A Loppiano, un convegno sulla ricchezza spirituale e mistica della corresponsabile della cittadella dal 1967 al 1990, anno della morte. In corso il processo di beatificazione.

 

32 anni e non dimostrarli. Si prova qualcosa del genere ascoltando parlare di Renata Borlone. La sua morte risale al 27 febbraio 1990, ma la sua vita e il messaggio che trasmette risultano di sorprendente attualità. Ce ne siamo accorti anche durante il convegno che si è tenuto all’Auditorium di Loppiano domenica 13 febbraio. La vita di Renata Borlone è lineare e, al tempo stesso, straordinaria. A 19 anni, l’8 maggio 1949 incontra Graziella De Luca, una delle prime compagne di Chiara, che le parla della spiritualità dell’unità. Renata ne è colpita e matura la sua donazione a Dio, entrando in focolare.

Nel 1967 Chiara Lubich la incarica di essere la corresponsabile di Loppiano. «Eccomi!», risponde ancora una volta Renata alla richiesta della fondatrice. Resterà a Loppiano fino alla morte. Qui, in una crescente intimità con Dio, intensifica la sua donazione verso tutti. Un’esistenza, quella di Renata, con una chiara impronta mistico-spirituale. Da qui, il titolo dell’appuntamento di quest’anno – “Renata Borlone, icona di un carisma” – e un motto tratto da una sua frase densa di significato: «Sono nella tua voragine di luce».

Renata ha vissuto «una costante e profonda esperienza di Dio, che riversava su chiunque attraversasse la sua strada», ricorda in un passaggio Margaret Karram, la presidente dei Focolari, nel messaggio inviato per l’occasione. Anche lei ne ha beneficiato nei due anni di formazione (1981-1983) a Loppiano. E fa presente che era «una donna di una modernità straordinaria per la sua attenzione e azione verso le sfide, le crisi, le disperazioni più profonde del suo tempo». Anche Gioietta Casella, docente di Greco biblico alla Facoltà teologica dell’Italia centrale, sottolinea la modernità di questa donna, che, sperimentata in modo speciale la maternità di Chiara Lubich nei suoi confronti, si fa a sua volta “madre” di tante persone. Ricorda che «la malattia si manifestò in Renata sin dagli inizi degli anni Settanta» e che «su questa sofferenza è fiorita la sua esperienza mistica».

Convenio Renata

«Renata mi ha salvato nel periodo più doloroso, mi ha rigenerato alla fede», confida senza giri di parole il salesiano Stefano Mazzer, docente di Teologia sistematica alla Pontificia università salesiana di Torino. «Negli anni in cui prende avvio il suo cammino di una profonda, mistica intimità con Dio – analizza, introducendosi in punta di piedi nell’esperienza di Renata – inizia pure il cammino altrettanto esigente di dolore, un dolore tanto nascosto. Incomincia a bussare nel suo cuore il Silenzio di Dio». E aggiunge con certezza che «per lei non c’è più gioia se non quella degli altri, e il suo dolore è quello degli altri», che «tale dolore l’accompagnerà fino alla fine».

«Quella che Renata vive è un’estasi, una grazia di Dio», va giù dritto mons. Piero Coda, già preside dell’Istituto universitario Sophia e ora lì docente di Ontologia trinitaria. Rammenta le parole di Chiara Lubich alla morte di Renata: «Qui c’è qualcosa di mistico che non abbiamo ancora afferrato. Bisognerà studiarlo. Renata è come fosse entrata già in paradiso, è partita dalla terra come fosse già lì». Una tale esperienza è così lontana dalla vita di tutti noi, che Coda esprime una domanda collettiva: quale messaggio ci consegna Renata per questo nostro tempo? E tenta una risposta: «Si può essere nella voragine dell’amore di Dio se si è vuoti di sé, illuminati da Gesù Abbandonato. Occorre essere Lui nell’attimo presente della vita, ciascuno nel proprio piccolo, ma, se vissuto per amore, è voragine d’amore e di luce».

Al termine del convegno, il consigliere comunale Pasquale Marino, rappresentante del comune di Civitavecchia, ha donato una medaglia alla sindaca di Figline e Incisa Valdarno, Giulia Mugnai, proponendo una collaborazione tra le due municipalità e ricevendo piena disponibilità. Renata prosegue la sua silenziosa tessitura.

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