Loppiano Experience e la Summer School, ovvero un’esperienza che ti cambia la vita. I giovani che hanno appena partecipato ai due programmi estivi sono partiti con l’idea che “per rimanere a Loppiano dobbiamo portare Loppiano con noi”.

 

Due percorsi diversi, ma lo stesso effetto: un cambiamento profondo. La Summer School era centrata su un approfondimento della spiritualità dell’unità, mentre Loppiano Experience voleva “semplicemente” offrire la possibilità di un’esperienza concreta di fraternità. In totale un centinaio di giovani che… non sarebbero più voluti partire.

«Qui c’è una persona che conosco da tanto tempo e l’ho vista cambiata».
«È stata solo una settimana, ma ti cambia dentro».
«Un mese fa non avevo amici. Ora ne ho 70».
«Il covid ci ha chiusi anche nella mente, questo è stato il momento per disintossicarsi».
«Mi avete fatto superare tanti ostacoli. Un mese fa non avrei neanche letto qualcosa davanti ai miei genitori, ora sto parlando davanti a tutti voi».
«Non mi sono mai sentita giudicata. A volte succede di perdere il focus. Qui ho rafforzato il rapporto con Dio».
«Grazie perché in questi giorni mi avete fatto riscoprire la vita vera».
«Un mese e mezzo fa ero un’altra persona. Non avrei fatto una scelta del genere. Ma a un certo punto senti il dovere di scoprire che cosa c’è oltre il male e il buio. Mai mi sarei aspettato di trovare questa luce questa gioia».
«GRAZIE! Ho finalmente speranza di poter tornare a vivere, perché qui sono già rinato».

E potremmo andare avanti. Li abbiamo sentiti e visti questi ragazzi, all’apparenza scapestrati come tanti loro coetanei, ma con una luce negli occhi e una forza nel cuore che non ti aspetti.
Sono arrivati a Loppiano da vari paesi: Bolivia, Benin, Brasile, Bulgaria, Colombia, Paraguay, Congo, Croazia, Portogallo, Svizzera, Italia, Slovacchia, Cina, Honduras, Germania, Belgio, Lussemburgo, Cile, Egitto e Corea.

Ci hanno provato a fare un’esperienza di fraternità: «Ho visto che tutti ci siamo messi in gioco. Ognuno di noi andava verso l’altro, magari quello che non avrebbe mai scelto come amico. Il risultato? Siamo diventati fratelli».

Ma c’è una parola-chiave che ricorre spesso e si capisce che se c’è un segreto nel successo di questa esperienza è proprio racchiuso in quella parola: ascolto. Lo dicono loro: «Ho sempre trovato qualcuno pronto ad ascoltarmi, a fare silenzio ed accogliere il mio dolore. Questo mi ha guarito». «Mi sono sentito ascoltato con un interesse vero verso di me». «Riassumerei tutto in tre parole: ascolto, dialogo, comunione».

E ora? Come si fa a partire? «Se ognuno di noi portasse con sé anche solo un pezzetto di quello che abbiamo vissuto qui, il mondo sarebbe migliore». «Io non vorrei lasciare Loppiano, ma mi ha convinto una persona che mi ha detto: “Per rimanere qui, devi portare Loppiano con te”». «Qui ho sperimentato l’amore, la possibilità di essere tutti uno anche se siamo molto diversi. Questo dobbiamo portare nelle nostre comunità». «Vorrei che i miei figli nascessero e crescessero in un ambiente così». «Dai ragazzi! Sprizzate di gioia sempre!».

Per questo esiste Loppiano. 

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