono diversi. Potrei fare molti esempi per spiegare questo».

Ce ne racconta uno, avvenuto solo qualche giorno prima, che ci sembra proprio frutto del prendersi cura dell’altro, che vale sempre e con tutti: «L’ultimo corriere che veniva spesso qui da noi ci ha detto che sarebbe andato in pensione. Lui ha sempre percepito che c’è un ambiente diverso qui, una speciale voglia di vivere questo amore anche con chi lavora e chi è alla fine della “catena”. L’ultimo giorno così abbiamo pensato di fargli un regalo per il nipotino che gli era appena nato, con un bigliettino firmato da tutti i dipendenti della Fantasy. Mi ha stupito tantissimo quando lui ha iniziato a piangere, si è commosso. Ha detto che non aveva mai ricevuto un regalo così andando via da un lavoro. Ecco, sono questi episodi che danno un senso profondo anche al mio lavoro di magazzino».

«Abbiamo chiamato questa linea “MasCare”, perché alla base di ogni nostra azione c’è sempre l’attenzione all’altro (Ndr: “Care”, significa “cura” in inglese)», ci avevano spiegato qualche tempo fa Marco e Luisa, responsabili del progetto. Anche dalle esperienze che abbiamo ascoltato, ci sembra proprio che questo spirito del «prendersi cura» sia ben rappresentato non solo dai valori che stanno dietro la produzione delle mascherine e, dunque, dal rispetto della persona, dalla cura dell’ambiente, dall’EdC, ma anche dalle persone che ogni giorno si impegnano ad essere testimoni, con la loro vita ed il loro lavoro, di questi valori.

di Giada Bocellari

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