Il 29 ottobre 2004 la chiesa di Loppiano veniva dedicata a Maria Madre di Dio. È poi diventata un santuario mariano e punto di riferimento per il territorio circostante e oltre.

 

Cosa potevano fare le maestranze delle imprese costruttrici, gli abitanti di Loppiano, i numerosi responsabili del Movimento dei Focolari presenti, i sindaci del Valdarno, il vescovo di Fiesole e il cardinale di Firenze davanti ad una pioggia torrenziale in quel 29 ottobre 2004, tutti riuniti per l’inaugurazione della chiesa? Nulla. Se non assistere al fatto che la violenza dei neri nuvoloni si placò al momento giusto per lasciar svolgere quella parte di riti religiosi all’esterno dell’edificio sacro. Molti pensarono ad un intervento del Cielo.

Da allora, la bellezza della costruzione, incastonata nel suggestivo paesaggio toscano, e la quiete circostante hanno attirato tanti visitatori discreti, saliti per una sosta di raccoglimento o per partecipare ad una messa. In questi ultimi mesi, nei fine settimana il santuario è sempre più frequentato da persone del Valdarno e oltre. Lo si sceglie anche per celebrare gli anniversari di matrimonio.

La chiesa fu dedicata a Maria Theotokos, parola greca che significa Madre di Dio. Il progetto fu elaborato dal Centro Ave Arte, guidato da Ave Cerquetti, che ideò l’opera. «Nell’ispirazione la chiesa – spiegò allora l’artista – si è subito stagliata come un piano inclinato che culmina in un campanile triangolare staccato: Maria, grande piano inclinato che porta a Dio-Trinità».

A Chiara Lubich stava a cuore che nella cittadella ci fosse un santuario dedicato a Maria, facendo così di Loppiano una “Città-Maria”. Ma con una priorità: «Costruiamo non con le pietre, ma con le persone, un santuario alla Madonna, camminando tutti per diventare una piccola Maria».

Questo spiega il motivo per cui la chiesa non fu costruita tra i primi edifici della cittadella. Il vescovo di Fiesole, mons. Luciano Giovannetti, nella cerimonia della dedicazione della chiesa, sottolineò che «a Loppiano, da 40 anni, si svolge intensamente una vita esemplare cristiana, dove Gesù in mezzo non è percepito solamente nella preghiera ma in tutti i momenti, in tutte le espressioni della vita».

Il vescovo aggiunse poi una frase impegnativa: «Ho il vivo desiderio che questa chiesa diventi un vero santuario mariano». Tre giorni dopo, il 1 novembre, festa di Tutti i Santi, arrivò il decreto che dichiarava al chiesa «Santuario mariano». Alla cerimonia di dedicazione portarono un saluto anche rappresentanti di Chiese ortodosse, anglicana, valdese e personalità del mondo buddista e mussulmano.

Una toccante cerimonia avvenne la mattina del 30 ottobre. Le spoglie di Renata Borlone furono traslate dal piccolo camposanto di San Vito, a Loppiano, all’interno della chiesa, vicino al grande tabernacolo. Renata Borlone era stata corresponsabile della cittadella per 23 anni, fino al 1990, quando morì a 60 anni. La Mariapoli di Loppiano prese allora il suo nome. Di Renata Borlone è in corso il processo diocesano di beatificazione. «Il suo corpo si trova ora in questa chiesa – scrisse Chiara Lubich –, rendendola così per noi non solo più sacra, ma anch’essa casa e scuola di comunione».

Share This