Nell’imminenza dell’anniversario della morte di Chiara Lubich, 14 marzo 2008, si è svolto a Firenze un convegno di alto profilo sul Vaticano Secondo e il carisma dell’unità. Inizio di un prezioso cammino di studio.

 

Ci sono novità, anche straordinarie, che sembrano acquisite da tempo. E certi dettagli rendono l’idea. Prendete, ad esempio, il convegno, promosso dall’Istituto universitario Sophia e dal Centro Chiara Lubich, appena tenutosi a Firenze l’11 e 12 marzo sul tema “Il Concilio Vaticano II e il carisma dell’unità di Chiara Lubich”. Uno scenario decisamente cattolico romano. Eppure erano presenti anche cristiani di varie denominazioni, fedeli di altre religioni, persone senza un riferimento con il trascendente, ma interessate alla fondatrice dei Focolari. Un secondo particolare, la sede: il primo giorno nella Facoltà teologica dell’Italia centrale, il secondo a Palazzo Vecchio, sede del Comune di Firenze. Religioso e civile non più contrapposti, secondo il pensiero della Lubich.

Il convegno si sarebbe dovuto tenere nel 2020, nel corso del centenario della nascita della fondatrice dei Focolari. La pandemia cancellò tutti gli appuntamenti. Il rinvio ha finito per valorizzare di più la ricchezza della riflessione e di vivere in modo degno il 14esimo anniversario della partenza di Chiara per il Cielo. «Niente di celebrativo – è stato chiarito in apertura dei lavori –. È solo la prima tappa di un cammino di approfondimento da portare avanti». E in effetti l’appuntamento, grazie alla varietà dei punti di vista di relatori e relatrici, ha aperto piste di studio sulle novità portate dalla Lubich nei due decenni che precedettero il Concilio.

Dicevamo delle novità divenute patrimonio comune. Poco più che ventenne, Chiara parla di un Dio che è Amore, della chiamata universale alla santità, della visione unitaria tra verginità, matrimonio e sacerdozio, della Chiesa come popolo di Dio, del ruolo fondamentale del laicato e dell’apporto tutto da scoprire e valorizzare della donna, dell’unità della famiglia umana, della centralità del Figlio in croce abbandonato dal Padre, dei dialoghi, anche con chi non crede in Dio, della consacrazione dei membri sposati. Nel convegno è stato ricordato che nel primo incontro in Vaticano di Chiara Lubich con mons. Montini (futuro Paolo VI), allora in Segreteria di Stato della Santa Sede, ebbe a dire che nel dono di Dio alla giovane trentina «c’era qualcosa capace di trasformare la situazione ecclesiale». Dirà più tardi il teologo Congar, figura di rilievo del Concilio: «Sulla base dei carismi recenti si è sviluppata una nuova ecclesiologia, un modello diverso rispetto ad una ecclesiologia piramidale e clericale».

Chiara Lubich, donna, laica, senza studi teologici, era animatrice e guida di un movimento non solo laicale, con la presenza di sacerdoti e religiosi. Un grande problema per l’allora Sant’Uffizio. Giovanni XXIII passò l’esame del caso Focolari alla Conferenza episcopale italiana, che maturò la proposta di scioglimento. Ma nel 1964, dopo oltre un decennio di studio, Paolo VI approvò il Movimento.

In questa storia, è altrettanto certo – come messo in luce nel convegno – che «non è possibile pensare l’incarnazione del carisma dell’unità e lo sviluppo dei Focolari se non in riferimento allo spirito del Concilio Vaticano II». La Lubich, infatti, seguì e visse con grande partecipazione tutte le sessioni del Concilio per coglierne la pienezza dell’evento dello Spirito e plasmare il Movimento.

Su YouTube le registrazioni video per seguire i lavori:

 

 

 

Foto del convegno “Il Concilio Vaticano II e il carisma dell’Unità di Chiara Lubich”

Firenze, 11 e 12 marzo 2022

© CSC Audiovisivi

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