L’accurato e innovativo lavoro sui vigneti di Loppiano ha prodotto i suoi effetti sui vini, da sempre biologici. Alcuni del 2021 sono già in commercio, con un buon successo del rosato frizzante Alma. Altri si stanno affinando in vasca e in bottiglia. E per i rossi l’enologo ha fatto una proposta ardita.

 

Sul tavolo una doppia fila di bottiglie aperte. Attorno, gli esperti della Fattoria di Loppiano, guidati dall’enologo. Il momento ha una sua solennità, quasi un rito. Quello dell’esame della qualità di ogni bianco e ogni rosso in produzione. In maggioranza, frutto dell’ultima vendemmia, ma alcuni vini sono del 2020. Come il Chianti docg (denominazione di origine controllata e garantita), approvato dal Consorzio del Chianti. Adesso è in corso l’imbottigliamento di altre 5 mila bottiglie (in totale, 13 mila), nelle quali il vino si affinerà ulteriormente e sarà in vendita ad agosto.

L’attesa però si concentra sui vini delle vendemmia 2021. L’enologo Massimo Motroni prende la bottiglia, pronuncia il nome del vino, lo versa nei calici protesi degli intenditori. Ognuno osserva il colore del vino, inspira il profumo prima di affidarsi al palato. Si incrociano gli sguardi, si accennano sorrisi di apprezzamento, trapela qualche mezza parola, ma tutto è sospeso in attesa del parere dell’enologo.

«Vini di ottima qualità – sentenzierà alla fine Motroni –, esprimono molto le caratteristiche di ogni vitigno». Gli altri approvano e apprezzano. L’enologo commenta: «Sono vini riservati e un po’ austeri, per cui vanno scoperti, perché non ostentano in modo immediato tutte le qualità». In precedenza, ogni singola degustazione era stata seguita da un accurato esame. Il bianco Eletto 2021 è già in commercio e più avanti sarà imbottigliata una nuova partita, per un totale di 4 mila bottiglie. La novità, Alma, rosato frizzante, sta avendo un buon successo di vendite. Il Magnificat, un bianco profumato per appassionati, ha potenzialità per durare nel tempo. Commenta l’enologo: «I bianchi vengono proprio bene. Quasi una vocazione per questa terra».

Vini di Loppiano

La qualità, si sa, è frutto di un lavoro appassionato e certosino. E inizia ad essere premiata la dedizione di questi ultimi due anni. Motroni precisa che la vendemmia è stata fatta a regola d’arte, che la conduzione dei vigneti ha rispettato i parametri da manuale, che sono stati adottati sistemi innovativi per la fertilizzazione organica a lenta cessione, che è stato utilizzato un lievito selezionato (non geneticamente modificato), che stimola i meccanismi di difesa delle piante, come un vaccino contro i funghi della vite e dei grappoli, che si è perciò ricorso ad un ridotto uso del rame, sotto i parametri dell’Unione europea. Tutto questo ha contribuito a produrre effettivi benefici sulla qualità del vino. In pari tempo, è stata piantata una nuova vigna pari ad un ettaro (in produzione tra due anni), mentre una vigna molto vecchia di due ettari sta per essere espiantata e sarà sostituita da nuove viti ad inizio 2023.

«Con la tradizione dei vigneti di Loppiano, i vini nascono biologici in vigna e poi in cantina si conserva quello che di buono c’era in natura». L’enologo è visibilmente soddisfatto. E nessuno pensi che sia l’effetto del vino. Tutti assaporano, ma nessuno deglutisce. Tanto più alle 10 del mattino. La qualità dei rossi suscita una proposta un po’ ardita. «Mantenerli in affinamento in vasca – scandisce Motroni –. Il Chianti lo imbottigliamo dopo 12 mesi, il resto dopo 18».

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