«Noi siamo polvere di stelle»

10 Mar 2023 | Notizie, Renata Borlone, Vita

L’astrofisico Marco Bersanelli, vincitore del Premio Renata Borlone 2023, ci accompagna in un viaggio alle origini dell’universo e della vita. «La fede? Io sono grato di trovarmi su questa frontiera con questo dono della fede che ho ricevuto e che mi ha sempre portato ad avere uno sguardo più attento al mondo».

 

«Si diventa astrofisico per una passione che uno si trova addosso fin da ragazzino», racconta Marco Bersanelli, professore di Astrofisica all’Università degli studi di Milano. Si trova a Loppiano perché è il vincitore del Premio “Renata Borlone donna in dialogo” 2023. Premio che viene conferito ai «cultori della ricerca scientifica quale riconoscimento onorifico per chi si è distinto in tale ambito e ne abbia espresso una sua valorizzazione umanistica». Manca poco alla cerimonia di premiazione ma il professore sembra non avere fretta e si racconta generosamente: «Fin da quando avevo 12, 13 anni, avevo una fortissima attrattiva per il cielo, per il mistero di quello che poteva esserci oltre quello che vedevo. Negli anni, questo si è radicato in un’indole predisposta alle scienze esatte, e così è diventata una strada: il liceo scientifico, la facoltà di Fisica, il dottorato e tutto il percorso che poi mi è capitato di vivere». Come, per esempio, partecipare alla missione Planck dell’Esa (Agenzia Spaziale Europea) che ha fotografato l’universo “giovane”, vecchio di appena 380.000 anni.

 

«Un’età che era lo 0,003 per cento dell’età attuale. È come se, guardando una persona adulta, uno potesse risalire a com’era quella persona dopo poche ore di vita – chiarisce Bersanelli –. Ed è stato possibile attraverso lo studio della luce fossile rilasciata nell’universo primordiale, che si è liberata nello spazio, appena è stato possibile».

E spiega: «Perché prima l’universo era talmente denso e talmente caldo da intrappolare la luce. A un certo momento l’universo si espande, la temperatura scende e si raffredda piano piano. Fino alla soglia in cui si sono formati gli atomi e i fotoni, che vuol dire la luce, che si possono propagare liberamente nello spazio. Ecco, noi abbiamo potuto realizzare un’immagine accurata e precisa di come era l’universo prima che nascessero le stelle, le galassie, tutta la complessità dell’universo in cui viviamo noi».

E la vita? «La vita è una possibilità dal punto di vista corporale, fisico che interseca in modo assolutamente fine l’intera storia dell’universo. Cioè, le condizioni di quell’universo “baby” in cui iniziavano a formarsi le prime stelle, le prime galassie, è finemente legata a come poi l’universo è fiorito nel tempo. Se quelle condizioni iniziali fossero state anche leggermente diverse, la storia, non solo del nostro sistema solare, ma dell’intero universo, sarebbe stata radicalmente diversa. La stessa materia di cui noi siamo fatti proviene da una storia che è la storia delle stelle. Noi siamo polvere di stelle. Cioè il carbonio e l’ossigeno e l’azoto e tutti gli elementi cruciali per la vita si sono forgiati nei nuclei stellari di generazioni di stelle che hanno preceduto la formazione del nostro sistema solare».

 


Si starebbe le ore ad ascoltarlo, incantati, tra vertigine e stupore. La scienza, la sua passione, ha messo in crisi la sua fede?

«Messo in crisi, devo dire no – risponde deciso –. Sentire la drammaticità, le domande non scontate, questo continuamente. Io sono grato di trovarmi in questa frontiera, e proprio con queste domande, con il dono della fede che ho ricevuto e che mi ha sempre portato ad avere uno sguardo più attento al mondo. E viceversa. Ad avere, come dire, una gratitudine, uno stupore per la grandezza di quello che è stato pensato per noi sempre più grande».

Cosa direbbe, oggi, il professor Bersanelli a quel Marco bambino attratto dal cielo? «Direi: segui la tua passione. Non mettere limiti alla grandezza delle domande che da quella passione nasceranno. Perché quella passione che inizialmente è profonda come intensità ma ancora acerba come ragioni, cresce nel tempo. Forse, grazie a quello che ho incontrato nella fede, la vita tende a diventare unita. Sempre di più. E questo direi a quel ragazzo: la vita è bella».

Share This